Reset di genere

Il IV Novembre 2020 la Camera dei deputati approvava il ddl Zan, paternità all’attivista LGBT ma in realtà un cocktail di “pensate” convergenti ora planato al Senato, un disegno di legge partorito dalla sinistra chic-lib-dem in sella ai suoi desideri confusi con i diritti, è il giudizio del comunista Marco Rizzo assai più incisivo dei chierici vaticani con l’incenso arcobaleno. Il testo introduce “Misure di prevenzione e contrasto della discriminazione e della violenza per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere e sulla disabilità”, già l’art. 3, primo comma della Costituzione stabilisce il principio di pari dignità sociale e di uguaglianza di tutti i cittadini difronte alla legge, quindi? La porta che si vuole aprire col ddl è quella del reset dell’identità sessuale e dell’azzeramento di genere, un caposaldo della teoria del gender. In concreto  il ddl Zan ridefinisce la sessualità nei suoi aspetti non più binari, l’essere uomo o donna non sta nella gabbia biologica di concepimento e nascita ma nell’accettazione o meno della propria identità sessuale, la sessualità è quella vissuta, percepita, desiderata anche al momento senza barriere di clichés obsoleti in una società fluida.

E’ sufficiente i proposito leggere con attenzione l’art. 1 per capire il fine del ddl:

Art. 1. (Definizioni)

  1. Ai fini della presente legge:
  2. a) per sesso si intende il sesso biologico o anagrafico;
  3. b) per genere si intende qualunque manifestazione esteriore di una persona che sia conforme o contrastante con le aspettative sociali connesse al sesso;
  4. c) per orientamento sessuale si intende l’attrazione sessuale o affettiva nei confronti di persone di sesso opposto, dello stesso sesso, o di entrambi i sessi;
  5. d) per identità di genere si intende l’identificazione percepita e manifestata di sé in relazione al genere, anche se non corrispondente al sesso, indipendentemente dall’aver concluso un percorso di transizione.

Lesbian,Gay, Bisexual, Transgender, LGBT cui aggiungere Queer (eccentrico) ultima avanguardia, in direzione politica, dell’arcobaleno, l’eterosessualità verrà ghettizzata nel medioevo codino della società permeata dai valori della Tradizione. E proprio qui i cervi dovrebbero incrociare le corna nel darsi battaglia, progressisti contro identitari, ma i secondi balbettano impauriti, traccheggiano, fanno ostruzione ma nella sostanza la loro è una barriera di cristallo e i primi vogliono vincere, ricorrendo anche al digrignar dei denti con l’inasprimento forte delle pene per intimorire chi cavalchi tesi apertamente contrarie all’azzeramento dei sessi. Dice il testo all’art. 4:

Ai fini della presente legge, sono fatte salve la libera espressione di convincimenti od opinioni nonché le condotte legittime riconducibili al pluralismo delle idee o alla libertà delle scelte, purché non idonee a determinare il concreto pericolo del compimento di atti discriminatori o violenti.

In concreto l’essere contro il credo LGBTQ manifestandolo su tutti i tavoli, dalla cellula familiare all’educazione scolastica, dalla morale religiosa al pensiero sociale, scientifico, filosofico, politico, dire no apertamente, con decisione,  equivale a discriminare pertanto è perseguibile per legge.

Quale docente infatti oserà contraddire con argomentazioni la fluidità delle scelte sessuali senza incorrere in denunce e gogna da parte di studenti e familiari, quale famiglia naturale oserà formare i figli sull’orientamento sessuale, quale prete difenderà l’identità biologica dei sessi che trova fusione nel matrimonio uomo-donna, chi avrà il coraggio di obiettare sulle scelte sessuali senza pagarne il fio, tra i banchi scolastici già siedono i figli del mercato, utero affittato, seme acquistato, figli dell’artificio  per dare genitorialità a coppie omosessuali.

Si apre un mercato di semi selezionati (come per le vacche) e di uteri da scegliere con l’unica febbre di possedere un figlio/a che, ricordiamolo, non è un diritto “una pratica nazista, degna del dottor Mengele […] La voglia di avere un figlio è un desiderio: e i desideri non sono diritti. Specialmente quando consistono nello strappare figli alle madri povere del terzo mondo, per essere venduti su un catalogo, come fossero una merce” afferma sempre Rizzo in un’intervista con una chiarezza di opinione invisibile invece nell’area del centrodestra, tutta compresa dal taglio del coprifuoco e dall’annoso problema dei migranti.

La biscia del pensiero unico s’è infilata ovunque, striscia dalle lenzuola alle protesi smartphone incuneandosi nelle teste ormai svuotate di vecchie e nuove generazioni fagocitate dai media del bit- capitalismo, un mondo spugna strizzato da pochissimi eletti, il risultato è il nulla globale, la liquida perfezione.

Il cristianesimo è depresso, l’arcangelo Gabriele se n’è volato via lasciandoci il drago che quatto, quatto è entrato nelle chiese (tutte), parroci progressisti benedicono le coppie omosessuali prologo di future celebrazioni nuziali, omino con omino e donna con donna sulle torte di panna, gli etero saranno confinati nel castello gotico de Il bacio di Francesco Hayez.

In sintesi il sesso è relativo, ciò che scegliamo per Disforia di genere (definizione dell’Oms), un nodo da sciogliere della psiche non una verità biologica ma un’identità cangiante, fluida., che in alcuni individui può condurre ad un percorso che comporti anche la chirurgia falloplastica o vaginoplastica cambiando M con F o viceversa all’anagrafe, più comodo scegliere  un’identificazione liquida, pluriesperienziale, percepita in situazioni diverse colte di volta in volta.

“E’ maschio o femmina” domanda di rito alle gestanti, “sarà quel che vorrà”.

Via libera al neoliberismo delle zone erogene, capitalismo della chirurgia plastica, di semi e uteri da comprare (previa selezione) e affittare, di abiti bisex da vendere a ciascuno come smalti, trucchi, creme, mascara, profumi….allo zolfo. Non ti allinei e gridi pubblicamente NO! Vai in galera, è questa la rivoluzione della sinistra italiana.


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Editoriale

 

Il cappio al collo

Di Adriano Tilgher

Un vero cappio quello che il “salvatore dell’Italia”, Mario Draghi, ci sta mettendo al collo con le linee guida per l’utilizzo degli oltre 200 miliardi che stanno arrivando dalla UE. Questi soldi, non solo indebiteranno le nostre future generazioni, ma sono vincolati sia nell’utilizzo, che alle riforme da attuare. Utilizzo e riforme potentemente condizionati dalla volontà dei tecnocrati di Bruxelles. Su queste basi si muovono sia la riforma Cartabia della giustizia, in parte inutile perché non tocca temi fondamentali, quali la separazione delle carriere ed altro, in parte dannosa, perché restringe i margini del giusto processo, sia la legge Zan, una legge che discrimina, penalizza, diventa fonte di odio.

 

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La Spina nel Fianco

 

Carlo Vichi - imprenditore, genio e galantuomo

“Il futuro non è più quello di una volta” (Paul Valery)

21 ottobre 1422 con la morte di Carlo VI di Francia detto "Il folle" viene pronunciata per la prima volta una locuzione universalmente riconosciuta, utilizzata per annunciare la morte di un sovrano e contemporaneamente annunciarne un successore. «Le Roi est mort, vive le Roi!», (Il Re è morto, lunga vita al Re!). Il 2 giugno 1992, nel porto di Civitavecchia il panfilo personale della Regina Elisabetta, Il Royal Yacht “Britannia”, era in attesa di imbarcare importanti ospiti per una minicrociera verso l’isola del Giglio. Su quel panfilo, fu decisa la privatizzazione dell’Italia e la progressiva distruzione dell'imprenditoria Nazionale. A bordo, oltre a finanzieri banchieri e dirigenti di multinazionali, un noto comico italiano, che pochi anni dopo fonderà un partito Politico con l'intento di intercettare un’eventuale dissenso a questa strategia. Ad introdurre il consesso, l'allora direttore generale del Tesoro Mario Draghi. Fu lui ad aprire i lavori, con una relazione introduttiva sui costi e i vantaggi delle privatizzazioni. La piccola e media impresa Nazionale deve essere aiutata nelle pratiche di fallimento, e svenduta sul mercato internazionale. Il nostro paese ha dato natali ad imprenditori visionari e spesso controcorrente, fra i tanti pensiamo ad Adriano Olivetti o Gaetano Marzotto, uomini semplici, "Self-made man", come canonizzato dalla cultura Statunitense. Uno degli ultimi eroi dell'imprenditoria Italiana, un bastian contrario, come piace a noi, si è spento nella sua città adottiva Milano circa un mese fa, il 20 settembre 2021, all’età di 98 anni, Carlo Vichi, leader indiscusso delle Tv a tubo catodico, che con la sua M.I.V.A.R. negli anni 80 e 90, entrò praticamente in tutte le case degli italiani, offrendo un prodotto economico ed allo stesso tempo tecnologicamente all'avanguardia.

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