Il Governo degli incapaci colto di sorpresa dalle rivolte popolari

L'improvvisa e giustificata insurrezione di grande parte della popolazione italiana contro i decreti del governo Conte/Speranza lascia il Governo di Conte e soci nella confusione.

Lo scollamento dalla realtà di Conte, Speranza, Di Maio, Zingaretti è divenuto evidente in occasione di questa rivolta; i signori del Palazzo pensavano che proclamare vuote promesse di "aiuti e ristori" fosse sufficiente per tacitare le masse di lavoratori. Un imperdonabile errore di sottovalutazione.

La realtà prende il sopravvento e le folle che sfilano davanti ai palazzi della Regione o delle Prefetture a Napoli come a Milano, a Roma, a Torino o a Catania, suscitano irritazione e paura. Paura che la situazione possa scappare di mano.

Nella maggior parte dei casi la folla dignitosa e composta ha dato dimostrazione che non si tratta di una massa di delinquenti, anarchici e negazionisti, come i media hanno cercato di dipingere inizialmente gli autori delle proteste, ma di gente normale, ristoratori, baristi, partite IVA, dipendenti di palestre, teatri e circoli sportivi, messi sul lastrico dai DPCM illegali di Conte.

Nell'assenza di un potere di vigilanza mai esercitato dalle massime Istituzioni e dalla magistratura, si risveglia la piazza, quella dei cittadini che contestano l'ingiustizia di bloccare intere categorie per nascondere l'incapacità del governo a fronteggiare la pandemia.

Gli assembramenti in piazza di folle in protesta smentiscono la teoria governativa dell'evitare gli affollamenti nei bar e la ressa della "movida". Il "distanziamento sociale", proclamato come necessità da Speranza e dai soloni pseudo scienziati, a libro paga del governo, viene attuato non fra i cittadini ma fra il Governo e i cittadini.

La chiusura di locali pubblici di ristorazione, bar, trattorie, pizzerie, gelaterie dalle ore 18 fino alle 5 del mattino, è una mossa senza criterio di cui presto dovranno rispondere per le conseguenze che determinerà.

In realtà, tutte le misure del governo vengono contestate da una gran parte degli scienziati che indicano inconsistente la teoria del "contagiato/ammalato" su cui si basa la manipolazione delle statistiche ufficiali.

Certamente la pandemia esiste, ma i dati ufficiali sono contestati da vari esperti epidemiologi, come il prof. Giulio Tarro, allievo di Sabin, il dr. Bassetti di Genova, il fondatore dell’Istituto Italiano di Virologia, Giorgio Palù, professore ordinario di Microbiologia e Virologia all’Università di Padova e tanti altri.

Inoltre molti specialisti contestano l’affidabilità dei test fatti con il tampone (PCR). Si potrebbero citare numerosi specialisti internazionali che sostengono tesi del tutto difformi da quelle del comitato tecnico del governo Conte.

In conclusione, non c’è alcuna “verità scientifica” unica e condivisa nel mondo della virologia sulla letalità e pericolosità della pandemia.

Di fatto, con l’ultimo DPCM del governo Conte, si concretizza quella una dittatura sanitaria imposta, mediante un totalitarismo della vigilanza e di stato di polizia, sulla base di un dogmatismo scientista privo di basi scientifiche serie e non condivise da una parte importante di autorevoli scienziati e virologi.

C’è da chiederci perché Conte adotta questi provvedimenti privi di legittimità costituzionale, calpestando il diritto al lavoro ed alla libertà? A quali interessi risponde il governo? Qual è il vero ruolo di Big Pharma, le multinazionali dei farmaci? A chi giova l’affossamento dell’economia italiana?

Non è un caso che chiunque dissenta venga etichettato come “negazionista” specialmente quando si accenna ai giganteschi interessi sottostanti.

I progressisti del globalismo e dell’austerità sanitaria, PD e 5 Stelle in testa, vigilano per difendere l’ordine costituito (le loro poltrone di potere), hanno dalla loro parte i media, le TV e la grande stampa asservita, contano sullo stato di polizia e di sorveglianza generalizzata.

Devono però stare attenti perché stanno commettendo un’operazione criminale contro il popolo italiano di cui dovranno rispondere.

 


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Editoriale

 

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