Plauto, i politici e i banchieri

L’intreccio tra politica e finanza, tra il potere dei Palazzi e quello bancario ha origini antiche: ne troviamo traccia già ai tempi dei Greci e dei Romani, popoli che ritenevano estremamente sconveniente il fatto che un politico si occupasse di affari economici, commerciali e, più in generale, pratici. Cosa che non impediva certo ai politici corrotti e senza scrupoli di partecipare, per interposta persona, a traffici di ogni tipo.

Nell’antica Roma, ad esempio, il politico “affarista” si procurava un cavaliere (dallo status di militare si passava a fare il commerciante, una volta terminata l’attività bellica e una delle attività principali era quella di “argentario”, vale a dire l’attuale banchiere), che gli facesse da prestanome, così da rimanere pulito. In buona sostanza, allora commercianti e banchieri facevano da prestanome ai politici. Oggi avviene esattamente il contrario: sono i politici che fanno da prestanome ai banchieri.

Lo abbiamo visto, in modo chiaro, nella vicenda del Mes, la misura voluta dalla Merkel e approvata dalla politica, che serve alle banche tedesche. E questo testimonia, una volta di più, che la finanza domina la politica e che, nel giro di due o tre millenni, il mondo si è rovesciato. Eppure nessuno si prende la briga di denunciarlo.

Nell’epoca di Internet, di radio e tv, dei giornali online, dei social e quant’altro, non c’è nessuno – o quasi – che abbia il coraggio di denunciare questa vergogna, questo assoggettamento del potere politico ai centri di potere finanziari, nelle mani – da secoli – dei soliti noti. Nell’antica Roma, invece, c’era qualcuno che denunciava pubblicamente lo scandalo dei banchieri prestanome dei politici: era Plauto, che nelle sue commedie dissacrava l’intreccio tra politica e affari di Stato.

Oggi no. Oggi nessuno si alza per dire che il MES è tutto, fuorché un meccanismo per salvare gli Stati: in realtà è un meccanismo per salvare le banche private, in particolare quelle tedesche. Ecco, nel Terzo Millennio avremmo bisogno di un nuovo Plauto, di qualcuno che quotidianamente condannasse un mondo politico che fa da prestanome al mondo finanziario.

Anche perché quello del Mes è solo un esempio, ma potremmo citarne decine di altri. A partire dal salvataggio del Monte dei Paschi, costato miliardi di euro, passando per quello di Banca Etruria, per arrivare a quello, recentissimo, della Banca Popolare di Bari. Tutte facce di una stessa medaglia, che vede i politici proni davanti ai banchieri, che sono i loro veri padroni. E tutti con uno stesso comune denominatore: a pagare è sempre Pantalone. Sì, sono sempre i cittadini a pagare gli errori dei banchieri, ai quali una classe politica incapace e asservita garantisce impunità e buonuscite milionarie. Con i nostri soldi.


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Editoriale

 

Povera Italia!!!

di Adriano Tilgher

E’ triste constatare la sempre più grave situazione della politica in Italia, ormai bloccata da chi realmente gestisce la cosa pubblica e che purtroppo non è in Italia e, anzi, è contro l’Italia. Poi al contempo ci sono i vari gruppi di interesse e di pressione nazionali che, protetti dal potere finanziario apolide, tutelano i propri interessi di casta fregandosene se l’Italia affonda, l’Italia sparisce; non si rendono conto questi idioti che le prime vittime della prossima fine dell’Italia sono proprio loro con il loro potere da operetta che può essergli tolto così come gli è stato dato.

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La Spina nel Fianco

 

Ghino di Tacco

La Fratta, comune di Sinalunga, (Si) 1268 circa, nasce Ghino di Tacco, figlio del conte ghibellino Tacco di Ugolino, rampollo della nobile famiglia Cacciaconti ramo Guardavalle, insieme con il padre, sin dalla più giovane età si specializzò nel compiere furti e rapine, il motivo dell'attività di brigantaggio va ricercato probabilmente nella rendita, ovvero il prelievo della ricchezza terriera esercitato dalla Chiesa a favore dello Stato Pontificio. Il padre fu catturato nel 1285 ed insieme al fratello ed altri membri della banda, venne giustiziato nella Piazza del Campo di Siena, la sentenza fu emanata dal famoso giudice Benincasa da Laterina il quale, dopo qualche anno verrà nominato senatore presso la corte dello Stato Pontificio.

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