In culpa aedificandi

Un 4 novembre seppellito dal fango, sono caduti alberi a shangai sulle montagne, vento più veloce delle Ferrari, trombe d’aria sui miti lidi laziali, pini assassini, piove a catinelle ingrassando fiumi e torrenti, Giove pluvio scaglia l’ira sugli italici, frusta quella centenaria Vittoria, ci spinge nella melma, forse incazzato ci richiama a quel sangue, tanto, che pare, oggi, sia stato speso vanamente.

Bando però al fatalismo irrazionale, la colpa per i sanculotti opinionisti è dell’abusivismo, una vecchia faccia da citrullo pecoraro verde tornerà in campo, trovati i manzoniani “untori” occorre bastonarli di santa ragione.

Lasciando in archivio le bolle papali per costruire palazzi (Et si cunctarum civitatum di Sisto IV, 1480), l’Italia unificata partorì le prime lallazioni urbanistiche con la legge 2359/1865 dicendo ai Comuni con almeno 10.000 ab. “potranno, per causa di pubblico vantaggio determinata da attuale bisogno di provvedere alla salubrità ed alle necessarie comunicazioni, fare un piano regolatore, […] (Capo VI, art 86, poi abrogati), però il cuore della regia normativa regolava soprattutto l’esproprio per pubblica utilità. Il principio era quello di investire d’autorità gli Enti locali nella gestione del proprio territorio, primi vigilantes sull’ars aedificandi e pianificatori in materia urbanistica. “Potranno” non “dovranno” stabiliva il testo, questa facoltà si trasformerà in obbligo con la L. 1150/1942 all’art 8, comma 2: “La formazione del piano è obbligatoria per tutti i Comuni compresi in appositi elenchi da approvarsi con decreto del Ministro per i lavori pubblici […]” col tempo tutti. Quella legge “nera” voluta dall’ing. G. Gorla Ministro dei Lavori pubblici dal ’40 al ’43, ancor’ oggi è la spina dorsale dell’Urbanistica italiana con tante, troppe vertebre spuntate negli anni. Semplice l’ideuzza che torna ricorrente, se le tasche son vuote come quelle di Totò, i crupiers vanno all’incasso con norme di sanatoria edilizia (la 47/85 e seguenti), ravvedimenti operosi, paci fiscali, etc. Nel caso del mattone gli uffici comunali si gonfiano di domande, da una finestra aperta a una lottizzazione, suscitando la filosofia del fai da te, poi si vedrà, ci sarà pure un altro condono, così si costruisce ovunque anche sulle spiagge demaniali e poi si affitta!  

No, non doveva esserci quella maledetta villetta abusiva di Casteldaccia, non si può dire o pensare però “se la sono cercata”. Eh no chi giustificherà l’orrore di sangue innocente, quello di Federico Giordano, eroe quindicenne, morto per salvare la sorellina Rachele di solo un anno, chi giustificherà quell’ultimo respiro? Non esistono paraventi per salvarsi il c…, tanto più che quella futura bara di mattoni era in affitto. Nove morti è una strage, il kamikaze un fiumicello, il Milicia, lasciato da anni in pieno abbandono, la Natura è seria segue le sue leggi prendendo a schiaffi incuria, illegalità, malamministrazione, ma i sorci scappano parandosi nelle fogne. Le cause delle tragedie sono un puzzle, ponte Morandi non era abusivo, guarda caso per scrollarsi le spalle salvando lo zainetto dei miliardi, l’ultima fake è una bobina di metallo caduta a un autotrasportatore, da ridere purtroppo come il fulmine killer. Pietoso lo sfogo del Sindaco casteldaccese, ex crocettista, che recita la parte dell’orfano abbandonato dalle Istituzioni, ma è la terza volta che veste la fascia, perché ha scelto e riscelto l’inferno. Ripetiamo il mantra del dolore, chi giustificherà quel sangue innocente? Chi? Stanno armandosi a dir ciascuno: è lui, no è l’altro, no, è il TAR (è falso caro Sindaco), la mancanza di sghei, la Regione, lo Stato e chi c’è più su, ah c’è Dio, ma sì, la colpa in fondo è sua, tutto sarebbe potuto restare com’era, prima o poi la villetta si sarebbe suicidata magari quando dentro non c’era nessuno. La giunta della Regione Sicilia ha approvato lesta, lesta un ddl contro l’abusivismo edilizio, è fatta! Ci si lava veloci la coscienza, due articoletti due, il primo un bulldozer contro i furbi, il secondo contro i sindaci inadempienti. Ma esiste già la legge regionale 37/85 severissima contro gli abusi edilizi, comprese le demolizioni, i Sindaci possono attingere alla Cassa depositi e prestiti per smantellare i manufatti, però puaretti, viste le diffuse metastasi del fenomeno, perderebbero troppi facili voti.


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