Echi d'Abruzzo

Il 6 aprile 2009, ore 3.32 in piena notte quando le vittime sono tali distese sugli altari di lana, il demone prese a calci L’Aquila e l’Abruzzo, 309 vittime, 1600 feriti, una diaspora di 65000 sfollati. Una bimba mai nata rimase nella placenta della mamma, il parto era fissato a quel giorno di primavera. La storia registra altri due terremoti tragici, quello del 1461 e il grande terremoto del 1703 (6,8 di magnitudine) che ridisegnarono una città rinascimentale poi tardo barocca.

 I condor vivono di morte, la nascita d’un bimbo non fa notizia, i Tg sono necrologi di sparvieri alla ricerca di cadaveri, il pensiero debole si nutre di terrorismo, pare un assurdo ma così non è, le greggi hanno bisogno dell’abbaiar dei maremmani per rientrare negli stazzi. Il 28 agosto 2016 quell’appendice di terra che s’ incunea tra le Marche e l’Abruzzo conobbe il risveglio del drago, Amatrice fu rasa al suolo, frazioni a calcinacci, la terra di D’Annunzio tremò forte fino a Pescara. Anche qui passata l’adrenalina dei necrofori untori di disgrazie, fagociti di dolore, s’accesero i pellegrinaggi dei cantori delle litanie di promesse.

 Inutile spruzzare alcool su piaghe ancora aperte, vomitare opinioni di parte attingendo al fosforo della scienza del prevenire col portafoglio in rosso fisso. La morale del “si deve”, “si “dovrebbe” è carta riciclata, seguono SMS a tariffa variabile se da telefono fisso o mobile, la coscienza è a posto per il Giudizio universale, le banche si strofinano le mani, lo Stato succhia la solidarietà umana già invocata da G. Leopardi...

 Il 10 febbraio testé trascorso la Regione dei Bruzi entra nelle cabine di legno per il voto, si rinnova il Consiglio regionale, i dem si sono arresi prima del traguardo. E’ il Giorno del ricordo, della Terra Rossa, tesi di laurea di Norma Cossetto, ombre sul muro a ricordarne lo stupro poi la bocca del drago ad inghiottirla, odo una prece per le vittime delle foibe durante la messa, nessuno, solo adesso, vuole restare indietro.

 Il terremoto è nell’aria fredda che fascia questa Regione d’alpini, quella quiete strana che precede un evento, c’è attesa di contare voti e percentuali, il centro destra si presenta unito seppure “il contratto” di governo l’ha diviso. E’ un test sul botulino man cacciato all’opposizione, i suoi TG cavalcano l’Apocalisse, il liberismo è schiacciato nella bocca del panino sovranista, la sua percentuale sarà un fiasco. La sinistra poi spera nel fratello del commissario Montalbano, un Mosè calvo per uscire dalle paludi e rimettere in marcia le masse belanti verso il paradiso socialista.

 Adda passà ‘a nuttata sentenzia il medico ai genitori affranti della piccola Rituccia in Napoli milionaria nella speranza che la medicina faccia il suo effetto. Anche l’Abruzzo ha la febbre alta metafora d’una Patria malata in perenne terapia intensiva, l’attesa degli eredi del guerriero di Capestrano è colma di speranze e timori anche se le proverbiali proiezioni danno coraggio. La cura del voto ha dato i suoi frutti, l’unica rivoluzione possibile è successa, le barricate oramai sono nei cellulari, Marco Marsilio, romano, 51 anni, voluto da FdI, con radici familiari a Tocco da Casauria nel pescarese, è il nuovo governatore dell’Abruzzo. Come si dice giocando a carte “ha stracciato” col 48% dei consensi l’armata Brancaleone dei rossi (di vergogna o per lo sganassone preso), aprendo una pagina bianca, netta, pulita per una Regione martoriata dalle viscere dell’orco. La rivoluzione è qui, adesso, Presidente, ci metta competenze amministrative e tecniche, ricordandosi però che quelle sono necessarie ma insufficienti a scrivere una paginetta di Storia, per quella necessita il coraggio d’un pensiero divergente, perla assai rara nell’Italia genuflessa, coi suoi generali, davanti ai banchieri.

 Scriveva in proposito Napoleone Bonaparte; “Quando un governo dipende dai banchieri per il denaro, questi ultimi e non i capi del governo controllano la situazione, dato che la mano che dà è al di sopra della mano che riceve… Il denaro non ha madrepatria e i finanzieri non hanno patriottismo né decenza; il loro unico obiettivo è il profitto”. Alla sua gente fiera consegni un sogno, una fiaba, ce ne sono talmente tante in questa terra di monti, foreste incantate e valli fino al mare.


0
0
0
s2smodern

Editoriale

 

La cultura dell’odio

di Adriano Tilgher

Ieri e oggi ho incontrato, separatamente, due signore, una relativamente giovane, l’altra relativamente anziana ed entrambe hanno usato una frase priva di qualsiasi significato, ma che è diventata un ritornello sistematicamente ripetuto dai diffusori del pensiero unico globale: “Io sono contro la cultura dell’odio”.

In Italia hanno addirittura fatto una legge in tal senso. Ma cosa significa la cultura dell’odio? Chi è che coltiva l’odio? Ma soprattutto chi può sostenere che in vita sua non ha mai odiato?

Leggi tutto...

La Spina nel Fianco

 

Beat Generation

La settimana scorsa abbiamo parlato a margine del nostro articolo Helter Skelter della paranoia di Charles Manson riguardo alle simbologie Naziste, in articoli precedenti, della vicinanza della cosiddetta Beat Generation a scrittori come Ezra Pound, o ad esperienze artistiche come il futurismo, semplici note ai margini della storia, questo è evidente, ma si può parlare di una fascinazione della Beat Generation Statunitense ad un certo linguaggio e/o ad una certa simbologia ? Nel 1967 Jean-Louis Kerouac, meglio noto come Jack Kerouac, considerato uno dei maggiori e più importanti scrittori statunitensi del XX secolo, nonché padre del movimento "beat", che con i scritti esplicitò le idee di liberazione, ad un incontro presentò una sorta di programma politico culturale per la Beat Generation...

Leggi tutto...

Questo sito si serve di cookies tecnici e di terze parti per fornire servizi. Utilizzando questo sito acconsenti all'uso dei cookies.