Che cosa sta succedendo in Libia

“La fine dell'estate fu veloce nuvole nere in cielo e qualche foglia in terra carico di Lussuria si presentò l'Autunno di Bengasi.” – Cantava Franco Battiato in “Lettera al governatore della Libia. Dopo i fatti del 2011, quando i nostri odiati cugini d’oltralpe decisero di scatenare l’inferno in Libia, e permisero (organizzarono) l’assassinio di Gheddafi, l’estate non è mai più ritornata per il popolo libico.

Negli ultimi tempi nuovi scontri e il precipitare della situazione politica libica, stanno rigettando una volta ancora il paese sull’orlo di una nuova guerra civile. Dalla settimana scorsa infatti sono ripresi gli scontri tra le milizie rivali nella capitale, numerosi i tentativi di “mediazione”, ma ad oggi nessuna tregue è stata raggiunta. La capitale è controllata dal governo di accordo nazionale di Fayez Al Serraj, sostenuto dall’ONU e anche dall’Italia, sia dai precedenti governi che da quello attualmente in carica.

Quello di Al Serraj è obbiettivamente un governo debole, venuto fuori dalle rovine della guerra civile post-Gheddafi, privo di un esercito regolare, che deve fare affidamento sulle milizie che gli sono fedeli. Gli scontri della scorsa settimana sono iniziati dopo l’attacco a sud della capitale, da parte della Settima Brigata, che possiamo dire essere controllata dal generale Khalifa Haftar, ovvero colui che controlla di fatto la Libia orientale, e guarda caso è sostenuto apertamente dalla Francia, che da tempo sta cercando di allargare l’orizzonte dei suoi interessi in Libia, ovviamente a discapito di quelli italiani.

Rigurgiti imperialisti vecchi e nuovi e manie di “grandeur”, insomma la Francia è sempre la stessa, e non ci stupisce più il fatto che, in barba a tutti i bei discorsi sull’unità di intenti della Comunità Europa, alla fine cerchi sempre di fare le scarpe all’Italia. I contenziosi tra Italia e Francia sulla Libia sono ormai storia, la guerra del 2011 ne è un esempio, visto e considerato che grazie al “geniale” intervento francese l’Italia perse i convenienti accordi sul petrolio libico, e da allora è invasa giornalmente da migliaia di immigrati, tutto questo per salvare la traballante economia francese, legata al vile “franco coloniale” che ancora oggi circa 14 stati africani pagano, il quale era seriamente minacciato dalla volontà del Colonnello Muammar Gheddafi di costituire una moneta panaraba su base aurea.

Recentemente nuove tensioni sono nate tra il nostro paese e la Francia, in merito alle elezioni libiche tenutesi dopo un convegno a Parigi il 29 Maggio, organizzato dalla Francia alla presenza di alcuni leader libici e dell’inviato dell’ONU in Libia, convegno dal quale l’Italia fu totalmente esclusa. Evento che aveva un precedente notevole, circa un anno fa infatti Macron aveva organizzato un altro incontro escludendo l’Italia, allora si trattava di un faccia a faccia tra Haftar e Serraj.

Non è ovviamente soltanto politico il problema, dietro l’irrefrenabile voglia francese di ribaltare la scacchiera libica, sono nascosti (nemmeno troppo) gli interessi della Total, la principale azienda energetica francese. Negli ultimi anni infatti, anche durante la guerra civile, l’unica azienda internazionale autorizzata a produrre e distribuire petrolio e gas libico è stata l’ENI, principale azienda energetica italiana, grazie agli accordi stipulati con le milizie. Dalla primavera scorsa però la Total ha iniziato ad espandersi nel paese, con accordi e partecipazioni societarie che potrebbero portare la produzione francese a 400 mila barili di greggio al giorno.

In conclusione, la politica di potenza attuata dalla Francia negli ultimi anni, è stata ed è totalmente contro gli interessi italiani e contro gli interessi libici. Oggi non è facile prendere una posizione, forse l’unica azione razionale sarebbe quella di sostenere ad ogni costo Serraj, già che tutela e mantiene vivi gli interessi italiani, oppure aspettare la conferenza internazionale sulla Libia che si terrà a Roma il 10 novembre. Più di questo non possiamo dire, anche perché se togliamo dal tavolo le questioni economiche e chiudiamo gli occhi per un secondo, Haftar o Serraj poco importa, perché nessuno dei due sarà mai all’altezza del vero e legittimo condottiero del popolo libico, il colonnello Muammar Gheddafi, martire eterno dell’imperialismo occidentale.


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Editoriale

 

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