La svolta del Governo Draghi: dalla finta democrazia alla tecnocrazia finanziaria

Quando la politica diventa farsa può accadere di tutto, dalle finte ed improvvise conversioni alla esaltazione dei “salvatori della Patria” (improbabili), oltre al coro “osannatorio” di tutti i presentatori, degli spettatori non paganti ma pagati che popolano gli schermi delle TV con il codazzo di tuttologhi alla Mughini, sempre pronti ad incensare il personaggio di potere di turno.

Nello spettacolo si assiste al fenomeno dei finti sovranisti anti-euro e populisti anti sistema che, folgorati sulla via di Bruxelles, nel giro di 72 ore diventano sostenitori dell’eurocrazia e del potere tecnocratico e bancario con il plauso delle varie Palombelli, Gruber, Formigli e compagnia cantante.

Poteva sembrare una commedia estemporanea e invece tutto è realtà ed è avvenuto in un paese commissariato dai poteri forti mentre lo sbocco della crisi mostra la farsa di queste forze politiche di sinistra come di destra che si auto affogano nel “draghismo”, ovvero nel sostegno entusiasta al super banchiere della BCE, Mario Draghi.

L’arrivo del super tecnico, chiamato formalmente quale premier incaricato dall’autorevole Presidente Mattarella, mette fuori gioco qualsiasi possibilità di andare alle elezioni e dare voce ai cittadini. In questo modo anche la finta veste di democrazia viene strappata del tutto e appare quella che è la realtà: quella di un regime tecno finanziario pronto a prendere decisioni ormai improcrastinabilikkkkk, antipopolari e difficili in nome dell’emergenza.

Con Mario Draghi incaricato assisteremo al trionfo del peggiore neo liberismo finanziario che ritorna nell’Italia post pandemia osannato da tutta la stampa, dai media, dalle tv e dai partiti come “salvatore” del paese.

Ogni finzione di democrazia viene meno e scompare anche l’inganno dei partiti di finta opposizione mentre si scopre la vittoria del Partito Unico, quello dei mercati e della finanza.

Vengono premiati con un ministero per la loro sottomissione al super-banchiere i nomi “più prestigiosi” della partitocrazia italiana, dai Brunetta alla Carfagna, dalla Gelmini a Luigi Di Maio, dallo Speranza a Franceschini, dal leghista Giorgetti al Garavaglia. Questo mentre i super tecnici di fiducia del Draghi sono collocati nei posti chiave dei dicasteri economici.

Non è un caso che i mercati festeggiano e favoriscono la svolta in corso con il drastico abbassamento dello spread e la risalita della borsa, in attesa di quelle misure “lacrime e sangue” che Draghi non esiterà a prendere nell’interesse del capitale nord europeo di Germania/ Olanda che aspettava di mettere sotto il torchio l’Italia sprecona, imponendo il controllo della spesa per il mitico “Recovery Fund” e per il bilancio dello stato. Possiamo definire questo il “commissariamento” gioioso” di un paese ormai stanco e logorato dal clima di aspettativa e di paura che tutti i media hanno contribuito a diffondere per creare l’attesa. L’attesa del “salvatore” e lui è finalmente attivato, incarnato nella persona di Mario Draghi.

Naturalmente gli italiani devono aspettarsi una operazione di salvezza del paese da parte di Draghi ma senza illudersi che la salvezza non abbia i suoi costi da pagare. Arriveranno i soldi dall’Europa certo, ma sarà essenzialmente un prestito che ipotecherà l’Italia e servirà per le azioni che il governo della tecno-finanza aveva in mente da tempo.

Saranno quelle riforme che piacciono tanto a Bruxelles ed ai mercati, spesa pubblica, pensioni, lavoro, dalla maggiore efficienza amministrativa al prelievo di tasse a scapito del risparmio degli italiani (casa e conti bancari), dalla informatizzazione alla abolizione del contante, al controllo sociale esteso, alla svendita del patrimonio nazionale (di cui Draghi è un esperto) e tutti i provvedimenti conseguenti. Allora quella che viene spacciata come una operazione di salvataggio si rivelerà una corda per impiccarsi.

Tranquilli però: fino a che c’è vita, c’è speranza ed uno con quel nome rimane inamovibile al dicastero della Sanità.


0
0
0
s2smodern

Editoriale

 

L'Italia a pezzi

di Adriano Tilgher

Sì, l’Italia se la stanno comprando a pezzi. Le dissennate e folli svendite dei pezzi nobili della nostra forza industriale, già privatizzate, in massa, e passate in mani straniere, continuano. Ora tocca a quel poco che ci è rimasto e che gode, ancora, di notevole prestigio. Parlo della Oto Melara e della TIM (o Telecom che dir si voglia).

Leggi tutto...

La Spina nel Fianco

 

Sesso, vax e rock 'n' roll

1943 Winston Churchill pronuncia la frase: «We shall continue to operate on the Italian donkey at both ends, with a carrot and with a stick»". Dopo anni di carteggi con il Duce, che gli 007 al servizio segreto di sua maestà, faranno scomparire, l'Italia è divenuta un "Mulo" da soggiogare con punizioni o lusinghe. Mussolini nel 1945 riprende tema e locuzioni, in una serie di articoli sul Corriere della sera, facendo circolare anche nel nostro paese la massima: "Usare il bastone e la carota", (ricorrere alternativamente alle buone o alle cattive maniere per ottenere un fine), come si usa fare con gli asini che un po' vengono allettati con una promessa e un po' vengono presi a bastonate.

Leggi tutto...

Questo sito si serve di cookies tecnici e di terze parti per fornire servizi. Utilizzando questo sito acconsenti all'uso dei cookies.