Tutti contro Salvini, ma presto si voterà...

“La cultura definisce il segno distintivo di ogni comunità ed è tutt’altro che una condizione statica, immobile, inerte. Perché si nutre di confronto, si sviluppa nel dialogo e nelle relazioni…. ed è più ricca quando si apre alla conoscenza e al rispetto delle differenze”. Parola del capo dello Stato, Sergio Mattarella, domenica scorsa a Parma, capitale europea della Cultura 2020. E ancora: “Fate la scelta, non lasciatela a chi grida più forte… la paura non è mai una buona consigliera, fa sì che l’uomo non faccia la scelta. Fa fare delle cose vergognose, per questo quando parlo ai ragazzi mi sforzo di far capire che bisogna saper fare la scelta, perché allora si sarà uomini e donne con la lettera maiuscola”. Stavolta la parola è della senatrice a vita Liliana Segre, ormai icona nazionale del buonismo, il 13 gennaio 2020 a Milano, in Consiglio comunale.

Frasi che suonano come musica alle orecchie di Nicola Zingaretti, il quale, poche ore dopo la sua nomina a segretario del Pd, a marzo 2019, illuminò il mondo su “come si sradica la paura”: “Spiegando – disse il fratello del commissario Montalbano – che se si ritorna all’oppressione sul più debole, non c’è limite. Oggi tocca a un immigrato, domani a chi prega rivolto alla Mecca, a chi vuole girare di notte con la kippah in testa, a due ragazzi che si baciano alla fermata del bus. E poi?”.

Ecco, tutte queste belle parole sull’importanza dell’apertura all’immigrazione, di scegliere bene da che parte stare e di non farsi travolgere dalla politica della paura sono diverse facce della stessa medaglia: l’attacco frontale che, da mesi, stanno portando avanti coloro che hanno come solo obiettivo, come unica strategia politica quella di fermare l’ascesa di Salvini. E, per farlo, usano tutte le armi possibili e immaginabili, a partire dalle famigerate fake news, che userebbe il leader della Lega e che, invece, sono il loro pane quotidiano, grazie anche alla grancassa dei giornaloni di regime.

Così, è passato come vero il fatto che Salvini e il centrodestra stiano mettendo in atto una sorta di caccia all’immigrato. Niente di più falso, ovviamente, come testimoniano tutte le città in cui governano la Lega e il centrodestra, dove l’integrazione è qualcosa di molto concreto ed è molto diversa dall’immigrazione selvaggia, regalataci dai governi di centrosinistra del passato. Salvini, da ministro dell’Interno, ha contribuito a frenare in modo drastico proprio l’immigrazione selvaggia, andando anche a toccare gli interessi di cooperative e ong, e, dunque, è diventato il nemico numero uno: xenofobo, razzista e chi più ne ha più ne metta.

Loro, i campioni del buonismo, da Zingaretti ai redenti Conte e Di Maio, che nel governo gialloverde sposavano la linea-Salvini e nel governo giallorosso ne prendono le distanze, fanno a gara – sui giornaloni compiacenti – a denunciare la politica della Lega, fondata sulla paura del “diverso”, eccetera eccetera. In realtà, Salvini ha semplicemente interpretato il sentire del popolo italiano, sempre pronto ad aiutare chi è in difficoltà, ma non più disposto a subire torti e violenze da persone che non hanno diritto di stare nel nostro Paese.

In definitiva, non è vero che gli italiani non vogliono gli immigrati: gli italiani non vogliono i delinquenti. E Salvini ha lavorato e tornerà a lavorare per contrastare l’immigrazione selvaggia e l’invasione di disperati, che Conte, Zingaretti e Di Maio vorrebbero donarci ancora.

Passi per la stampa di regime, passi per tanti opinionisti prezzolati, passi per attori e attrici “impegnati”, tutti “politicamente corretti” e, quindi, contro Salvini; è inaccettabile, però, che anche il capo dello Stato, colui che dovrebbe fare solo ed esclusivamente l’interesse degli italiani, si presti a fare da portavoce di Di Maio, Conte, Zingaretti e dell’Europa di banchieri e finanzieri, tutti terrorizzati dall’ipotesi Salvini premier.

Più prima che poi, però, si tornerà a votare e quell’ipotesi si tramuterà in realtà. È solo questione di tempo: forse mesi, forse settimane. Comunque, il destino di chi ha tradito l’Italia per una poltrona è già scritto. Senza se e senza ma.


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