Centrodestra, è ora di cercare un vero leader

Chi si aspettava un ribaltone dal voto per le Regionali è rimasto profondamente deluso: Conte, Zingaretti, Di Maio, Renzi e compagnia ce li dovremo sorbire fino al 2023. Poi si vedrà.

Se l’esito del referendum sul taglio dei parlamentari, infatti, era praticamente scontato, il vero banco di prova erano le elezioni per rinnovare i presidenti di Toscana, Veneto, Liguria, Puglia, Campania, e Marche, oltre alla Valle d’Aosta, che fa storia a sé. Matteo Salvini aveva dichiarato, a più riprese, di puntare addirittura al 6-0, vincendo anche in Toscana e Puglia. Le cose sono andate molto diversamente: rispetto alle precedenti consultazioni, il centrodestra è riuscito a ribaltare soltanto le Marche, con una vittoria comunque importante, in una Regione governata da venticinque anni dalle sinistre.

Puglia e Toscana, però, sono rimaste saldamente nelle mani dell’accozzaglia giallorossa, con i 5Stelle ormai ridotti all’irrilevanza. Risultato: dalle urne esce rafforzato il solo Zingaretti, oltre ai governatori confermati, mentre Salvini e i grillini sono i veri sconfitti. Nel Movimento 5Stelle, non a caso, è già scoppiata una guerra fratricida, un “tutti contro tutti”, che certamente, nei prossimi mesi, ci riserverà colpi di scena.

L’auspicio, adesso, è che anche nel centrodestra si avvii una riflessione seria, perché va constatato che Salvini, oggi, non è più un leader adeguato, per riportare al Paese un governo di centrodestra. Dall’estate 2019 in poi, il Matteo leghista non ne ha più azzeccata una: prima si è inventato la crisi che, in breve, ha prodotto il ribaltone, mandando a casa lui e la Lega e regalando a Renzi e Zingaretti la possibilità di tornare al governo. Poi, ha continuato a battere su temi triti e ritriti, come l’immigrazione, ma non è stato in grado di raccogliere il malcontento di intere categorie produttive, massacrate dal blocco delle attività, dovuto all’emergenza sanitaria. La dimostrazione sta proprio nel voto di Puglia e Toscana: passi per l’eternamente rossa terra di Dante, dove oggettivamente l’impresa era difficilissima, ma in Puglia il centrodestra poteva e doveva fare di più. Se non c’è riuscito, il problema sta proprio nella mancanza di un leader vero, com’era, a suo tempo, Berlusconi, pur con tutti i suoi difetti.

La popolarità di Matteo Salvini, questa è la lezione che arriva dal voto di domenica e lunedì scorsi, è in deciso calo. E certo non si può pensare a Giorgia Meloni come alla futura leader di tutto lo schieramento che si contrappone alle sinistre: i suoi limiti sono noti ed evidenti, malgrado lei, i suoi “tutori”, Fabio Rampelli in primis, e una stampa compiacente la indichino come la nuova stella della destra. La Meloni, piuttosto, sarebbe un’ottima candidata al Campidoglio o alla Regione Lazio: sul proscenio nazionale, per tutta una serie di motivi, rischierebbe di rimediare soltanto brutte figure.

Ecco, dunque, che l’obiettivo si sposta necessariamente sugli uomini del centrodestra che hanno dimostrato di saper governare, a partire da Luca Zaia, riconfermato in Veneto, con oltre il 70 per cento dei consensi. O da quel Giancarlo Giorgetti, che, ai tempi del governo gialloverde, teneva insieme Di Maio e Salvini, lavorando per cucire e non per strappare. O da altri che emergeranno e che dovranno dimostrare, sul campo, di saper lavorare bene, nell’interesse della comunità. Ma un cambiamento è necessario.

Da qui, il centrodestra deve ripartire. Mettere in discussione la leadership di Salvini o Meloni non è lesa maestà: è un atto doveroso, se davvero si vuole arrivare al 2023 con qualche speranza di far tornare Giuseppe Conte al suo lavoro di professore e Nicola Zingaretti ad accompagnare il fratello sul set del commissario Montalbano. In caso contrario, rassegniamoci ad altri lunghi anni di governi sinistri, inutili e dannosi per il Paese.


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