Cialtroni con la penna e toghe

Da decenni ci danno lezioni, dall’alto della loro supposta superiorità morale, si chiamino Spataro, Cascini, Davigo, Di Matteo o Palamara. E c’è chi, da decenni, è sempre pronto a rilanciare a mezzo stampa le loro lezioni, attaccando quei politici che osano opporsi allo strapotere giudiziario: da Travaglio a Scanzi, passando per Padellaro, Milella, Buccini e ci scusino gli altri giornalisti non citati, comunque proni ai magistrati, perché la lista sarebbe troppo lunga. Poi, un bel giorno, succede qualcosa: questi magistrati di primissimo piano, esempi di correttezza e di rettitudine morale, si scannano per banali motivi di potere e saltano fuori intercettazioni che, in un primo momento, i giornaloni di regime cercano di nascondere. Ma la marea monta e qualche cronista indipendente pubblica le chat dello scandalo: tutti, dopo poco, sono costretti a renderle note.

Il panorama che emerge è quello di una Giustizia in mano a bande in lotta tra loro, di magistrati che individuano nemici tra i politici e studiano come annientarli. “Salvini ha ragione - scrive Palamara sulla chat con altri magistrati, in riferimento alla vicenda della nave Diciotti - ma ora occorre attaccarlo”. Insomma, quello che denunciavano, da tempo, personaggi perseguitati dalla magistratura, Berlusconi in primis, è diventato palese: alcuni magistrati politicizzati decidono chi e quando attaccare e lo fanno con feroce determinazione. E adesso che il bubbone è scoppiato, i Travaglio e compagnia fanno i vaghi e parlano d’altro, come se nulla fosse.

Peccato che, ormai, non si possa più far finta di niente. Già lo scontro tra il ministro Bonafede (quello che ha lasciato che i boss mafiosi fossero scarcerati) e il pm Di Matteo, icona di Travaglio e dei professionisti dell’antimafia, aveva messo in seria difficoltà i manettari, ma lo scandalo Palamara rischia addirittura di seppellirli, insieme ai loro amici togati, finiti quasi tutti nell’occhio del ciclone.
Sì, perché adesso sappiamo che alcuni di questi signori, con la toga e con la penna, non sono migliori dei politici che accusano. Anzi, le prove ci dicono che sono proprio loro il marcio della nostra società. E il Presidente della Repubblica, che non può certo intervenire sulla deriva penosa della stampa, ha il dovere di azzerare immediatamente il Consiglio Superiore della Magistratura: sarebbe il minimo, visti i fatti, ma comunque un segnale forte, per restituire speranza a quei cittadini che, forse ingenuamente, si augurano ancora che possa esistere una Giustizia giusta.


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