Il giorno del ricordo, memoria di tanti altri martiri

Abbiamo assistito quest'anno, in occasione della Giornata del Ricordo, ad una incredibile esibizione di Pietas da parte di persone che fino a pochi anni fa non esitavano a gettare fango sui nostri Martiri, mentre omaggiavano gli assassini titoisti.

Importante il bel film sulla tragica vicenda di Norma Cossetto, una delle tante vittime della ferocia di quegli anni. Ovvio che di cose da dire ce ne siano ancora tante. Mi permetto qui di accennarne solo alcune.

Non solo l'odio ideologico era alla base della violenza contro gli Italiani. I popoli slavi hanno nel sangue il retaggio degli Avari, tanto violenti da far paura, secoli fa, anche agli altri barbari. Insediatisi sull'Adriatico hanno assorbito l'eredità delle millenarie culture del Mediterraneo senza mai dimenticare le proprie radici. Il culto della forza ha fatto sì che esprimessero nei secoli grandi soldati e straordinari campioni dello sport.

Ritorniamo alle Foibe. Non fu l’unico dramma di quei mesi terribili che segnarono la fine della II Guerra Mondiale. Molti italiani perirono nel campi di sterminio di Tito. Tantissimi venivano affogati, pietra al collo, a poca distanza dalla costa dalmata. Il Corriere della Sera ha riportato, il 9 febbraio scorso, una testimonianza della figlia di una delle vittime. Di altre storie simili abbiamo raccolto noi la memoria.

Ancora quasi sconosciuta è la vicenda della difesa del Confine orientale ad opera di reparti italiani, appartenenti alla Decima Mas od in essa più o meno volontariamente incorporati. Il disegno di Junio Valerio Borghese era di arrivare ad una forma di non belligeranza con gli Anglo-Americani attraverso i suoi uomini, presenti anche al Sud, in particolare a Taranto, e che avevano optato per la fedeltà al Re, al fine di proteggere la popolazione italiana ed il nostro Confine ad est. Questo sia per contrastare le mire espansionistiche dei titini che per impedire ai Tedeschi ed ai loro alleati, nazionalisti slavi, di annettersi quei territori. L’idea apparve in un primo tempo sottoscrivibile dagli Americani ma fu bocciata dagli Inglesi che avevano scelto di appoggiare Tito, abbandonando il Governo Jugoslavo in esilio a Londra al suo destino. La scelta britannica ebbe tragiche conseguenze, il massacro di almeno trentamila italiani seguito dall’esodo di più di trecentocinquantamila. Lo sterminio, anche a guerra finita, per i Cetnici, gli Ustascia, i Domobranci e per altri nazionalisti slavi, Montenegrini, Macedoni, Bosniaci mussulmani ed altri ancora. Le fosse comuni, con centinaia di migliaia di cadaveri, sono state rinvenute, in parte, in Slovenia e Croazia, a far data dalla dissoluzione della Jugoslavia, durante le guerre interetniche degli anni novanta, di cui siamo stati diretti testimoni. Quelle guerre sono state la Nemesi di ciò che accadde ai nostri connazionali, traditi durante la guerra, e poi ancor di più, quando le ostilità erano cessate e fra gli Alleati era in corso una riflessione su quei tragici eventi.

Ricordo infine l’orribile vicenda degli aviatori italiani, inquadrati nella Regia Aeronautica cobelligerante con gli Alleati, che partiti dalle basi pugliesi, bombardarono militari e civili a Zara, rasa praticamente al suolo, ma anche quei reparti italiani che tentavano disperatamente di resistere agli Slavi in Istria. Un aereo del Regno del Sud fu abbattuto dalla contraerea italo-tedesca.

Dopo la II Guerra Mondiale, malgrado i tentativi di pochi coraggiosi, nessuno ha mai davvero tentato la ricomposizione della memoria storica che passa in primo luogo dalla ricerca della verità. E’ stato molto più semplice scegliere menzogne di Stato, comode e gradite vuoi ai nostri Governi che a chi ci aveva sconfitto ed umiliato.

La sovranità dell’Italia può riacquistarsi, in Europa e nel Mondo, solo liberandoci del sentimento di minorità che ci hanno imposto dal 1945 ad oggi.

[NB: l'autore è stato medico volontario in azioni umanitarie in Croazia e Bosnia-Erzegovina, anni 1991-1995]


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Editoriale

 

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