Renzi e il centrodestra

Il governo giallorosso è sull’orlo della crisi, perché il Bullo fiorentino, alla guida di una cinquantina di parlamentari, si è messo di traverso sulla vergognosa riforma della prescrizione, voluta dal ministro della Giustizia, Bonafede. Quindi, Renzi è pronto a buttare giù il Conte bis, se Bonafede e i 5Stelle non si caleranno le braghe e rinunceranno alla follia del “processo per sempre”.
Un atto di buonsenso da parte di Renzi, potrebbe sembrare. La realtà, però, è molto diversa. Renzi parla dì civiltà e tante belle cose, ma la verità è un’altra: il neonato partito del Bullo, Italia Viva, è praticamente scomparso nei sondaggi e, continuando di questo passo, Renzi rischia di fare la fine di Storace, che, dopo essere stato alla guida del Lazio, si inventò un partito personale, utile a sistemare se stesso e qualche amico per cinque-sei anni, ma poi è stato costretto ad alzare bandiera bianca, di fronte alle continue bastonate degli elettori.

Finalmente al voto, dunque? Difficile, perché Renzi, che, soprattutto con i suoi senatori, ha in mano le sorti della legislatura, potrebbe anche decidere di allearsi col centrodestra, per arrivare fino al 2023. Su alcuni temi, a partire proprio dalla riforma della prescrizione, Italia Viva, del resto, ha già votato insieme a Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia. Ma non saranno certo nobili motivi a determinare le scelte di Renzi.

Infatti sceglierà in base alla sua personale convenienza. Nel Conte bis, con un solo ministro, non ha visibilità né peso e i risultati, dal punto di vista dei consensi, sono disastrosi. In un esecutivo nuovo, magari con tre o quattro ministri, Italia Viva potrebbe consolidarsi e, nel 2023, superare la soglia elettorale di sbarramento (anche se bisogna capire con quale sistema si voterà).
In definitiva, se anche Renzi dovesse staccare la spina al Conte bis, le elezioni sarebbero ancora lontane. Certo, gli elettori di centrodestra digerirebbero male un’alleanza col Bullo fiorentino, ma è altrettanto vero che, in fondo, è meglio governare, piuttosto che assistere agli scempi di Di Maio, Zingaretti e Conte. Impossibile fare peggio. E, soprattutto, mentre oggi il Pd ha un’ampia visibilità, con uno scenario ribaltato, tornerebbe a contare zero, così come hanno chiesto più volte gli elettori, con il loro voto.

Certo, comunque la si metta, una cosa resta molto probabile: i cittadini italiani dovranno aspettare il 2023 per avere un governo di loro gradimento. E una “schifezza” come un esecutivo di centrodestra, con dentro anche i renziani, di questi tempi rischia di apparire come il male minore.

 


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