Siamo alle comiche

Un conto è infischiarsene degli italiani e dei loro bisogni, un altro è umiliarli e prenderli deliberatamente a calci nel fondoschiena. E questo, purtroppo, è ciò che stanno facendo alcuni degli attori principali - in particolare qualche “resuscitato” ad hoc - dell’attuale crisi politica italiana.


Non bastavano, infatti, gli show di un redivivo Matteo Renzi, che col potere ha lo stesso problema di un tossicodipendente con la droga; non bastavano le campagne anti-salviniane dei giornaloni schiavi dei potentati economici e finanziari; non bastavano gli interventi demenziali di alcuni esponenti del Movimento 5Stelle, che, dimenticando di aver ottenuto qualche buon risultato al governo proprio grazie a Matteo Salvini, ipotizzavano un esecutivo con la Lega, ma senza il suo leader. No, tutto questo non bastava: per far capire agli italiani che, ancora una volta saranno loro a pagare, se non si andrà di corsa a nuove elezioni, sono state due mummie uscite dai loro sarcofagi, vale a dire Romano Prodi e Beppe Grillo.


Sì, proprio “Il Mortadella”, cacciato nel 2008 a furor di popolo, e il comico a 5Stelle, che si era chiamato fuori dalla politica, affidando le sue prese di posizione più dure a un “genio” come Alessandro Di Battista. Ecco, oggi sono loro la speranza di Mattarella e Zingaretti, per mettere insieme un’accozzaglia di deputati e senatori, per sostenere un governo che prenda ordini, tanto per cambiare, dall’Europa, dalle banche e dai finanzieri. E che metta, una volta di più, le mani nei portafogli dei cittadini.


Eppure, nemmeno tre mesi fa, gli italiani hanno detto chiaramente cosa vogliono: un governo forte, con Salvini alla guida. In modo che, per ogni singolo provvedimento da assumere in Consiglio dei ministri, non si debba - com’è avvenuto col governo Conte - fare i conti con i “no” e i distinguo di “scienziati” del livello di Toninelli o della Grillo. Proprio il grande consenso ottenuto dalla Lega di Salvini, però, ha impaurito non solo i 5Stelle - che stanno toccando il fondo - ma anche e soprattutto i giornaloni e i loro padroni, tanto da far partire una campagna anti-Matteo, che si era vista solo ai tempi di Berlusconi. Fu inutile allora, lo sarà anche stavolta. Anzi, se dovesse nascere un governo con tutti dentro - da Forza Italia al Pd, passando per 5Stelle e Leu - “in nome del bene dell’Italia” e con la benedizione di Mattarella, parrebbe chiaro che l’unico vero scopo di un tale esecutivo sarebbe quello di “afflosciare” Salvini. Che, invece, paradossalmente, ne uscirebbe rafforzato dopo pochi mesi, perché Zingaretti, Renzi, i berluscones, Di Maio, Toninelli e Grasso, altro non potrebbero fare che danni come la grandine. Se non di più.


In buona sostanza, un eventuale “governo di legislatura” anti-Matteo - anche per l’infimo spessore dei suoi possibili protagonisti - avrebbe vita breve, molto breve. E Salvini, a nostro modesto giudizio, acquisirebbe ulteriori consensi. Non c’è via di scampo, insomma, per i Grillo e i grillini, Renzi e i renziani, Zingaretti e gli zingarettiani. Se non sarà a ottobre, sarà a primavera del 2020, ma per loro il destino è segnato: sono destinati a cinque anni di sana opposizione. In nome del popolo italiano.


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