Abusivi a Palazzo

Come se non fosse successo nulla; come se le elezioni in Umbria non ci fossero mai state; come se il popolo italiano non avesse detto, a più riprese e in modo chiaro, di non voler più vedere esponenti del Pd al governo; come se l’ignobile manovra di Palazzo, che ha confermato Giuseppe Conte a palazzo Chigi, avesse avuto il “via libera” dei cittadini, anziché ricevere – com’è avvenuto – una sonora bocciatura. Niente. Questi campioni del mondo di faccia tosta, da Zingaretti a Di Maio, da Renzi a Conte, passando per Bersani e compagni, se ne infischiano della rabbia degli italiani, vessati da una manovra economica vergognosa, e tirano dritto.

Si sono barricati nel Palazzo, circondati da pseudogiornalisti, lacchè di professione, che ne esaltano ogni provvedimento, ogni decreto, anche il più abietto, definendolo “necessario” o “doveroso”, dimenticando che l’unico dovere di chi sta al governo è quello di fare l’interesse della comunità.

Così, all’indomani di una sconfitta storica, come quella in terra umbra, il più inutile governatore della storia del Lazio, Nicola Zingaretti, oggi anche segretario del Pd, invece di ritirare la delegazione governativa e aprire la crisi, non trova di meglio che dichiarare: “Ora basta con i litigi nella maggioranza, adesso serve un cambio di passo”. E il suo sodale Di Maio, dopo aver portato il Movimento 5Stelle da primo partito all’irrilevanza numerica, parla di “necessità di coprirsi a destra” per i grillini. Mentre il leader planetario dei voltagabbana, avvocato Giuseppe Conte, sostiene che le elezioni in Umbria sono state una questione locale, non devono avere ripercussioni sul governo e, dunque, nemmeno sulla sua poltrona, ci mancherebbe.

Ovviamente, gli adulatori di professione, che riempiono i giornaloni, si sono limitati a pubblicare e a titolare le dichiarazioni di questi impostori, senza chiedere loro per quale motivo continuino ad occupare i ministeri, senza titolo e contro la volontà popolare.

Il crollo dell’impero, però, appare sempre più vicino, anche perché a breve si voterà in Emilia Romagna e, allora, sarà impossibile parlare di sconfitta a carattere locale. Se Salvini e il centrodestra, come tutto lascia credere, otterranno l’ennesimo trionfo a Bologna e dintorni, per grillini, piddini, renziani e post-comunisti sarà la fine. Perciò, i giornaloni di regime si stanno già attrezzando, per cercare di evitare il voto nazionale, dopo il più che probabile scossone romagnolo. La novità è Mario Draghi, sì proprio lui, l’uomo di Bruxelles e delle banche, che dovrebbe prendere il posto di “Giuseppi” Conte, sorretto da una variegata maggioranza di renziani, piddini, belusconiani e via discorrendo, in nome, è ovvio, del bene del Paese. Insomma, stanno giocando l’ultima carta per arrivare a fine legislatura, ossia fino al 2023, incollati alle poltrone, mentre il popolo continua a invocare la loro cacciata.

Un esecutivo Draghi sarebbe una vergogna assoluta, sarebbe l’ennesima truffa, per non andare a elezioni politiche, che sarebbero stravinte da Salvini. A questo scandalo, però, gli italiani si ribelleranno, ancora una volta, con l’unica arma a loro disposizione: il voto. Il test emiliano-romagnolo, dunque, assumerà una valenza ancora maggiore e, ne siamo certi, la risposta dei cittadini sarà chiarissima: Di Maio, Zingaretti, Renzi e Bersani devono andare a casa. Una volta per tutte.  


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