Rottamazione ter, percorso ad ostacoli

Alzi la mano chi non ha mai avuto a che fare con l’Agenzia delle Entrate, sia essa quella che si occupa di Fisco o l’’ex Equitalia (Agenzia Entrate Riscossione). Tutti, per una multa stradale, per un bollo non pagato o per un mancato adempimento fiscale, prima o poi siamo finiti nelle maglie infernali dell’Agenzia delle Entrate. E uscirne è stato ed è una vera e propria impresa.

La colpa non è di nessuno: non possiamo prendercela con gli impiegati, che sono sommersi di lavoro; non possiamo prendercela con le leggi, perché la legge non ammette ignoranza; non possiamo prendercela con i governi, che, anzi, sotto elezioni ci propongono qualche condono, che ci fa respirare.

Il punto, però, è proprio questo: tutti coloro che sono nel mirino dell’ex Equitalia (la Riscossione), di questi tempi, così come avvenne ai tempi delle prime due “rottamazioni” delle cartelle esattoriali, vogliono approfittare della cosiddetta “rottamazione ter”, che consente un bel risparmio, con quel che resta da pagare, peraltro, dilazionabile in parecchie rate trimestrali. Tutto bello, tutto facile? Macché. Per accedere alla rottamazione ter i casi sono due: o si è dei veri propri maghi del computer e, dunque, si fa tutto online, oppure bisogna andare fisicamente in ufficio della Riscossione. E, qui, cominciano i guai.

Sì, perché adesso non sono ammessi appuntamenti su prenotazione e, perciò, resta solo da fare la fila. Ma non una fila normale: qui parliamo di persone che si accampano davanti agli uffici già verso le cinque del mattino, come se dovessero acquistare i biglietti per una finale di Champions League. E chi arriva, ad esempio, alle sette del mattino rischia di non arrivare in tempo, prima della chiusura delle tredici e trenta. Insomma, ancora una volta, la rottamazione delle cartelle esattoriali si sta trasformando in un vero e proprio percorso ad ostacoli per il contribuente, in un calvario inaccettabile.

Per quale motivo, chi vuole sistemare i conti con l’Agenzia delle Entrate è costretto a prendere un giorno di ferie o addirittura due, perché uno può anche non bastare? Non è sufficiente il danno derivante dall’esborso di denaro, spesso per cose vecchie e stravecchie, per le quali, peraltro, ci era stata più volte promesso, sempre in campagna elettorale, non una rottamazione, ma un condono tombale?

Insomma, in questo Paese – dove non funziona nulla – è quasi impossibile anche mettersi in regola. Non basta la buona volontà, che si scontra con una realtà unica al mondo. Le nostre non sono parole in libertà: basta recarsi in un qualsiasi ufficio della Riscossione, per apprezzare ciò che avviene. Forse, sarebbe bene che lo facessero anche i “decisori” politici, quei parlamentari che in un ufficio dell’Agenzia delle Entrate, probabilmente, non hanno mai messo piede, ma che decidono i tagli di personale.

Ecco, dunque, che ci sentiamo di lanciare un accorato appello al governo del cambiamento: l’Agenzia delle Entrate, Riscossione e non, è un elemento fondamentale del nostro Paese e dovrebbe avere, davvero e non a chiacchiere, un rapporto diretto e amichevole col cittadino-contribuente. Se non si inverte la rotta, potenziandola in tutti i settori, a partire da quello del personale, l’Agenzia sarà vista, sempre più, come un qualcosa di oscuro, che combatte, non agevola, il cittadino. E anche provvedimenti validi, come appunto la rottamazione ter, rischiano di non ottenere il successo che meriterebbero, penalizzando proprio l’attuale esecutivo, che non ha alcuna colpa delle antiche carenze strutturali dell’Agenzia delle Entrate.


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Editoriale

 

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