#andràtuttobene: prove generali di falsa libertà

Non so se vi siete accorti che, a suon di decreti e provvedimenti, il Governo italiano sta privando i cittadini di un numero sempre maggiore di libertà. Tutto questo viene operato in nome della sicurezza, della sanità pubblica, di un fantomatico bene comune. E se invece si stesse trattando di prove generale di violazione e negazione della libertà, in nome, appunto, di una presunta sicurezza che tanto viene bramata dalla massa? Se stessero testando fino a che punto siamo disposti a lasciarci privare dei nostri diritti in virtù di alcune presunte garanzie per il nostro vivere?

Queste domande sorgono lecitamente dal momento in cui il Governo ha prima limitato gli spostamenti liberi -guardandosi bene dall’assumersi la responsabilità dei lavoratori facenti parte di quelle classi per le quali non è stato applicato nessun rispetto e riserbo per la loro salute e che sono costretti ad andare a lavorare come se niente fosse -, poi ha imposto sanzioni e creato una sorta di legge marziale, per finire, notizia delle ultime ore, a controllare i nostri spostamenti tramite i supporti digitali che abbiamo praticamente sempre con noi, come gli smartphone, i tablet, i computer.

Dall’altro lato, persiste l’impressione di una angoscia nei confronti di quei cittadini che avendo dovuto lasciare il loro lavoro di liberi professionisti, si trovano villanamente minacciati di dover pagare le tasse posticipatamente, quasi il Governo gli stesse facendo un favore, un atto di pietà, quando invece la maggior parte di essi sono costretti già da giorni a guardare bene quanti spiccioli sono rimasti nel portafoglio. Un’angoscia che crea paura, amplifica la sofferenza, inasprisce il nervosismo evidente dappertutto. E, si sa, una mente distratta e presa da mille pensieri negativi è più facile da controllare rispetto ad una serena, lucida e disposta alla riflessione.

Ecco che, con la scusa della necessità di uno spirito unitario sotto la bandiera nazionale, è diventato un tabù criticare il Governo di criminali – non eletti democraticamente – che ci ritroviamo, il quale già si gode il merito che gli verrà attribuito al termine dell’emergenza sanitaria, mentre prosegue la sua opera di distruzione della sovranità nazionale (sancita all’art. 1 della Costituzione) e dell’economia italiana. Un governo liberista che governa non il mercato ma per il mercato, non per la comunità ma contro la comunità, non per il bene comune vero ma per interessi oligarchici di entità transnazionali mosse dalle peggiori etiche del profitto e della violenza. L’impiego dello stato di emergenza con fini politici è palese a chi è capace di leggere le dinamiche geopolitiche, ma il problema è che la massa dei cittadini preferisce bersi lo sciroppo dell’indottrinamento che i mezzi di comunicazione di massa stanno propinando da settimane, finendo così nel drammatico giro del virus della infodemia, l’epidemia delle informazioni, come è facile riscontrare navigando nei social network, presi d’assalto in questo tempo di noia imposta.

Se certamente talune misure precauzionali sotto il profilo sanitario sono doverose ed elogiabili, anche se giunte troppo tardi e incomplete (ad esempio abbiamo ancora i porti spalancati e le frontiere aperte), sono da condannare duramente le violazioni silenziose che questo Governo sta compiendo verso i diritti fondamentali della persona, verso la libertà, verso la Costituzione stessa che tanto odia e calpesta. Il 17 marzo, festa del tricolore, anniversario della “unità” d’Italia, avrebbe dovuto essere una data nella quale il popolo riscattava la propria sovranità e sbatteva alla gogna la classe criminale che dirige il Paese; invece, le bandiere sono state appese solo per proseguire gli ormai ridicoli eventi quotidiani delle ore 18:00, bieca autoconsolazione di una massa inerme affetta dalla sindrome di Stoccolma, che ama farsi torturare fino all’inverosimile, sottomettendosi con compunta obbedienza alle autorità illegittime e mefistofeliche.

Come pecore incapaci di fare scelte libere e di ribellarsi al male, restiamo ci dicono che tutto andrà bene: adesso è così, ci accontentiamo di non poter uscire di casa, di dover comunque pagare le ingenti tasse e di stare sotto i dettami della psicopolizia; poi creeranno le condizioni per cui o si farà come dicono loro, o saremo fatti fuori, esclusi, ostracizzarti; poi faranno sorgere su un trono qualcuno che, come falso messia, sarà acclamato quale salvatore delle nostre vite materiali, dandogli onore e culto pur di avere un pezzo di pane ed un tetto sopra la testa.

Ma tranquilli, #andràtuttobene.


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Editoriale

 

Le riforme indispensabili

di Adriano Tilgher

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La Spina nel Fianco

 

Il mal borghese

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