Fumo negli occhi a 5 stelle

Che bravi questi 5Stelle, che si sono battuti per il taglio dei parlamentari e, dunque, per far risparmiare un miliardo di euro all’anno al popolo italiano. Sì, proprio bravi, tanto che il loro leader, Luigi Di Maio, è stato ospite di tutti talk-show politici ed è stato intervistato, si fa per dire, da telegiornali e giornali radio di regime, che gli hanno offerto ampio spazio per autoincensarsi. Peccato che nessuno sia andato a vedere quello che, in realtà, altro non è che un bluff, ben riuscito grazie alla complicità dei media, ma sempre un bluff.

Innanzitutto, ci permettiamo di sollevare un dubbio. Ammettiamo pure, infatti, che la cifra che si andrà a risparmiare per gli stipendi dei parlamentari sia pure di un miliardo di euro all’anno, come hanno sostenuto i 5Stelle nella loro triste manifestazione, rilanciata, con foto e video, da tutti i giornalisti-servi, subito dopo l’approvazione del provvedimento che riduce i seggi in Parlamento. Siamo certi, però, che la minor spesa corrisponderà a un reale arricchimento per il nostro Paese? Tagliare le teste di deputati e senatori potrebbe comportare anche una diminuzione dei “pensanti” e questo rappresenterebbe un impoverimento, visto che in Parlamento si fanno le leggi, che regolamentano, poi, la società.

Ovviamente, a questa domanda non c’è risposta, ma il bluff emerge in tutta la sua chiarezza quando confrontiamo il presunto risparmio (un miliardo di euro all’anno, appunto) con i costi che si potrebbero ridurre e che non si riducono. I signori 5Stelle, infatti, sono al governo da un anno e mezzo, ormai, e allora ci chiediamo perché non hanno fatto nulla per tagliare davvero le cosiddette “auto blu”. A parole dicono di non voler utilizzare le vetture di Stato, ma in concreto ne fanno uso come tutti i loro predecessori. A cominciare dal presidente della Camera, Roberto Fico, che aveva cominciato con un viaggio in autobus e oggi non fa un passo senza l’auto di servizio.

Ecco, se davvero si vuole fare l’interesse del cittadino, bisognerebbe partire da qui: dal taglio dei privilegi, più che delle poltrone. Non solo: se volessero fare seriamente l’interesse degli italiani, anziché gettare inutile fumo negli occhi, i 5Stelle potrebbero cominciare dalle Regioni e, in particolare, dal Lazio. Pensate, ai dirigenti di via Cristoforo Colombo, sede della Giunta regionale: il più basso in grado guadagna circa 100mila euro all’anno, mentre i più importanti, i direttori regionali, arrivano almeno a 180mila euro annui. I direttori regionali sono 24 e costano alla comunità oltre 43 milioni di euro all’anno. I dirigenti “minori” non sono quantificabili, perché sul sito della Regione non sono indicati tutti, ma superano ampiamente le cento unità e, dunque, i 100 milioni di euro all’anno. A questi vanno aggiunti i dirigenti della Pisana, sede del Consiglio Regionale, molti meno, ma comunque con stipendi rilevanti. A cosa servono centinaia di dirigenti regionali, con competenze che potrebbero essere tranquillamente accorpate? Perché i 5Stelle del Lazio non hanno mai fatto la guerra a Zingaretti su questi temi?

Domande senza risposte e oggi i grillini del Lazio si stanno accordando col Pd, sulla scia delle intese nazionali, per spartirsi le poltrone delle Asl, delle Ater e delle società partecipate: altre centinaia di stipendi, tra Consigli di Amministrazione e dirigenti.

In buona sostanza, da una parte i grillini espongono gli striscioni della riduzione di spesa e, dall’altra, si accomodano ai tavoli delle nomine (di Stato e regionali), che costano alla comunità decine di miliardi di euro all’anno, che potrebbero essere risparmiati, con tagli di poltrone e costi inutili. Da una parte si risparmia un miliardo, con la riduzione dei parlamentari, dall’altra ci si accaparrano posizioni di potere, che valgono decine di miliardi di euro, a carico di ognuno di noi. Insomma, fumo negli occhi a 5Stelle, con la complicità di Zingaretti e di radio, tv e giornali asserviti ai padroni di turno.


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Editoriale

 

Bisogna stare attenti

di Adriano Tilgher

Ormai è tutto molto chiaro. Esiste un governo fatto da coloro che fino a ieri erano l’un contro l’altro armati e che oggi sono compagni di merende, succubi inerti ed impotenti sotto un padrone che li fa parlare, li fa agitare, li fa proporre ma poi fa ciò che gli pare.

Tutto questo mi fa paura, l’incoscienza e lo spirito antitaliano delle più alte autorità di quello che rimane dello stato italiano hanno consentito, in nome della più inosservata carta costituzionale (buona per tutte le soluzioni), una serie di colpi di stato che oggi hanno messo il destino nostro e dei nostri giovani nelle mani di un personaggio, freddo, calcolatore, che nessuno controlla e nessuno può fermare, soprattutto perché la gente è convinta di avere un nuovo salvatore.

Siamo in una situazione disperata, grazie proprio a quel mito fasullo della democrazia, per cui i più contano e i meno non contano nulla; proprio quei più che sono frutto dei condizionamenti dettati dai media totalmente in mano ai detentori delle risorse planetarie che vogliono dominare il mondo e trasformare gli esseri umani in consumatori compulsivi privi di volontà.

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La Spina nel Fianco

 

Vogliamo i Colonnelli

1934, Giovacchino Forzano (Borgo San Lorenzo 1883 Roma, 1970) regista amico di Benito Mussolini, convince il Duce del bisogno di dotare l'Italia di una città del cinema, su modello Hollywoodiano, 3 anni dopo sarà fondata Cinecittà, ma la prima vera città del cinema, dotata di teatri di posa e di maestranze specializzate nasce a Tirrenia il Toscana, a metà strada fra Pisa e Livorno. Forzano rileva la struttura della Tirrenia Film un complesso di stabilimenti cinematografici costruiti su disegno dell'architetto Antonio Valente. Al progetto viene dato il nome di "Pisorno", unendo i nomi delle 2 città toscane eternamente rivali, Pisa e Livorno. Forzano reduce dal successo commerciale del Film "Camicia nera" del 1933 dotò Pisorno di nuove professionalità fino ad allora scarsamente rappresentate in Italia, fonici, tecnici del suono, ispettori di produzione, molti dei quali,  si trasferirono successivamente negli stabilimenti di Cinecittà. Negli stabilimenti della Pisorno reciteranno tra gli altri: Sophia Loren, Marcello Mastroianni, Vittorio Gassman, Klaus Kinski, Eduardo de filippo, Ugo Tognazzi, e Fred Astaire. Forzano vi diresse i film “Sei bambine e il Perseo” (1939), “Il re d'Inghilterra non paga” (1941), e “Piazza San Sepolcro” (1942). Vi è stato girato anche il primo "cinecomics" italiano "Cenerentola e il signor Bonaventura" diretto nel 1941 da Sergio Tofano, che portò sullo schermo quel "Signor Bonaventura", esordito nel 1917 sul Corriere dei Piccoli. Durante le riprese la famiglia Forzano viveva spesso a Tirrenia, ed il figlio Giacomo, insieme ad amici era solito fare scherzi, che verranno poi immortalati sul grande schermo nella trilogia di "Amici Miei", si perchè fra quei ragazzi c'era anche Mario Monicelli.

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