Spettacolo vergognoso, paga il Paese

Quello a cui stanno dando vita, da mesi, i principali attori del governo Conte bis è uno spettacolo vergognoso: liti quotidiane, minacce di crisi, insulti reciproci, shopping tra i parlamentari altrui e chi più ne ha più ne metta. Ovviamente, questa frenetica attività, che si concentra principalmente in interviste televisive, alla radio o sui giornaloni, ruba tempo a quello che dovrebbe essere il lavoro principale di premier, ministri e sottosegretari, vale a dire occuparsi del bene dell’Italia. Così, nessuno si preoccupa di governare e il Paese è alla paralisi, nel silenzio assordante del capo dello Stato e della stampa di regime.

Il problema è che gli attori di cui sopra sarebbero, in qualsiasi film serio, delle mere comparse. Sul palcoscenico istituzionale e parlamentare, però, sono stati chiamati a recitare ruoli di primo piano. E il disastro è sotto gli occhi di tutti.

Giuseppe Conte è un miracolato: professore universitario e avvocato molto introdotto nei salotti che contano, ma sconosciuto al popolo, nel 2018 è stato scelto da Salvini e Di Maio per guidare il governo gialloverde. Lo ritenevano un debole, da poter tenere al guinzaglio, ma Conte è stato colpito dal “virus della poltrona”, che ha contagiato politici ben più forti di lui, e, dopo la caduta dell’esecutivo gialloverde, si è prodigato per essere a capo anche del governo giallorosso. Questo deve averlo fatto sentire un leader e, dall’agosto 2019 in poi, bastona tutti, da Salvini a Di Maio, per arrivare allo scontro finale con Renzi. E il “suo” secondo governo non ha ancora varato un solo provvedimento che migliori la vita dei cittadini.

Matteo Renzi, ossia colui che ha voluto la nascita del Conte bis, per frenare l’ascesa di Salvini, ha formato un partito, Italia Viva, che doveva attestarsi tra il 12 e il 15 per cento: attualmente, i sondaggi lo indicano al 2 per cento, con tendenza al ribasso. Questo ha indotto il Matteo fiorentino a scatenare una forsennata campagna contro Conte, col solo scopo di avere visibilità. Non ha capito, Renzi, che il problema di Italia Viva non è il fatto di stare al governo, ma proprio quello di avere Renzi come leader. Ossia un personaggio che gli italiani, dopo la sua esperienza a Palazzo Chigi, hanno detto di non voler più vedere sulla scena politica. Ma lui, duro (direbbero in Toscana), non riesce a capirlo.

Luigi Di Maio, attuale ministro degli esteri, è un altro miracolato: nel giro di pochissimi anni, si è ritrovato da steward allo stadio San Paolo di Napoli a ministro dell’Economia e vicepremier, poi, appunto, titolare della Farnesina. Oltre a capo politico del Movimento 5 Stelle, ruolo che ha dovuto abbandonare, in seguito alle sconfitte in serie dei grillini, passati dal 33 per cento del 2018 all’attuale 6/7 per cento (a essere generosi). Anche Di Maio ha sbagliato tutto quello che si poteva sbagliare, ma da lui non ci si poteva aspettare di più.

Nicola Zingaretti, di questa banda che (s)governa il Paese, è il politico più antico, ma anche lui non si è mai distinto per una brillante amministrazione: alla Provincia di Roma si ricordano a malapena di lui, mentre in Regione ha prodotto solo danni. Lo chiamano “saponetta”, perché non si occupa di nulla e si fa scivolare tutto addosso: il problema è che, dopo il Lazio, anche il Paese è scivolato inesorabilmente verso la paralisi.

La situazione, insomma, è tragica. Loro litigano, il presidente della Repubblica non interviene e il Paese paga. Fino a quando?


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Editoriale

 

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