Italia orwelliana

"Affermare che non si è interessati al diritto alla privacy perché non si ha nulla da nascondere è come dire che non si è interessati alla libertà di parola perché non si ha nulla da dire." - Edward Snowden

Da quando è ufficialmente scoppiato il virus (COVID-19) il 31 gennaio 2020, con i due turisti provenienti dalla Cina risultati positivi al virus, in un primo momento si è pensato di gestire l'epidemia suddividendo l'Italia in diverse zone colpite con colori in base alla gravità. Successivamente, quando è stato dichiarato lo stato di pandemia, con l'aumento crescente dei deceduti e contagiati, l'intera nazione si è tinta di un'unico colore con gravità massima ed è iniziata la cosidetta "quarantena" forzata per l'intera popolazione.

Mentre gli italiani si barricavano in casa, gli sbarchi sulle coste italiane non si sono fermati e città come Milano si sono svuotate diventando deserte come gli scaffali dei beni di prima necessità nei supermercati. Questa condizione ha portato alla ribalta l'infosfera, lo streaminig e l'e-learning. Milioni di italiani, per evadere dal lockdown passano le proprie giornate incollati davanti alle smartTV, smartphone, console e computer. Film, serie-tv, socialmedia, videogiochi, videochiamate per non parlare dei siti porno diventano il panorama "culturale" della quarantena. Con questo modus operandi le grandi corporation come Facebook, Netflix, Amazon, Playstation, etc hanno così costituito un oligopolio dell'intrattenimento. Oltre questo brainwashing, possiamo parlare anche della velata censura applicata maggiormente su Internet come arma contro le "fake news", che in realtà sembra sortire l'effetto contrario, e l'unica informazione che traspare è quella dei mass-media mainstream italiani. Libertà individuale e di espressione appaiono dunque sospese come misura preventiva.

Come se tutto ciò non bastasse, oltre tutte le ore passate sui dispositivi smart di ultima generazione,  gli studenti italiani di qualsiasi età entrano nella nuova era della scuola digitale 2.0. Ignorando gli innumerevoli studi compiuti da Manfred Spitzer neuroscienziato, psichiatra, specializzato in neurodidattica sugli effetti negativi del e-learning sull'apprendimento. Zoom in questo frangente è passato da essere un sito di videoconferenze semisconosciuto a quello più utilizzato in questo nuovo tipo di insegnamento online e ciò ha portato a un aumento significativo del prezzo delle azioni della società all'inizio del 2020. Il suo successo, però, è avvenuto tra violazione della privacy e intrusioni di hacker. Gli esperti di sicurezza informatica hanno scoperto un "baco" utilizzato per rubare le password ed altri per prendere il controllo di microfono e webcam.

Elon Musck per questi motivi ha vietato l'utilizzo di Zoom ai suoi impiegati parlando di «una serie di preoccupazioni riguradanti privacy e sicurezza».[1] Proprio la privacy e la sicurezza con l'apparire sulla scena italiana di app come "Immuni" e "DreamLab" e il braccialetto elettronico nel contesto in cui ci troviamo adesso sembrano passare in secondo piano con l'escamotage del virus. Questo capitalismo della sorveglianza tra psico-polizia e psico-reati  post-epidemia potrebbe portarci davanti un nuovo scandalo datagate come quello avvenuto negli Stati Uniti nel 2013 attraverso il programma PRISM, dove il popolo americano è stato preda di una sorvegliava di massa da parte del NSA con la scusa della prevenzione al terrorismo.

Oggi più che mai è doveroso fare tesoro del messaggio pronuciato da Edward Snowden su EuroNews: «Di recente abbiamo scoperto che i nostri governi, lavorando di concerto, hanno creato un sistema di sorveglianza di massa mondiale, che osserva qualsiasi cosa facciamo. Lo scrittore britannico George Orwell ci aveva avvertito dei pericoli di questo genere di informazioni - dice - I metodi di raccolta del suo libro, microfoni, videocamere e tv che ci osservano, non sono niente rispetto alle tecnologie disponibili oggi. Un bambino nato in questi anni crescerà senza alcuna concezione della privacy. Non saprà mai cosa significa avere un momento privato per sè, un pensiero non registrato, non analizzato».[2]

 

[1]    Il successo Zoom fra violazioni della privacy e intrusioni di hacker https://www.corriere.it/tecnologia/20_aprile_03/successo-zoom-violazioni-privacy-intrusioni-hacker-10e76f9a-74c5-11ea-b9c4-182209d6cca4.shtml

[2]    "Orwell ci aveva avvertito". Snowden torna in tv: fine della privacy https://www.youtube.com/watch?v=2ZJkaSwP-Y4


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Editoriale

 

Cretini? Forse. Traditori? Possibile

di Adriano Tilgher

La nostra Italia vive un momento difficile, molto difficile. Ma le cause non sono solo la pandemia e la crisi economica che ne consegue è, anche e soprattutto, il modo di agire della nostra classe dirigente, sia politica che amministrativa che tecnica. Ancora non si è capito o si finge di non capire che il Covid e le sue varianti sono qualcosa con cui si deve convivere finché non si troveranno delle cure appropriate, che, a mio avviso, si sarebbero già trovate se si fosse dato seguito alle indicazioni dei tanti coraggiosi medici che sul campo hanno, in numerosi casi, sconfitto la malattia. Invece si è preferito dare seguito al leggendario “vaccino” che non solo ci è costato tanto, ma non risolve il problema, perché da sempre scarsamente efficace e soprattutto i suoi effetti, per il momento solamente lenitivi, decadono in tempi molto brevi.

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La Spina nel Fianco

 

I biscotti di Korzybski

Primo dopoguerra, durante una lezione, all' "l'Institute of General Semantics," il suo fondatore il, filosofo e matematico polacco Alfred Korzybski si interruppe prese dalla sua borsa un pacchetto di biscotti avvolto in un foglio bianco e ne offrì agli studenti, dopo che molti avevano mangiato e gradito, Korzybski tolse il foglio bianco mostrando l'etichetta, sulla quale c'era scritto “biscotti per cani”. Gli studenti vedendo il pacchetto rimasero scioccati, alcuni si precipitarono verso i bagni tenendo le mani davanti alle bocca. L’inventore della “Semantica Generale” (GS) voleva dare dimostrazione pratica del fatto che gli esseri umani non si nutrono solo di cibo, ma anche di parole, in pratica è la lingua che determina la nostra visione del mondo. Ciò va a vantaggio di chi voglia operare una ridefinizione del mondo percepito tramite il linguaggio, come superbamente descritto da Orwell nel suo “1984”:

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