Sardine: le cheerleaders del capitalismo

‹‹È in corso una lotta di classe, è vero, ma è la mia classe, la classe ricca, che sta facendo la guerra, e stiamo vincendo›› disse l’imprenditore ed economista Warren Buffet. Come dargli torto? La vittoria della lotta di classe da parte dei super-ricchi non è dovuta solo al possesso della finanza mondiale da parte di pochi eletti, capaci con questi mezzi di indirizzare le politiche dei governi non più sovrani (come dimenticare la grande verità che si è fatta scappare il commissario europeo Oettinger che ha affermato senza troppi giri di parole ‹‹I mercarti insegneranno agli italiani a votare nella maniera giusta››?). La loro supremazia non dipende nemmeno dal fatto che possiedono i mezzi di informazione di massa. La “vittoria” della classe dominante dipende unicamente dal fatto che una larga fetta della popolazione crede ciecamente ai miti messi su dal sistema: globalizzazione con annesso annichilimento di ogni forma di identità (sia essa nazionale, culturale o sessuale), ambientalismo da salotto, femminismo famiglicida. Queste persone –chiamate generalmente progressiste- pur non facendo parte della classe dei super-ricchi sono disposte a difendere gli odierni rapporti di forza perché sono profondamente convinte di combattere una battaglia di “civiltà”. Ammagliati dai diritti civili, calpestano spensieratamente i diritti sociali e passano beatamente sulle loro infinite contraddizioni. Diciamolo chiaramente: per queste persone è più importante aprire i porti e cambiare la grammatica in senso femminista piuttosto che avere un lavoro e un salario dignitoso. Va bene morire di fame, l’importante è farlo in un mondo arcobaleno.

Veniamo alle sardine. In questo pasticcio di idee progressiste ben s’inserisce il movimento delle sardine. A ben vedere un movimento falsamente apolitico che diventa in così breve tempo un fenomeno mediatico con sardine invitate a destra e a manca, in ogni canale televisivo, dovrebbe già far nascere qualche sospetto. E se le sardine fossero solo la trovata di una sinistra morente ormai alla canna del gas che non sa più come rinnovarsi (anche se le sardine non portano nulla di nuovo alle idee della sinistra)? Dubitando ad veritatem pervenimus. Un movimento di opposizione all’opposizione dovrebbe già far sorridere (o piangere, dipende dai punti di vista), se poi si considera che questo movimento è nato in Emilia-Romagna, in mano alla sinistra da quando esistono le regioni come enti pubblici è ancor più divertente. Lo spasso tuttavia, non termina qui. Le sardine si definiscono un movimento apolitico ma scendono in piazza per contrastare le Destre, ovviamente Salvini in primis. Primo movimento al mondo che contesta l’opposizione per mantenere lo status quo. Nemmeno Orwell era arrivato a tale fantasia. Le sardine hanno le idee chiare, i problemi dell’Italia non saranno mica la disoccupazione, le tasse alte, i vincoli europei che soffocano la crescita, l’immigrazione, la sicurezza? Ovvio che no. Il vero pericolo è la deriva leghista, ovvero chi –con tutti suoi limiti- vuole arginare i suddetti problemi dell’Italia. Detto in altri termini, le sardine si oppongono alla libera scelta degli italiani che hanno iniziato a votare Lega e FdI, stanchi di essere vessati dalla sinistra che continua la lotta di classe in difesa dei ricchi e dei ricchissimi. Parlano delle forme per tacere dei contenuti.

Alle sardine sfugge il concetto stesso di democrazia. Sono avverse alla democrazia, nel loro manifesto che definire allucinante sarebbe un’offesa al sobrio Lapo Elkann, si legge ‹‹Grazie ai nostri padri e nonni avete il diritto di parola, ma non avete il diritto di avere qualcuno che vi stia ad ascoltare›› in altre parole, “loro” vi hanno dato il diritto di parola e loro possono decidere di togliervelo, alla faccia della pluralità della democrazia. Più avanti nel manifesto si legge qualcosa di ancor più straordinario ‹‹Crediamo ancora nella politica nei politici con la P maiuscola. In quelli che pur sbagliando ci provano, che pensano al proprio interesse personale solo dopo aver pensato a quello degli altri.›› Va bene intascarsi un po’ di denari con la politica, l’importante è portare avanti anche le battaglie civili delle ZTL, la disoccupazione è solo un accettabile incidente di percorso, argomento esclusivo di populisti ignoranti..
Forse tra questi prodi politici con la P maiuscola c’è proprio Prodi –perdonate il gioco di parole- che ha ricevuto i complimenti dalla sardina Giuseppe Nicolino ‹‹Prodi è padre nobile della sinistra, dell’europeismo e personalmente è una figura che io stimo tanto.›› Lo stesso Prodi che assieme al presidente Ciampi smantellò l’IRI (che arrivò ad essere la settima società al mondo per fatturato), che diede il via -assieme al compagno D’Alema- alla stagione delle privatizzazioni, della svendita dell’Italia. Insomma le sardine stanno al mondo reale come Di Maio sta alla lingua italiana.

Non vogliamo essere maligni, quindi sarò sicuramente un caso se il leader del movimento Mattia Santori fa parte della redazione della rivista “Energia”, co-fondata da Romano Prodi. I legami malcelati tra sardine e PD sono numerosi, da apprezzamenti per il segretario Zingaretti alle sardine sul palco con Bonaccini. Hanno ricevuto anche i complimenti dallo strapaesano Mario Monti, un noto paladino del proletariato. Un movimento pro-establishment che vuole l’Italia prona a Francoforte, perché la sovranità non appartiene al popolo ignorante ma solo ad una parte di esso, quella parte colta e intelligente che ovviamente vota a sinistra e difende il neoliberismo. Dopo aver ricevuto il plauso della classe dominante, loro si sentono gli ‹‹anticorpi›› di questo Paese: difendono la classe dominante dalla democrazia.

Disoccupazione, il governo di sinistra porta avanti il MES, il problema dell’ILVA, disastri idrogeologici? Solo chiacchiere, anche la questione di Bibbiano per la sardina numero 1 è poca roba, al movimento ittico interessa “salvarci” da Salvini dicendo ‹‹Basta con odio, violenza e fascismo››, dicono di voler combattere il linguaggio dell’odio della Destra ma i manifestanti portano tranquillamente cartelli che raffigurano Salvini impiccato. Viene rinnovato un vecchio mantra ‹‹odiare un sovranista non è reato››. Ha fatto discutere anche la sardina musulmana Nibras Asfa, moglie di Sulaim Hijazi simpatizzante di Hamas che vuole democraticamente cancellare Israele. Sarà perché Salvini è apertamente filoisraeliano e loro per semplice spirito di opposizione, vogliono sempre affermare il contrario di ciò che pensa Salvini?

Come al solito i vessilliferi del pensiero unico sono i buoni e chi non fa parte di quel recito merita di morire, democraticamente. La verità di fondo, ciò che accomuna tutta la sinistra progressista, è un viscerale odio contro l’Italia. Le sardine sono il modo per la peggior classe politica della storia repubblicana, il PD spalleggiato dal M5S, di ripulirsi la faccia. Nel Manifesto del Partito Comunista Marx ed Engels scrivono che ‹‹Le idee dominanti di un’epoca, sono state in ogni momento, soltanto le idee della classe dominante››.
Le sardine possono rappresentare qualcosa di nuovo se non fanno un po’ di autocritica a sinistra, se la loro “lotta” si limita esclusivamente ad opporsi a Salvini?
Nietzsche in Genealogia della morale scriveva
«La morale degli schiavi ha bisogno, per la sua nascita, sempre e in primo luogo di un mondo opposto ed esteriore, ha bisogno, per esprimerci in termini psicologici, di stimoli esterni per potere in generale agire - la sua azione è fondamentalmente una reazione.»
Date le premesse, questo movimento non sarà in grado di dare una svolta a sinistra, sono destinati a restare organizzatori di concerti,
le cheerleaders del capitalismo.


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