Quirinale, nessuna alternativa al Mattarella bis

Ormai è quasi certo: a Sergio Mattarella succederà Sergio Mattarella. Almeno fino al 2023, quando i cittadini italiani saranno chiamati nuovamente al voto. Mario Draghi non si candiderà e non avrà l’investitura popolare, per restare a Palazzo Chigi: a quel punto, per lui si schiuderanno le porte della Presidenza della Repubblica.

Questo, al momento, è lo scenario più plausibile: a febbraio del 2022, tra poco più di cinque mesi, si svolgeranno, infatti, le votazioni per eleggere il nuovo Capo dello Stato. Salvini e Meloni sarebbero molto felici di indirizzare il voto verso Mario Draghi, ma in quel caso bisognerebbe andare subito a nuove elezioni politiche, che vedrebbero, quasi certamente, la vittoria del centrodestra. Un’ipotesi che fa venire i brividi allo stesso Mattarella, oltre che ai vari Enrico Letta, Giuseppe Conte e compagnia, e che, dunque, tutti vogliono scongiurare. Così, i giornaloni sprecano paginate per spiegarci che, in questa fase, Mario Draghi non può lasciare la guida del Governo, che solo lui è in grado di gestire bene i soldi del Recovery Fund e via con le solite panzane.

La realtà è molto più banale: nessuno vuole, negli apparati dello Stato e nei potentati economici finanziari europei e mondiali, che il centrodestra di Salvini e Meloni vada a governare. Riteniamo i due leader del centrodestra tutt’altro che due geni, è noto, ma certamente sono molto più liberi e più vicini al popolo di personaggi come Draghi, Franco, Colao, Speranza e via discorrendo. Dunque, non possono essere loro a guidare il Paese: serve qualcuno che risponda ai vari centri di potere e si assoggetti, senza se e senza ma, ai diktat di Washington, Parigi e Berlino.

In poche parole, per il 2022, ormai alle porte, non ci sono alternative al bis di Sergio Mattarella. Nel 2023, si vedrà. Perché due anni sono tanti e allora il centrodestra potrebbe anche non essere più maggioranza tra gli italiani. Magari si potrebbe ripresentare una situazione  simile a quella del 2018, con un Parlamento frammentato e incapace di esprimere una chiara maggioranza. In quel caso, proprio il ruolo del presidente della Repubblica tornerebbe a essere fondamentale. Ed è inutile dire che, in una situazione di quel tipo, per Mattarella sarebbe fin troppo facile tirare fuori dal cilindro l’ennesimo premier “tecnico”, che, manco a dirlo, sarebbe quasi certamente “il migliore”, Mario Draghi.
Comunque vada, insomma, molto difficilmente ci libereremo di Mattarella e Draghi. Il primo ce lo sorbiremo quasi certamente fino al 2023, mentre l’altro almeno fino al 2023 sarà alla guida del Governo e, poi, al Quirinale. Se, poi, il voto degli italiani alle elezioni produrrà l’ennesimo pareggio In Parlamento, rischiamo di tenerceli tutti e due fino al 2028. Peggio di così…


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