L'Italia in bilico

Ormai sembra questione di giorni, se non di ore: il governo Conte è arrivato al capolinea. Questo è quanto scrivono egregi retroscenisti dei “giornaloni” di regime, sempre pronti a una comparsata in tv, per lanciare un’indiscrezione o per disegnare uno scenario, che fa comodo all’amico editore o al banchiere amico dell’editore. Insomma, quando parlano loro, vuol dire che qualcosa si è mosso davvero e, dunque, il pessimo Conte ha di che preoccuparsi.

Non è detto, però, che gli italiani debbano rallegrarsi, perché, sempre secondo quanto scrivono questi informatissimi giornalisti a gettone, quel che va delineandosi è un governo a guida Draghi, col sostegno di Pd, Forza Italia, Italia Viva (Renzi), qualche “fratellino” pentito, che, grazie alla poltrona di ministro o sottosegretario, è pronto a tornare da papà Berlusconi, e, addirittura, fuoriusciti del Movimento 5Stelle, che, pur di continuare a percepire lo stipendio di parlamentari, sono pronti a dichiarare amore eterno al Mes. Sì, perché il denominatore comune di un governo Draghi sarebbe proprio il Meccanismo europeo di strozzinaggio, che qualcuno vuol dipingere ancora come Meccanismo salva Stati.

“Un Mes senza le vecchie condizionalità - hanno detto in coro i vari Tajani, Zingaretti, Berlusconi,  Prodi, Renzi, Gentiloni (e non si offendano gli altri campioni di europeismo non citati) - va preso al volo e davvero non si comprende l’ostilità dei 5Stelle e di Salvini-Meloni al ricorso a questa misura”. Basta rivolgersi a uno dei rari economisti indipendenti per comprendere il motivo per cui è necessario osteggiare, fino alla fine, il Mes, che, di fatto, comporterebbe la morte delle nostre aziende e la svendita del nostro Paese.

Se siamo arrivati a questo punto, però, la colpa è non solo di chi spinge da sempre l’Italia verso un’Europa che non c’è, se non per rapinarci, ma dei vari Di Maio, Conte, Gualtieri e compagnia, che, con le loro giravolte e i cambi di opinione, hanno bloccato il Paese, portandolo nel baratro.
Così, chi da sempre vive nei corridoi di Bruxelles, per derubare gli italiani e arricchire finanzieri e banchieri, ha osservato la scena, ha cotto a fuoco lento un premier imbarazzante come Giuseppi Conte e oggi è pronto a passare all’incasso. È vero, niente sarà più come prima, soprattutto se cadremo, mani e piedi, nella trappola del Mes. Forse è troppo tardi, ma forse no. E allora Salvini e tutti coloro che dicono di lavorare per il bene dell’Italia si stacchino un momento dalle dirette Facebook o Instagram e si muovano in Parlamento, per trovare deputati e senatori che affossino il progetto disegnato dai retroscenisti al servizio dei potentati economici e finanziari.

È un momento decisivo per il futuro del nostro Paese, come quello in cui i cittadini italiani vennero massacrati dalla creazione dell’euro. Abbiamo già fatto finta di nulla una volta e ancora oggi ne paghiamo le conseguenze: essere ancora assenti, subire una nuova e definitiva rapina dall’Europa, senza muovere un dito, sarebbe davvero imperdonabile.


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Editoriale

 

In margine all'assassinio dell'ambasciatore italiano in Congo

Di Adriano Tilgher

Un’altra prova dell’Italia che non c’è: ammazzano, oltre ad un nostro carabiniere in servizio, Vittorio Iacovacci, colui che rappresenta l’Italia nello stato congolese, l’ambasciatore Luca Attanasio. L’unica reazione che avviene è un piagnisteo senza fine, qualcuno che parla di eroi (ci spiegassero almeno il perché), altri di funerali di stato, ma nessuno prende posizione per rivendicare la dignità dello stato italiano offesa da questa tragedia umana.

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La Spina nel Fianco

 

Walt e Leni

1938, Leni Riefenstahl, è in tour negli stati uniti per promuovere il suo film "Olympia", il film-documentario sulle olimpiadi di Berlino del 1936, il film è considerato uno dei più importanti e seminali documentari di sempre. In Germania si era consumata da poco, la famigerata Kristallnacht, "la Notte dei Cristalli" e nell'opinione pubblica e nei media statunitensi diventava sempre più forte il sentimento (o risentimento) antitedesco. Molte porte si chiusero davanti all'artista (attrice, ballerina, regista), una invece si spalancò quella degli studi della Disney.

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