L’U.G.L. guarda alla Lega di Salvini e ad una nuova Europa?

Lunedì 8 ottobre u.s., in occasione del’incontro fra Marine Le Pen e Matteo Salvini, presso la sede nazionale dell’U.G.L., Paolo Capone, Segretario Nazionale della stessa U.G.L., rispondendo alle domande dei giornalisti circa le ragioni che giustificavano l’incontro fra i due leaders sovranisti presso la sede dell’U.G.L., affermava che l’U.G.L. (sempre che sia corretto usare, ma Capone non lo dava per scontato, le due categorie politiche di ‘destra’ e ‘sinistra’, che tradizionalmente avevano caratterizzato le posizioni politiche dei partiti italiani) è l’unica organizzazione sindacale italiana con lo sguardo verso la destra del panorama politico italiano ed europeo.

Sono sembrate molto interessanti le affermazioni del Segretario dell’U.G.L. in un’epoca in cui i singoli partiti politici di riferimento delle singole confederazioni sindacali italiane sono venuti scomparendo e con essi i rigidi legami ideologici che tenevano legati i singoli sindacati confederali ai singoli partiti (la CGIL verso il PC, la CISL verso la DC, la UIL verso il PSI e i partiti della diaspora socialista, la CISNAL, poi U.G.L. verso il MSI e successivamente verso A.N.).

Le dichiarazioni di Capone sottolineano un distinguo sui generis importante rispetto alle altre sigle sindacali confederali essendo esso una conseguenza di quanto di recente l’UGL va sostenendo in fatto di indicazioni di politica economica, che parallelamente costituiscono le proposte di alcuni partiti politici italiani, in riferimento alle quali lo stesso Capone ha formulato le sue dichiarazioni ai giornalisti: prima fra tutte quella relativa alla crescita, senza la quale non si esce dalla crisi economica ed in particolare dall’impressionante livello di disoccupazione soprattutto giovanile.

Proprio sul tema della crescita economica è in corso, infatti, in questi ultimi giorni, un braccio di ferro tra l’attuale governo e i partiti che lo sostengono da una parte e i tecnocrati componenti della commissione europea (Moscovici, Juncker, ecc.) dall’altra, i quali pretendono l’applicazione degli stessi rigorosi criteri adottati in passato: quelli fondati sull’austerity tout-court, cioè su bilanci di rigore costituiti esclusivamente da tagli alle spese pubbliche.

Non è un caso che Paolo Capone, aprendo il dibattito sugli interventi dei due leaders Le Pen e Salvini abbia incentrato il suo intervento sulla necessitè di porre le base di una nuova Europa, di una Europa più giusta, di una Europa più sensibile e più rispettosa dei singoli stati (noi aggiungeremmo delle singole Patrie) a fronte di quel processo di unificazione europea che ha condotto a disegnare una forte eurocrazia, che nulla ha a che fare con l’interesse nazionale dei singoli stati coniugato con quello del contesto generale dell’Europa unita. E probabilmente non è neppure un caso che, riferendosi alla politica del governo italiano ed in particolare al livello di deficit da esso sostenuto, sempre Capone abbia concluso: “In tal senso, ritengo che la manovra avanzata dal governo abbia l’intento di riattivare l’economia, attraverso riforme sociali e interventi che diano un nuovo impulso ai consumi. Non si devono fare passi indietro sul deficit, perché nel lungo periodo gli italiani avranno un potere d’acquisto maggiore e una migliore qualità della vita”


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