L'Unione Europea e la distruzione delle identità tradizionali

L'annichilimento dei fondamenti della nostra civiltà è uno degli obiettivi principali della oligarchia tecnofinanziaria di Bruxelles che pretende di sostituire tutta una cultura tradizionale europea con il puro nichilismo del mercato . D'altra parte è in corso in Europa un conflitto culturale ed ideologico fra i sostenitori e gli avversari del processo di globalizzazione che riguarda  l'inasprirsi delle tensioni fra la nuova classe media globale, quella integrata nei miti e nell'ideologia del consumo, e un eterogeneo movimento di opposizione radicale al cosmopolitismo.

Questo confronto ha portato, in alcuni paesi della UE, come in Francia in Italia, in Ungheria ed in Grecia, ad un consenso sempre maggiore verso partiti e movimenti nazionalisti, classificati come "populisti", il cui limite consiste nell'anteporre una retorica anti immigrazione ad un più articolato discorso tendente a smascherare le ipocrisie ed i tratti totalitari insiti nella vulgata del "politicamente corretto" dominante.

Quando si avvicinano le elezioni in un paese europeo assistiamo alle ingerenze indebite degli oligarchi di Bruxelles nelle questioni che dovrebbero essere interne di ogni paese. Pierre Moscovici, commissario per l'economia della Commissione Europea, pochi giorni fa, ha voluto lanciare un suo "avvertimento" sul rischio che in Italia emergano populismi incompatibili con l'Unione Europea.

I tecnocrati europei  non vogliono che si vedano i risultati di questa  invasione di migranti  provenienti da culture estranee, ma appare chiaro, per tutti coloro che non sono stati idiotizzati dalla manipolazione dei grandi media,  che sarebbe ormai impossibile mettere sotto silenzio i fenomeni che accadono tutti i giorni nelle nostre città. Vedi gli ultimi episodi accaduti in Italia a Macerata preceduti già da molte avvisaglie con la mafia nigeriana che ha preso possesso in molte città della gestione del racket di prostituzione e droga.

La spiegazione di questo sta nel fatto che una società composta da classi medie, evolute e culturalmente avanzate, non è ritenuta conveniente per l'oligarchia finanziaria che dirige l'Unione Europea: infatti l'unico modo per trasformare l'Europa in un luogo  competitivo è quello di abbattere il suo costo del lavoro e renderlo omogeneo con il resto del mondo.  Accelerare il processo di omologazione viene ritenuto necessario ma si è anche consapevoli dei rischi. Produrre questo processo in forma rapida produrrebbe la fine politica del sistema, il crollo del consenso e con esso la fine del dominio dell'oligarchia finanziaria mondialista. Da ciò nasce la necessità di permettere l'ingresso senza restrizioni di popolazioni provenienti dall'Africa.  L'importazione di mano d'opera a basso costo e non acculturata permette di abbassare gradualmente il costo del lavoro e di creare un esercito di riserva che poco a poco andrà a sostituire buona parte della popolazione europea.

Le centrali dell'Arabia Saudita da anni finanziano questo processo con centinaia e centinaia di milioni di dollari, trovando grandi complicità nelle classi dirigenti europee, corrotte dai petroldollari dei sauditi e del Qatar.  I tecnocrati di Bruxelles fanno di tutto per assecondare questo processo-

Tuttavia non si tratta soltanto di questione di denaro e di interesse economico.  L'Unione Europea si è dedicata dal suo inizio a combattere la coscienza nazionale dei popoli che la compongono ed a perseguire la cancellazione delle identità storiche e culturali per fomentare una cultura della sinistra liberal post marxista combinata con una economia neoliberista dedita al mercato unico ed all'iperconsumismo. Questa oligarchia di Bruxelles si è impegnata nell'etnocidio soft dei popoli nativi d'Europa.


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