RaiSport in fiamme, direttore alle corde

La spartizione in Rai, anche col governo del cambiamento, è andata in scena come sempre: un direttore a me, due vicedirettori a te, quattro caporedattori a tutti e due, qualche scarto alle opposizioni. Così, come di consueto, le testate giornalistiche più importanti della Rai hanno visto assurgere al ruolo di protagonisti non i più bravi, ma i più “vicini” ai politici forti del momento. Una vergogna che si ripete, alla faccia del contribuente, oggi addirittura costretto a pagare il canone con la bolletta dell’elettricità.


In questo contesto, tra le direzioni più ambite c’è quella di RaiSport, per tutta una serie di motivi, non sempre nobili: i rapporti con le miliardarie squadre di calcio, i diritti tv, il Giro d’Italia e tutto il suo indotto e via discorrendo. La volata per la carica di direttore è stata vinta, qualche mese fa, da Auro Bulbarelli, in quota Lega. L’appoggio, però, è arrivato anche dai 5Stelle, che in cambio hanno chiesto tutela per il loro uomo di fiducia all’interno di RaiSport, vale a dire Enrico Varriale, nominato vicedirettore.


Tutto a posto e palla al centro? Assolutamente no. Varriale, infatti, non si è accontentato della vicedirezione e ha preteso, per la stagione 2019/2020, la conduzione della storica trasmissione “Novantesimo Minuto”. Impossibile, gli è stato risposto, perché direttori e vicedirettori non possono condurre trasmissioni, in base a una precisa regola interna.


Niente è impossibile, però, per chi ha agganci forti: così, l’amministratore delegato Rai, Salini, ha concesso a Varriale una deroga - negata, nel recente passato, a molti altri vicedirettori - grazie alla quale il direttore Bulbarelli ha scritto un ordine di servizio “ferragostano”, indicando Varriale come conduttore della prossima edizione di “Novantesimo Minuto”. Subito, è scattata la rivolta, capitanata dal Comitato di Redazione, che ha emesso un comunicato durissimo contro Bulbarelli.
Sarebbe, a dire il vero, una notizia da “chissenefrega”, se non nascondesse l’ostinazione di certi personaggi, che si sentono superprotetti, di fare ciò che vogliono, senza preoccuparsi minimamente degli utenti finali del loro lavoro, vale a dire i telespettatori, che pagano il canone. Bulbarelli, peraltro, si era presentato con un piano editoriale che inneggiava al cambiamento, alle pari opportunità e quant’altro e, invece, ripropone il vecchio più vecchio.


Vogliamo dirlo chiaramente: direttori di questo tipo sono la rovina di un’Azienda, la Rai, che è patrimonio di tutti noi. Quest’estate abbiamo vissuto una bellissima esperienza, col Mondiale femminile, e proprio RaiSport è stata protagonista, grazie a tanti volti nuovi, in particolare femminili, che hanno portato una ventata di freschezza e ascolti impensabili. Appare, perciò, come un suicidio riproporre - peraltro con una forzatura - personaggi come Varriale per la prossima stagione calcistica. Non si possono lasciare in panchina risorse importanti, per mera antipatia personale, come ha denunciato il Comitato di redazione. Nell’ordine di servizio di Bulbarelli non compaiono nomi di giornalisti e giornaliste, che hanno già dimostrato di piacere al pubblico: pensiamo a Paolo Paganini, Fabrizio Tumbarello, Monica Matano, Franco Lauro, Arianna Secondini. Che fine hanno fatto?


Direttore, è ancora in tempo per fare marcia indietro ed evitare che, entro poche settimane, RaiSport diventi un terreno di battaglia ingovernabile. A chi giova un ritorno all’antico, che peraltro lei aveva promesso di voler mettere definitivamente da parte? Ci pensi. E cerchi di recuperare credibilità tra chi ha sostenuto la sua corsa e, soprattutto, tra i suoi amici, che assistono basiti a questo inspiegabile scempio.


0
0
0
s2smodern

Editoriale

 

La cultura dell’odio

di Adriano Tilgher

Ieri e oggi ho incontrato, separatamente, due signore, una relativamente giovane, l’altra relativamente anziana ed entrambe hanno usato una frase priva di qualsiasi significato, ma che è diventata un ritornello sistematicamente ripetuto dai diffusori del pensiero unico globale: “Io sono contro la cultura dell’odio”.

In Italia hanno addirittura fatto una legge in tal senso. Ma cosa significa la cultura dell’odio? Chi è che coltiva l’odio? Ma soprattutto chi può sostenere che in vita sua non ha mai odiato?

Leggi tutto...

La Spina nel Fianco

 

Beat Generation

La settimana scorsa abbiamo parlato a margine del nostro articolo Helter Skelter della paranoia di Charles Manson riguardo alle simbologie Naziste, in articoli precedenti, della vicinanza della cosiddetta Beat Generation a scrittori come Ezra Pound, o ad esperienze artistiche come il futurismo, semplici note ai margini della storia, questo è evidente, ma si può parlare di una fascinazione della Beat Generation Statunitense ad un certo linguaggio e/o ad una certa simbologia ? Nel 1967 Jean-Louis Kerouac, meglio noto come Jack Kerouac, considerato uno dei maggiori e più importanti scrittori statunitensi del XX secolo, nonché padre del movimento "beat", che con i scritti esplicitò le idee di liberazione, ad un incontro presentò una sorta di programma politico culturale per la Beat Generation...

Leggi tutto...

Questo sito si serve di cookies tecnici e di terze parti per fornire servizi. Utilizzando questo sito acconsenti all'uso dei cookies.