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Per un modello di sanità in una società comunitarista.

Ad oggi il preoccupante aumento di nuove epidemie di morbillo ha riproposto in maniera sempre più forte la questione vaccinazione no- vaccinazione sì, suscitando da più parti le dure prese di posizione di politicanti e medici a favore di quest’ultima ; entrambi, però,  si ostinano a non capire le ragioni profonde che hanno portato i cittadini a maturare negli anni questa diffidenza nei confronti della vaccinazione obbligatoria, ovvero la mancanza di autorevolezza e l’incapacità comunicativa della classe medica e la distruzione capillare di quello che un tempo qualcuno osava definire “senso dello Stato”.

Questo è il motivo per il quale la sensibilizzazione sulla importanza della vaccinazione e di tutte le politiche sanitarie di prevenzione debba passare in primis da una profonda rielaborazione di cosa voglia dire Stato e Istruzione Pubblica: non si può infatti tirare in ballo la collettività solamente quando fa comodo per poi riporla nel cassetto quando desideriamo ingozzarci di individualismo sfrenato e malcostume liberale in nome dell’Io legislatore che tutto vuole e tutto può.

Per la stessa ragione è impensabile pretendere misure assistenziali per i malati cronici senza progettare adeguati percorsi di riabilitazione e di reinserimento all’interno della società, e questo può realizzarsi solo se liberiamo la dimensione della malattia dal perimetro liberal-capitalistico secondo cui solo chi può guarire e quindi tornare a essere utile merita di ricevere un investimento nella propria salute (altro elemento che rende estremamente naive l’articolo 32 della nostra carta costituente di cui abbiamo parlato in un precedente nostro articolo).

 Il conclusione, risulta quindi prioritario rifondare la Sanità (così come qualsiasi altro aspetto della vita pubblica)proponendo una soluzione nel sociale, educando le masse non solo a  un nuovo modello di Salute Pubblica, ma di Società!


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Editoriale

 

La giornata contro la violenza sulle donne

di Andrea Brizzi

Il 25 novembre di ogni anno ricorre la giornata mondiale contro la violenza sulle donne, tema scottante quello della violenza di genere, che ogni anno non manca di suscitare polemiche e barricate dall’una o dall’altra parte. Già il parlare di una parte piuttosto che di un’altra, identifica un problema di natura culturale, di fronte al quale ogni evento, manifestazione e quant’altro risulta inutile, se non dannoso, di fronte alla natura stessa della situazione.

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La Spina nel Fianco

 

Planando sopra boschi di braccia tese

È il 24 novembre 2020: puntuale come le zanzare o l'ennesima ondata covid si torna a parlare di Lucio Battisti come "Pericoloso Fascista", a rimestare il calderone questa volta è Aldo Giannulli, ex collaboratore di Avanguardia operaia, il manifesto, Liberazione, l'Unità e attualmente editorialista della rivista di geopolitica Limes. Giannulli rilascia una intervista al sito “Rockol.it” dove dichiara: "Nel corso di un’indagine della Procura della Repubblica di Milano sulle stragi degli anni Settanta mi sono imbattuto in una serie di documenti dell’Ufficio Affari Riservati, il servizio segreto del ministero dell’Interno. Tra quei fogli vi era un’informativa che indicava Lucio Battisti come sovvenzionatore del Comitato Tricolore, organizzazione fondata da Mario Tedeschi, senatore del Movimento Sociale Italiano e direttore del settimanale Il Borghese, per aiutare gli attivisti di estrema destra che avevano guai con la giustizia. Il Comitato Tricolore svolgeva in sostanza a destra le funzioni che a sinistra erano prerogativa del Soccorso Rosso".

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