Bolsonaro in Brasile: un clone di Trump in salsa carioca?

Con l'investitura del neo presidente Bolsonaro in Brasile (il Trump brasiliano) celebrata con l’inizio del nuovo anno in pompa magna, con una scena militarizzata dalle massicce misure di sicurezza, è iniziato il nuovo corso del Brasile, il maggiore paese dell'America Latina.  Sulle aspettative i pareri sono discordi.

Risulta molto chiaro per il grande dispositivo di sicurezza messo in atto per l'investitura di Bolsonaro che in Brasile il governo avrà il massimo appoggio da parte del settore militare e questo è stato uno spettacolo mediatico che ha voluto impressionare le masse del paese carioca.

Jair Bolsonaro, militare della riserva e politico di lungo corso, si è dichiarato apertamente anticomunista e si è mosso per ottenere i consensi e l'appoggio della destra conservatrice, quella delle grandi imprese e dei grandi latifondisti, oltre a quella degli evangelisti e dei militari. Bolsonaro è un presidente che si dichiara contro la corruzione ma già nove ministri del suo governo hanno pendenze con la giustizia e il suo programma si caratterizza per l'applicazione di un modello economico ultra liberista. Il panorama che si presenta del Brasile è quello di un paese spaccato, in preda a una forte ondata di violenza, e anche polarizzato fra coloro che hanno eletto Bolsonaro per avere più ordine e sicurezza e quelli che oggi hanno molta paura di un governo che si prevede repressivo ed autoritario.

Le promesse che ha fatto il neo presidente sono: combattere la corruzione, restaurare la Patria liberandola dalla irresponsabilità economica, dalla criminalità e dalla sottomissione ideologica, valorizzare la famiglia, rispettare le religioni e la tradizione "giudaico cristiana" combattendo il gender e le altre forme di deviazione, liberalizzare l'economia… La prima riforma di Bolsonaro preannunciata è quella di ridurre la spesa pubblica e in particolare le pensioni oltre a propositi di ridurre la burocrazia e procedere a un massiccio piano di privatizzazioni che includono anche la Petrobas, la grande società petrolifera brasiliana (un grosso regalo al grande capitale transnazionale). 

Per quello che riguarda la posizione internazionale del Brasile, Bolsonaro sembra un clone di Trump in salsa brasiliana con i suoi propositi di trasferire l'ambasciata da Tel Aviv a Gerusalemme, di combattere contro i governi socialisti e antiamericani del continente latino-americano, quali Venezuela, Cuba e Nicaragua, allineandosi totalmente con le politiche di Washington ed anzi dando la disponibilità del Brasile per i progetti di rovesciamento di regime in questi paesi, a partire da quello di Caracas.  L'aspetto più preoccupante di Bolsonaro è la sua appartenenza religiosa ed ideologica alla setta degli evangelisti, la corrente pseudo cristiana eretica, fortemente ideologizzata dal sionismo.

Piuttosto evidente è la contraddizione tra i propositi di Bolsonaro di liberare il Brasile dai vincoli ideologici, dal retaggio del marxismo di sinistra e il suo presentarsi come un personaggio del tutto ideologizzato dalla concezione neoliberista e dalla dottrina evangelista/ sionista che predica sulla base di una visione messianica del destino dei popoli e della supremazia di Israele sugli altri popoli del Medio Oriente.  Un personaggio che impersona perfettamente il programma ideologico redatto dalla destra neoconservatrice americana di matrice neocon e sionista. Un programma già esposto ed esportato in Europa dall'ideologo statunitense Steve Bannon con il suo movimento (The Movement).

 Si aspetta di vedere quali saranno le prime mosse del neopresidente circa la politica interna e le decisioni di carattere economico ma, se la sua agenda rimane quella esposta nel corso della campagna presidenziale, per il Brasile si preannuncia una svolta antipopolare e fortemente autoritaria. 

L'elezione di Bolsonaro in Brasile in definitiva si prevede come un passo in avanti per  riportare il Brasile e gli altri paesi dell'America Latina alla disciplina del "patio trasero" (cortile interno) degli Stati Uniti.


0
0
0
s2smodern

Editoriale

 

Montecatini qualche giorno dopo

di Adriano Tilgher

Erano anni che non assistevo ad un convegno di così alto spessore come quello svoltosi sotto l’egida de Il Pensiero Forte il 19 e 20 u.s. a Montecatini. Tutto da seguire, tutto da vedere (a tal proposito gli interventi sono tutti caricati su YouTube sul nostro canale e sulla pagina Facebook).

In altre parti della pubblicazione ci sono articoli relativi a questo evento, ma a me preme svolgere alcune considerazioni ed offrire degli spunti.

Leggi tutto...

La Spina nel Fianco

 

Mal d'Africa

1983 su etichetta Emi Italiana esce l'LP di Franco Battiato "Orizzonti Perduti" nell'album una riscoperta del proprio territorio, e la pungente critica alla decadenza della cultura occidentale. Uno dei brani più suggestivi di quest'album è sicuramente "Mal d'Africa": «Sentivo parlare piano per non disturbare ed era come un mal d'Africa…» Nel brano il mal d'africa, è la struggente litania di ciò che l'occidente ha perso, il "male" d'Africa non è solo quello che le mafie etniche fanno nel nostro paese, ultimo in ordine di tempo il probabile traffico di organi su cui indaga l'F.B.I. a Castel Volturno, il mal d'africa è anche il male che il cosiddetto occidente ha perpetrato e continua a perpetrare nel continente africano.

Leggi tutto...

Questo sito si serve di cookies tecnici e di terze parti per fornire servizi. Utilizzando questo sito acconsenti all'uso dei cookies.