Lo schianto del bus e il degrado di Roma

La notizia, di per sé, potrebbe non avere alcun rilievo, se non per gli amanti dei fatti di cronaca: un autobus dell’Atac, in via Cassia, a Roma, si schianta contro un albero e molti viaggiatori restano feriti, anche se nessuno, fortunatamente, in pericolo di vita. Niente di particolarmente grave, insomma, almeno a prima vista.

I testimoni, però, raccontano che l’incidente non è stato causato da motivi di traffico, ma dal fatto che l’autista del bus era distratto dal telefono cellulare. E anche questo potrebbe essere indicato come ordinaria amministrazione. In realtà, siamo di fronte a un fatto gravissimo, perché chi, guidando, va a sbattere con la sua auto contro un muro, perché invia messaggi o “gioca” col telefono, lo fa a suo rischio e pericolo. Chi, invece, lo fa mentre guida un autobus di linea mette a repentaglio la vita di decine di persone. E questo è inaccettabile.

Anche perché chi vive a Roma - ma la situazione è simile in molte altre città - sa bene che quello degli autisti Atac perennemente col telefono in mano, anche mentre guidano, è un problema serio e la tragedia è nell’aria da tempo. Adesso è stata solo sfiorata, ma viene da domandarsi perché nessuno sia mai intervenuto davvero, malgrado le numerose segnalazioni, anche attraverso video, inviate dai viaggiatori a televisioni e giornali online.

La verità vera è che l’episodio di Roma altro non è che la triste conferma del degrado di questa società e, in particolare, della drammatica situazione della Capitale, sotto ogni punto di vista. Al di là del pericolosissimo vizio dell’uso del telefono, gli autisti dell’Atac, soprattutto i nuovi assunti, sono sempre pronti a litigare, a insultare gli automobilisti, a fermare l’autobus per un nonnulla, come se fossero sulla loro automobile. Una vergogna che i cittadini-utenti subiscono passivamente ogni giorno e a nulla sono valse, fino a oggi, le denunce presentate all’Atac, un’Azienda decotta, dove ognuno fa il proprio comodo, senza risponderne a nessuno.

Resteranno, dunque, parole vuote quelle della dirigenza Atac, che, dopo lo schianto di via Cassia, ha preannunciato un’inchiesta interna per capire cosa è successo davvero. Sappiamo già come andrà a finire: i sindacati, che sono poi i veri padroni dell’Azienda, metteranno tutto a tacere. E l’autista - che, se fosse accertato l’uso del telefonino, dovrebbe essere cacciato - tornerà al lavoro e riprenderà a “messaggiare” mentre guida.

Con buona pace dei romani, che pagano le tasse, per avere un servizio di trasporto indecente e affidato, in molti casi, a prepotenti in divisa, che non fanno certo onore all’Atac. Così come pagano la tassa sui rifiuti, per avere le strade invase dall’immondizia. L’auspicio è che se ne ricordino tra un paio d’anni, quando si tornerà alle urne, per scegliere il nuovo sindaco. E mandino a casa un’Amministrazione che, finora, ha fatto solo danni, rendendo Roma una città sporca, ostaggio del traffico e, soprattutto, sprofondata nel degrado.


0
0
0
s2smodern

Editoriale

 

Bisogna stare attenti

di Adriano Tilgher

Ormai è tutto molto chiaro. Esiste un governo fatto da coloro che fino a ieri erano l’un contro l’altro armati e che oggi sono compagni di merende, succubi inerti ed impotenti sotto un padrone che li fa parlare, li fa agitare, li fa proporre ma poi fa ciò che gli pare.

Tutto questo mi fa paura, l’incoscienza e lo spirito antitaliano delle più alte autorità di quello che rimane dello stato italiano hanno consentito, in nome della più inosservata carta costituzionale (buona per tutte le soluzioni), una serie di colpi di stato che oggi hanno messo il destino nostro e dei nostri giovani nelle mani di un personaggio, freddo, calcolatore, che nessuno controlla e nessuno può fermare, soprattutto perché la gente è convinta di avere un nuovo salvatore.

Siamo in una situazione disperata, grazie proprio a quel mito fasullo della democrazia, per cui i più contano e i meno non contano nulla; proprio quei più che sono frutto dei condizionamenti dettati dai media totalmente in mano ai detentori delle risorse planetarie che vogliono dominare il mondo e trasformare gli esseri umani in consumatori compulsivi privi di volontà.

Leggi tutto...

La Spina nel Fianco

 

Vogliamo i Colonnelli

1934, Giovacchino Forzano (Borgo San Lorenzo 1883 Roma, 1970) regista amico di Benito Mussolini, convince il Duce del bisogno di dotare l'Italia di una città del cinema, su modello Hollywoodiano, 3 anni dopo sarà fondata Cinecittà, ma la prima vera città del cinema, dotata di teatri di posa e di maestranze specializzate nasce a Tirrenia il Toscana, a metà strada fra Pisa e Livorno. Forzano rileva la struttura della Tirrenia Film un complesso di stabilimenti cinematografici costruiti su disegno dell'architetto Antonio Valente. Al progetto viene dato il nome di "Pisorno", unendo i nomi delle 2 città toscane eternamente rivali, Pisa e Livorno. Forzano reduce dal successo commerciale del Film "Camicia nera" del 1933 dotò Pisorno di nuove professionalità fino ad allora scarsamente rappresentate in Italia, fonici, tecnici del suono, ispettori di produzione, molti dei quali,  si trasferirono successivamente negli stabilimenti di Cinecittà. Negli stabilimenti della Pisorno reciteranno tra gli altri: Sophia Loren, Marcello Mastroianni, Vittorio Gassman, Klaus Kinski, Eduardo de filippo, Ugo Tognazzi, e Fred Astaire. Forzano vi diresse i film “Sei bambine e il Perseo” (1939), “Il re d'Inghilterra non paga” (1941), e “Piazza San Sepolcro” (1942). Vi è stato girato anche il primo "cinecomics" italiano "Cenerentola e il signor Bonaventura" diretto nel 1941 da Sergio Tofano, che portò sullo schermo quel "Signor Bonaventura", esordito nel 1917 sul Corriere dei Piccoli. Durante le riprese la famiglia Forzano viveva spesso a Tirrenia, ed il figlio Giacomo, insieme ad amici era solito fare scherzi, che verranno poi immortalati sul grande schermo nella trilogia di "Amici Miei", si perchè fra quei ragazzi c'era anche Mario Monicelli.

Leggi tutto...

Questo sito si serve di cookies tecnici e di terze parti per fornire servizi. Utilizzando questo sito acconsenti all'uso dei cookies.