Crisi: acrobazie e giravolte

Sembra di sentirli, seduti sui comodi divani del Quirinale, davanti al presidente della Repubblica, questi “statisti”, questi uomini e donne che amano l’Italia e agiscono soltanto nell’interesse del Paese. “Signor Presidente – avrà certamente detto martedì, durante il secondo giro di consultazioni, la presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati – il Paese, oggi, non può permettersi di andare al voto, è necessario approvare prima la legge di Bilancio ed evitare l’aumento dell’iva, che significherebbe la morte di molte piccole e piccolissime aziende”. E immaginiamo che lo stesso discorso avrà fatto il presidente dell’altro ramo del Parlamento, Roberto Fico, anche se con termini e accento diversi: non più veneti, ma napoletani. Cose già dette durante il primo giro di valzer al Quirinale, ma ribadite con maggior forza nel momento più difficile, quello in cui l’accordo M5Stelle-Pd era praticamente naufragato.

Davvero, sembra di sentirli, questi personaggi di infimo livello politico, che, per caso o per fortuna, ma certamente senza alcun merito, si sono ritrovati ai vertici delle istituzioni. Parole, le loro, che, in buona sostanza, aveva già detto Matteo Renzi e che avevano ripetuto tutti coloro che – proprio come Casellati, Fico e Renzi – hanno, in realtà, un unico interesse, ben diverso da quello della tutela del Paese: salvare la poltrona.

Elisabetta Casellati, infatti, è esponente di un partito in via di estinzione, quale è Forza Italia, ora che il suo capo Silvio Berlusconi ha perso appeal e lucidità, oltre che milioni di voti. Roberto Fico, invece, è un grillino di sinistra, il quale è consapevole che, nel caso di un ritorno alle urne, il suo Movimento sarebbe destinato a dimezzare (a essere ottimisti) i voti ottenuti nel 2018. Matteo Renzi, infine, sa bene che, se si tornasse al voto, non “governerebbe” nemmeno un terzo dei parlamentari Pd, mentre oggi è “padrone” di buona parte di deputati e senatori dem. E ha bisogno di tempo per poter lanciare definitivamente il suo nuovo partito, fatto di Boschi, Carbone, Scalfarotto e via dicendo, tutta gente che, comunque, non ha un voto.

Ecco, il fallimento della trattativa tra Pd e 5Stelle – che ogni italiano di buonsenso si augurava – avrebbe rappresentato anche la sconfitta dei poltronisti di professione, di coloro che, pur di salvare la seggiola e il potere, mettono da parte l’interesse nazionale. Oltre che, naturalmente, di tutti quei potentati economici e finanziari, Bruxelles-dipendenti, che, con Salvini al governo, toccavano palla con una certa difficoltà. Purtroppo, però, il quadro che si è delineato, ormai, è il peggiore che ci si potesse augurare ed è quello di un governo giallorosso, Movimento 5Stelle-Partito Democratico.

Era lecito aspettarsi, perciò, la rivolta di quei giornaloni e, soprattutto, di quei giornalistoni, che per più di un anno hanno massacrato e insultato il governo gialloverde e i loro protagonisti, partendo proprio dal capo dell’esecutivo. E, invece, no. Questi fior di professionisti della marchetta, da quando Salvini ha staccato la spina al governo Conte, stanno cercando di spiegarci - con voltafaccia e giravolte da vomito - che oggi, per il bene del Paese, serve un governo, quel che sia, che fermi la deriva populista e salvi gli italiani dall’aumento dell’Iva.

In buona sostanza, siamo noi e decine di milioni di nostri connazionali, a non capire nulla. Non è vero che gli italiani vogliono un governo a trazione leghista, perché nel 2018 la Lega ha preso meno voti di Pd e M5Stelle (e poco importa se a maggio 2019, in occasione delle Europee, c’è stato un plebiscito per Salvini). Non è vero che MStelle è Pd sono nemici: al contrario, hanno programmi molto simili e trovare un’intesa non è un problema (e poco importa se fino a ieri volavano insulti da una parte all’altra). Non è vero, insomma, che quello che tra Pd e MStelle sarà un accordo contro-natura, perché alla fine si tratta di due forze di sinistra. E, allora, qualcuno riuscirà a spiegarci perché il presidente del Consiglio sarà lo stesso di un governo che i giornaloni definivano estremista, eversivo, fascista e via di seguito? 


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Editoriale

 

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