Caso Renzi, basta con i giudici d'assalto

Ci risiamo. Dopo anni di persecuzione giudiziaria nei confronti di Silvio Berlusconi – 32 processi, tanti ne ha dovuti subire il Silvio nazionale, probabilmente non sono stati celebrati nemmeno contro i più pericolosi boss mafiosi – sembra proprio che una certa parte di magistratura abbia individuato in Matteo Renzi il nuovo bersaglio.

Non ci sarebbe bisogno di ricordarlo, ma ci fa piacere sottolinearlo: da queste colonne abbiamo sempre condannato il Bullo fiorentino, per le sue politiche arroganti e sbagliate, per essersi circondato di nani e ballerine, da poter muovere a suo piacimento, e per aver voluto il governo attuale, il drammatico Conte bis, così da non far votare il popolo e fermare l’ascesa di Salvini. Insomma, politicamente Matteo Renzi, per noi, rappresenta un avversario. Da combattere, però, con le armi della politica: il confronto, il ragionamento, la confutazione di tesi diametralmente opposte alle nostre. E, invece, no. I salotti della politica romana, nei quali sguazzano i Travaglio, i giustizialisti da divano e i potenti di turno, hanno deciso che Renzi va demolito con l’aiuto dei magistrati.

Così, i giornaloni, i tg e i giornali radio hanno raccontato, con tanto di particolari, le indagini sulla ex “cassaforte” del gruppo renziano, che sarebbe stata gonfiata di soldi raccolti illecitamente, per foraggiare l’ex presidente del consiglio e i parlamentari suoi amici. Insomma, un attacco in piena regola al Giglio magico, con armi dalle quali è difficile, se non impossibile, difendersi adeguatamente.

Hanno un bel dire Renzi e i vertici della società che, tra l’altro, ha organizzato diverse edizioni della Leopolda, che è tutto in regola, che i Bilanci sono a disposizione di tutti e via discorrendo. Per i lacchè di regime, gli stessi che incensavano Renzi quando era a capo del governo, il Bullo fiorentino è una specie di mafioso, che si è fatto riempire di soldi, in cambio di favori, da imprenditori e papaveri dell’alta finanza. Così, i pm d’assalto – gli stessi che gli arrestarono il babbo e la mamma, denuncia Renzi – hanno sguinzagliato la Finanza in tutta Italia, con perquisizioni all’alba in appartamenti lussuosi, abitati da facoltosi sostenitori del renzismo.

Ovviamente, coloro che hanno sempre usato la clava del giustizialismo – contro gli altri, ovviamente, mai contro i sodali “plurindagati”, come l’imbarazzante Virginia Raggi – non solo non hanno detto una parola in difesa del loro attuale alleato di governo, ma hanno rincarato la dose, per bocca del prestanome di Beppe Grillo, alias Luigi Di Maio, il quale ha chiesto la creazione di una commissione d’inchiesta sul finanziamento illecito ai partiti. E lo ha fatto nello stesso giorno in cui il Pd ha detto no alla norma, fortemente voluta dai 5Stelle, sulla cancellazione della prescrizione, che, se venisse approvata, di fatto condannerebbe chiunque a essere indagato a vita, se solo risultasse poco simpatico a un qualsiasi magistrato.

Sia chiaro, la magistratura, nel suo complesso, merita il massimo rispetto. Ma quello che è avvenuto con Berlusconi e quanto sta accadendo, oggi, con Renzi non può e non deve passare sotto silenzio. Perché Di Maio e i suoi compari gridano al pericolo “fascismo” e ci mettono in guardia da chi chiede “i pieni poteri”, ma poi lavorano, tutti i giorni, per continuare a favorire la dittatura dei magistrati.

Un conto è combattere gli avversari politici a Montecitorio, a palazzo Madama e nelle sedi istituzionali. Diverso è spostare la sfida nelle aule dei Tribunali. Perché – come denunciava nel 2015 il magistrato Piero Tony, autore del libro “Io non posso tacere” – “…negli ultimi decenni una parte della magistratura, cedendo alla tentazione di trasformarsi in una forza politica ha esercitato sulla vita pubblica del nostro Paese una clamorosa e incomprensibile supplenza in servizio permanente effettivo”. Risultato: il Paese da troppo tempo è bloccato, ostaggio del protagonismo di certi magistrati. E tutti hanno il dovere di dire basta. Compresi Grillo, Di Maio, Travaglio e compagni, perché questa deriva non è governabile, come credono, e può ritorcersi presto anche contro di loro.


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