25 aprile: l’antifascismo partigiano più forte del Covid19

Niente funerali, niente passeggiate con i bambini piccoli, niente spesa in più di uno. Niente di niente, tutto vietato, pur di scongiurare assembramenti e capannelli, che potrebbero essere la causa di nuovi focolai del micidiale (micidiale?) coronavirus. E, se proprio non potete lavorare da casa, andate in ufficio in macchina, in modo che bus e metro siano sempre poco popolati. 
Il Paese è chiuso per coronavirus da un mese e mezzo, bar e ristoranti sono sull’orlo (e oltre) del fallimento, come molte altre attività commerciali, bloccate in nome della salute nazionale. Le libertà personali sono state ristrette per tutti, in barba alla tanto osannata Costituzione più bella del mondo. E a Pasqua anche i cattolici più osservanti hanno dovuto rinunciare alla Messa, categoricamente vietata, in tempo di pandemia.

Nell’Italia del XXI secolo, però, mentre tutti sono costretti a casa, ci sono cittadini più uguali degli altri, ai quali il 25 aprile sarà concesso di scendere in piazza, a esporre i loro vessilli e a sventolare la loro bandiera: sono gli antifascisti di professione, i nipotini dei partigiani, vale a dire i rappresentanti dell’Anpi (Associazione Nazionale Partigiani, appunto).

Il “no” del governo a qualsiasi deroga alla circolare Fraccaro sul divieto di assembramenti si è trasformato rapidamente in un “sì “, appena questi signori, che vivono e lucrano sui racconti di nonni e bisnonni, ormai defunti, hanno abbaiato, attraverso un comunicato ufficiale: “Chiediamo al governo di cambiare questa norma. In ogni caso, l’Anpi parteciperà alle celebrazioni del 25 aprile”.

Figuriamoci se un governo a trazione grillina e postcomunista poteva tirare dritto e infischiarsene delle minacce di questi insignificanti arroganti. Non sono trascorse nemmeno ventiquattr’ore e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Fraccaro, ha risposto anche lui con un comunicato ufficiale: “La circolare inviata dalla Presidenza del Consiglio non esclude in alcun modo le associazioni partigiane dalle celebrazioni del 25 aprile”. Loro potranno esserci, le autorità, sindaci in testa, un po’ meno: dovranno limitare le presenze, causa Covid 19. Resta da capire se il divieto resta categorico per la Brigata Ebraica, che ogni anno sfila il 25 aprile e viene fischiatane contestata.

Una cosa, comunque, è chiara a tutti: i compagni eredi dei partigiani saranno, ancora una volta, protagonisti assoluti. In Italia, piaccia o no, l’antifascismo vale più della libertà, della salute e della Pasqua. 


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Editoriale

 

La politica

di Adriano Tilgher

Il vocabolario Treccani definisce la politica come “la scienza e l’arte di governare”.

Purtroppo quelli che oggi si dicono politici non mi sembrano né scienziati né artisti e quindi neanche politici. Qualcuno sarà colto, qualche altro laureato, qualche altro ancora esperto di musica, di canto e di teatro ma ben altra cosa è essere persone che conoscono “l’arte e la scienza di governare”.

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La Spina nel Fianco

 

L'anno che verrà

1978, Lucio Dalla esce nei negozi di dischi (allora ancora esistevano) con l'album "Lucio Dalla" contenente il brano "l'anno che verrà". Il brano fu dedicato ad un suo grande amico Giuseppe Rossetti, incarcerato per motivazioni politiche e rinchiuso in prigione alla Dozza. Si racconta che Lucio passò una notte di Capodanno in compagnia di Giuseppe in carcere. La prima versione del testo venne scritta nella casa di Rossetti a Monghidoro. Il testo venne poi rivisto da Lucio Dalla insieme al frate domenicano padre Michele Casali. Nel testo, riferimenti ai "sacchi di sabbia vicino alle finestre", o alla scomparsa dei "troppo furbi e dei cretini di ogni età".

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