Il voto in Emilia e in Calabria

Alla fine, è andata come “doveva” andare: in Emilia Romagna ha vinto la sinistra, respingendo l’assalto di Salvini, e tutti vivranno felici e Conte(nti) fino al 2023. O, perlomeno, questo è ciò che vorrebbero il presidente Mattarella, i partiti che non hanno più alcun consenso popolare (dai 5Stelle a Italia Viva di Renzi, passando per Leu e Pd) e, ovviamente, tutti i potentati economici e finanziari, asserviti all’Europa di Merkel e Macron. Obiettivo: la distruzione finale della nostra povera Italia, per la quale si prevede già la crescita più bassa di tutta l’Unione Europea, grazie anche alla disastrosa manovra voluta da un ministro dell’Economia, lo storico Gualtieri, imposto proprio dall’Europa.
Una situazione tragica, insomma, di cui, però, si compiacciono tutti i giornaloni e le Tv di regime, che fanno a gara per intervistare il premier Conte e il “vincitore” emiliano (praticamente senza mai essere stato in Emilia in campagna elettorale), Nicola Zingaretti. I due ci spiegano che ora il governo cambierà passo, che si assumeranno provvedimenti per rilanciare l’economia, bla bla bla. Chiacchiere, chiacchiere, chiacchiere, che nascondono la verità di un governo illegittimo, perché in Parlamento si regge sui voti di un partito - il Movimento 5Stelle - che era diventato maggioranza nel Paese, truffando gli elettori: i grillini avevano chiesto il voto degli italiani, dichiarandosi nemici di quel Pd, col quale oggi dividono poltrone ministeriali e auto blu.

Scoperto l’inganno, il popolo ha detto chiaramente ai 5Stelle cosa pensano di loro: dal 33 per cento del marzo 2018 li hanno relegati al 4 per cento del voto emiliano di domenica scorsa, ossia all’irrilevanza politica. Cifre evidenti, negate dalla dirigenza grillina, che invoca la differenza tra il voto politico e quello regionale, tralasciando di ricordare che, tra un voto e l’altro, è stata smascherata la truffa messa in atto dai 5Stelle ai danni degli italiani.

Barra dritta, dunque, e avanti col Conte bis. Tra gli applausi di tutti i servi di Bruxelles e, quel che è peggio, col silenzio assordante di chi ha favorito la nascita del Conte bis e che, invece, dovrebbe tutelare tutto il popolo italiano: il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. In un Paese normale, il capo dello Stato, dopo un voto come quello emiliano e calabrese, che ha detto chiaramente che gli italiani vogliono vedere a casa tutti i 5Stelle, sarebbe intervenuto, avrebbe convocato il premier e i partiti della maggioranza parlamentare (che non rappresenta più il Paese) e gli avrebbe “consigliato” di fare fagotto, anche rapidamente. In Italia, invece, Mattarella fa finta di niente e continua a girare città e Regioni, per ricordare l’olocausto. Dimenticando - o fingendo di dimenticare - che, grazie al “suo” governo, l’Italia e le famiglie italiane precipitano ogni giorno di più. C’è da vergognarsi.


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Editoriale

 

La cultura dell’odio

di Adriano Tilgher

Ieri e oggi ho incontrato, separatamente, due signore, una relativamente giovane, l’altra relativamente anziana ed entrambe hanno usato una frase priva di qualsiasi significato, ma che è diventata un ritornello sistematicamente ripetuto dai diffusori del pensiero unico globale: “Io sono contro la cultura dell’odio”.

In Italia hanno addirittura fatto una legge in tal senso. Ma cosa significa la cultura dell’odio? Chi è che coltiva l’odio? Ma soprattutto chi può sostenere che in vita sua non ha mai odiato?

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La Spina nel Fianco

 

Beat Generation

La settimana scorsa abbiamo parlato a margine del nostro articolo Helter Skelter della paranoia di Charles Manson riguardo alle simbologie Naziste, in articoli precedenti, della vicinanza della cosiddetta Beat Generation a scrittori come Ezra Pound, o ad esperienze artistiche come il futurismo, semplici note ai margini della storia, questo è evidente, ma si può parlare di una fascinazione della Beat Generation Statunitense ad un certo linguaggio e/o ad una certa simbologia ? Nel 1967 Jean-Louis Kerouac, meglio noto come Jack Kerouac, considerato uno dei maggiori e più importanti scrittori statunitensi del XX secolo, nonché padre del movimento "beat", che con i scritti esplicitò le idee di liberazione, ad un incontro presentò una sorta di programma politico culturale per la Beat Generation...

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