Governo, chi comanda davvero e che cosa vuole

“Il carcere per gli evasori fiscali è una svolta culturale”. Parola del ministro della Giustizia (quale??), Alfonso Bonafede. Le manette, insomma, non sono l’estrema ratio, l’ultima spiaggia, ma addirittura un modo per educare una comunità, per questi signori che, malgrado non abbiano alcuna investitura popolare, si ritrovano al governo del Paese. E continuano a fare danni, forti della certezza di andare comunque avanti, perché nessuno vuole il voto, che sancirebbe la sconfitta definitiva di Movimento 5Stelle e Pd, per non parlare del neonato partito di Renzi, in doppia cifra solo sui giornaloni amici, ma certamente poco apprezzato (eufemismo) tra la gente.

Davvero, non ci sono più aggettivi, per descrivere questi personaggi, candidati con poche decine di voti su una piattaforma “taroccata” e controllata, quale il blog del Movimento 5Stelle, poi eletti grazie a una congiuntura favorevole e oggi assurti a statisti o quasi. Che pena guardare Giggino Di Maio, che si aggira tra i ministri degli Esteri europei con lo sguardo smarrito; che tristezza ascoltare le idiozie di Lorenzo Fioramonti, che dovrebbe pensare a provvedimenti per migliorare la Scuola italiana e, invece, si dedica a cercare di togliere il Crocefisso dalle aule; che vergogna sentire un ministro della Giustizia parlare di “svolta culturale” contraddistinta dall’arresto per chi evade il Fisco.
Ci lamentavamo dei Fini, degli Alemanno, degli Storace, dei Berlusconi, dei D’Alema, dei Veltroni, dei Mastella e dei Bertinotti e lo facevamo a ragion veduta, per tutti gli errori commessi, che hanno portato il nostro Paese sull’orlo del baratro, con la complicità della finanza internazionale e di Bruxelles. Ma oggi abbiamo a che fare con politici infinitamente peggiori ed è tragico trovarli al governo della nostra povera Italia.

Si tratta di personaggi infimi, telecomandati da un vecchio comico, arrogante e maleducato, che ha esordito in politica parlando di coerenza e onestà e ora manda pubblicamente a quel paese i militanti che contestano l’accordo con i nemici di sempre, il vituperato Partito Democratico, e col Bullo di Firenze, Matteo Renzi, in nome delle poltrone e del potere. E il fatto di aver indicato come ministri delle vere nullità - Di Maio, Bonafede, Toninelli, eccetera - conferma che a dirigere davvero le operazioni non sono questi prestanome, ma Beppe Grillo e la Casaleggio Associati.

La situazione, insomma, è peggiore di quel che appare. Sui giornali e in tv, infatti, si parla soprattutto della manovra economica, dei problemi con l’Europa (quali, visto che è stata proprio Bruxelles a dettare i provvedimenti più importanti?) e delle liti interne alla maggioranza. Nessuno, però, si sofferma sulla pochezza dei nostri governanti e sul fatto che a comandare siano i 5Stelle e, dunque, Grillo. Dove vuole arrivare questo signore? A chi vuole consegnare il Paese?
Ecco, queste sono le domande che dovrebbero fare e non fanno i giornaloni di regime. Ma è chiaro che Grillo e la Casaleggio Associati lavorano per conto terzi, esattamente come i ministri a Cinque Stelle, che attendono ordini dall’alto. Oggi ci propongono le manette come “svolta culturale” e ci vietano di utilizzare i nostri soldi, imponendo limiti inutili e assurdi per i contanti. Domani chissà.


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Editoriale

 

Bisogna stare attenti

di Adriano Tilgher

Ormai è tutto molto chiaro. Esiste un governo fatto da coloro che fino a ieri erano l’un contro l’altro armati e che oggi sono compagni di merende, succubi inerti ed impotenti sotto un padrone che li fa parlare, li fa agitare, li fa proporre ma poi fa ciò che gli pare.

Tutto questo mi fa paura, l’incoscienza e lo spirito antitaliano delle più alte autorità di quello che rimane dello stato italiano hanno consentito, in nome della più inosservata carta costituzionale (buona per tutte le soluzioni), una serie di colpi di stato che oggi hanno messo il destino nostro e dei nostri giovani nelle mani di un personaggio, freddo, calcolatore, che nessuno controlla e nessuno può fermare, soprattutto perché la gente è convinta di avere un nuovo salvatore.

Siamo in una situazione disperata, grazie proprio a quel mito fasullo della democrazia, per cui i più contano e i meno non contano nulla; proprio quei più che sono frutto dei condizionamenti dettati dai media totalmente in mano ai detentori delle risorse planetarie che vogliono dominare il mondo e trasformare gli esseri umani in consumatori compulsivi privi di volontà.

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La Spina nel Fianco

 

Vogliamo i Colonnelli

1934, Giovacchino Forzano (Borgo San Lorenzo 1883 Roma, 1970) regista amico di Benito Mussolini, convince il Duce del bisogno di dotare l'Italia di una città del cinema, su modello Hollywoodiano, 3 anni dopo sarà fondata Cinecittà, ma la prima vera città del cinema, dotata di teatri di posa e di maestranze specializzate nasce a Tirrenia il Toscana, a metà strada fra Pisa e Livorno. Forzano rileva la struttura della Tirrenia Film un complesso di stabilimenti cinematografici costruiti su disegno dell'architetto Antonio Valente. Al progetto viene dato il nome di "Pisorno", unendo i nomi delle 2 città toscane eternamente rivali, Pisa e Livorno. Forzano reduce dal successo commerciale del Film "Camicia nera" del 1933 dotò Pisorno di nuove professionalità fino ad allora scarsamente rappresentate in Italia, fonici, tecnici del suono, ispettori di produzione, molti dei quali,  si trasferirono successivamente negli stabilimenti di Cinecittà. Negli stabilimenti della Pisorno reciteranno tra gli altri: Sophia Loren, Marcello Mastroianni, Vittorio Gassman, Klaus Kinski, Eduardo de filippo, Ugo Tognazzi, e Fred Astaire. Forzano vi diresse i film “Sei bambine e il Perseo” (1939), “Il re d'Inghilterra non paga” (1941), e “Piazza San Sepolcro” (1942). Vi è stato girato anche il primo "cinecomics" italiano "Cenerentola e il signor Bonaventura" diretto nel 1941 da Sergio Tofano, che portò sullo schermo quel "Signor Bonaventura", esordito nel 1917 sul Corriere dei Piccoli. Durante le riprese la famiglia Forzano viveva spesso a Tirrenia, ed il figlio Giacomo, insieme ad amici era solito fare scherzi, che verranno poi immortalati sul grande schermo nella trilogia di "Amici Miei", si perchè fra quei ragazzi c'era anche Mario Monicelli.

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