Il Piano dei neocon di Washington contro chi si oppone al dominio

La politica estera condotta da Washington in questi ultimi due anni, con le sue continue minacce, provocazioni contro la Russia, sanzioni verso un crescente numero di paesi, proclami di guerra contro l’Iran (visto quest’ultimo come il “male assoluto”), azioni di “false flag” come il caso Skripal montato dai vassalli britannici di Washington.

Gli USA dell’Amministrazione Trump stanno cercando di stringere il cerchio intorno ai paesi antagonisti del potere egemonico statunitense, la Russia, la Cina, l’Iran, quali principali potenze che possono ostacolare l’obiettivo di Washington di restaurare il potere egemonico unilaterale che esso persegue fin dagli anni ’90, dal momento della disgregazione dell’URSS.

Si tratta di un piano di lungo periodo che risale a quando gli strateghi neocon statunitensi concepirono il progetto del New American Century (PNAC) su cui lavorò un gruppo di esperti e che poi culminò nel documento ‘Rebuilding the american defense’, che era firmato da personaggi come Rumsfeld, Wolfowitz, Cheney e Douglas Feith, strateghi ed esperti che entrarono poi nell’Amministrazione di George W. Bush.

Il progetto culminò, dopo l’11 Settembre, considerata la nuova Pearl Harbour del XXI secolo, nelle “guerre al terrore” di Bush e Dick Cheney, ovvero quelle guerre che, con il pretesto di sconfiggere il terrorismo, in realtà erano destinate a destabilizzare i paesi considerati una minaccia per gli USA e stabilire il dominio americano nelle aree strategiche quale il Medio Oriente e l’Asia centrale.

L’obiettivo vero di queste guerre, allora come oggi, è quello di circondare e neutralizzare la Russia, l’Iran e la Cina, in particolare in quelle che sono le loro zone di influenza e di alto valore strategico.

L’Occidente, guidato dall’elite di potere di Washington, ha iniziato da allora e sta conducendo attualmente una guerra contro la Russia su diversi fronti: il fronte mediatico con l’implacabile propaganda russofoba e anti-Putin da parte degli MSM Anglo-Sionisti; il fronte dell’Est, armando ed equipaggiando i criminali di guerra di Kiev, che ha portato al massacro di almeno 10.000 abitanti del Donbass, la maggior parte dei quali civili, donne e bambini, e più di un milione di profughi rifugiati in Russia; operazioni sotto falsa bandiera (false flag) ispirate dalla CIA, come l’abbattimento del volo MH17 della Malaysian Air da parte dell’aviazione di Kiev, uccidendo 298 persone; il fronte economico con una selva di innumerevoli sanzioni economiche sempre rinnovate e rafforzate, nonostante queste danneggino più l’Europa che la Russia, inclusa una guerra valutaria, con una caduta calcolata del rublo, in combinazione con una fase iniziale di crollo artificiale dei prezzi del petrolio, ottenuto cospirando per la sovrapproduzione con i pupazzi sauditi: una azione programmata per mettere in difficoltà non solo la Russia, ma anche alle altre economie che rifiutano di piegarsi a Washington, come l’Iran e il Venezuela. A queste azioni si aggiunge l’intensificarsi della pressione della NATO.

Il culmine di queste azioni si è avuto con il ritiro, preannunciato da Trump, dal trattato INF che limitava i missili a medio raggio e che apre le porte ad una nuova corsa agli armamenti che prevede di fare dell’Europa il teatro di un prossimo conflitto bellico, nell’illusione dei neocon che una guerra venga combattuta al di fuori del territorio nordamericano.

Di fronte ad una tale offensiva, la Russia ha affrontato tutto questo con calma. Vladimir Putin si è dimostrato un eccellente giocatore di scacchi, in grado di spiazzare l’Occidente ad ogni mossa, anche se, a giudizio di alcuni analisti, ha commesso alcuni errori.

Il governo russo semplicemente non aveva compreso dall’inizio che Washington considera gli appelli russi alla diplomazia, alla legge, ai fatti, alle prove, come segni di estrema debolezza e mancanza di fiducia. Washington e i suoi stati fantoccio non hanno bisogno di fatti o di rispetto delle norme e dei trattati, loro comprendono esclusivamente il linguaggio della forza.

Questa sottovalutazione dell’avversario, a nostro avviso, ha portato Putin a cedere delle posizioni in Siria, come anche in Ucraina, che avrebbero potuto essere difese in modo intransigente dall’inizio, evitando di far avanzare gli USA ed i loro alleati.  Se la Russia avesse a sua volta minacciato di ritorsione immediata le forze della coalizione USA, qualora avessero attaccato l’esercito siriano, Washington si sarebbe astenuta dall’attaccare e dal far avanzare sue truppe nel nord della Siria e nella zona dell’Eufrate dove hanno costituito delle basi illegali e seguitano ad armare ed addestrare gruppi terroristi.

L’amaro risveglio dei russi deve essere stato al momento in cui le forze aeree israeliane hanno determinato l’abbattimento dell’aereo russo IL-22 con la morte di 15 aviatori russi. Allora Putin ha capito che il gioco di USA e Israele era quello dell’aggressione diretta e ne ha tratto le conseguenze. Allo stesso modo come il ritiro unilaterale del Presidente Trump dal trattato INF sugli euromissili e l’invio di armi sofisticate e contingenti militari NATO in Ucraina, questi sono stati interpretati da Mosca come segnali inequivocabili che gli Stati Uniti si stanno preparando ad una aggressione contro la Russia.

Da allora fervono i preparativi della Russia per la prossima guerra e Putin lo ha dichiarato esplicitamente.

Dimostrare al nemico che la Russia non si farà piegare, come nella sua Storia e tradizione, combatterà fino alla fine e, se si arriverà ad un conflitto nucleare, sarà una catastrofe mondiale dove, prima ancora della Russia, i nemici che provocheranno la guerra saranno inceneriti senza che se ne accorgano per tempo. “Noi andremo in paradiso ma loro saranno inceneriti”, parole molto chiare di Putin.


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