Il Covid, il caos e il prezioso vaccino

Facciamo una premessa: non siamo tra i tanti negazionisti, tra quelli che dicono sicuri “Coviddi non ce n’è”, anche perché, come molti italiani, abbiamo avuto e abbiamo parenti e amici colpiti dal virus. E qualcuno non ce l’ha fatta a superare la malattia. Riteniamo, però, che in tutta la vicenda che riguarda la pandemia ci siano molte, troppe cose che non quadrano e che vadano in un’unica direzione: acquistare centinaia di milioni di dosi del vaccino, appena ci sarà, arricchendo non solo le case farmaceutiche, ma anche politici, dirigenti e funzionari pubblici, che governeranno questa operazione.

La pandemia, insomma, c’è, è reale, ma più di qualcuno la sta usando, perché ha fiutato l’affare: dopo aver seminato il terrore, dopo aver dimostrato che le strutture sanitarie italiane non sono in grado di far fronte a tutti i casi di Covid-19, questi signori, che dovrebbero fare l’interesse pubblico e che, invece, pensano solo a gonfiare i loro conti correnti, ci hanno spiegato che l’unica vera arma contro il virus è il vaccino, prenotandone già milioni di dosi.

Bene, noi non siamo medici, non siamo virologi e, dunque, possiamo anche prendere per buone queste affermazioni. Qualcuno, però, dovrà spiegarci perché, uno a uno, sono spariti dai giornali e dalle tv, tutti coloro che, da marzo a oggi, hanno combattuto con successo il Covid con metodi invisi alle case farmaceutiche e ai professoroni da salotto. È emblematico il caso dell’ospedale Poma di Mantova, dove il primario di Pneumologia, De Donno, e quello di Immunoematologia e Medicina trasfusionale, Franchini, hanno ottenuto grandi successi col plasma, e di cui oggi nessuno parla più.
Oggi tutti ci spiegano che non sì può fare a meno del vaccino e, probabilmente, con un prodotto testato e sicuro le cose miglioreranno davvero. Ma il punto è proprio questo: vogliono farci “digerire” un vaccino che arriverà in tempi molto più rapidi del previsto e che, dunque, secondo quanto dicono importanti scienziati, non avrà i necessari requisiti di sicurezza. Andrea Crisanti, il virologo che in primavera ha contribuito a gestire nel migliore dei modi l’emergenza in Veneto, ha dichiarato, ad esempio, che lui, se arriverà il vaccino a gennaio, non se lo inietterà, a meno che non siano pubblicate tutte le evidenze scientifiche dei test, che, a suo giudizio, non possono esserci, in tempi così rapidi.
Ecco, Crisanti non è un no-vax, un invasato grillino alla Morra, tanto per intenderci: è uno scienziato, strenuo difensore dell’importanza della vaccinazione, ma anche una persona molto rigorosa, secondo la quale non si possono prendere scorciatoie, come stanno facendo, invece, le case farmaceutiche, che annunciano di avere in mano il vaccino. Ovviamente, Crisanti è stato letteralmente massacrato dai politici, dai consulenti del Governo, dai medici che fanno parte di tutti gli organismi a libro paga delle case farmaceutiche e, manco a dirlo, da giornali e tv, che lo hanno dipinto come un pericoloso eversore, una specie di terrorista.

Nessuno si è preso la briga, però, di analizzare ciò che ha detto Crisanti, magari facendo una bella inchiesta giornalistica su come vengono realizzati questi vaccini, se tutte le procedure vengono rispettate e se, quando saranno in commercio, combatteranno davvero il Covid-19 e non creeranno danni collaterali, come, purtroppo, è avvenuto spesso in passato. No, per chiudere la questione-Crisanti, i giornaloni e le tv di regime ci hanno fatto ascoltare la voce di uno “scienziato” come Locatelli, il pediatra che presiede il Consiglio superiore di Sanità, uno dei più convinti difensori dell’annunciato prossimo vaccino, che ha bollato come “irresponsabili” le parole di Crisanti. E il discorso si è chiuso qui.

In buona sostanza, il caos negli ospedali, i risultati che ci annunciano la positività al virus, anche se il tampone non lo abbiamo mai fatto (è successo a Roma), i bollettini giornalieri con 7/800 morti al giorno di Covid-19, saranno soltanto brutti ricordi, appena arriverà il tanto agognato vaccino-lampo. Nella speranza che, tra una decina di anni, se non prima, i milioni di vaccinati, non debbano curare altre patologie, causate dalla fretta di iniettare questo liquido. Prezioso per i malati, ma, temiamo, soprattutto per chi lo venderà e per chi ne autorizzerà la distribuzione.


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