La Repubblica blindata

Archiviata la legge finanziaria 2020 con tanto di fanfare dal Nazareno e rospi da inghiottire per i contribuenti, il premier non eletto volta la pagina della sua agendina per scrivere le prossime riforme sotto dettatura rosso-fucsia. Avanti tutta miei prodi compagni a blindare l’attuale maggioranza costruita nel laboratorio del Palazzo dall’avvocato del popolo, certificata dalla piattaforma Rousseau, dal pronismo sindacale, benedetta dal Papa, da Moscovici, dai progressisti amerikani.

In tre articoli il disegno di riforma della legge elettorale in versione “ritorno al passato” per cancellare il 25% dei collegi uninominali del “Rosatellum” ripristinando il sistema del proporzionale puro, fatta eccezione per la Valle d’Aosta e in parte per il Trentino Alto Adige ma introducendo l’escamotage del diritto di tribuna per far rientrare dalla porticina di servizio i cespugli che non hanno raggiunto la soglia del 5%. La tentazione orfica di girarsi indietro porta il nome di Giuseppe Brescia (M5S), presidente della Commissione Affari costituzionali, l’amata Euridice è la legge elettorale teutonica (non per niente l’hanno battezzata Germanicum) dove è di moda l’ammucchiata pur di lasciar fuori dal governo gli “untori” sovranisti.

In sintesi gli articoli 1 e 2 sopprimono i collegi uninominali sia alla Camera dei deputati che al Senato, così nei due rami del Parlamento dimagrito, 391 deputati su 400 saranno eletti col proporzionale idem per i 195 senatori su 200, ai valdostani spettano un deputato e un senatore, ai collegi esteri otto e quattro sempre col proporzionale. Sono state rimodulate poi le soglie del 3 e del 20 per cento, attualmente vigenti, fissandole rispettivamente al 5 e al 15 per cento dei voti validi espressi, e viene introdotto il diritto di tribuna, se cogli o superi il 5% in tre collegi in due regioni acchiappi  deputati alla Camera, basta un collegio per il Senato.

Infine l’articolo 3 “conferisce al Governo una nuova delega per la determinazione dei collegi plurinominali delle Camere specificando i relativi criteri e la procedura per l’adozione dello schema di decreto legislativo”.

Il povero Pinocchio messo nella corda dal gatto e dalla volpe riuscirà a bucare lo sbarramento del 5% e LeU con tutti gli altri Sancio Panza conquisteranno seggi per incollarsi alle poltrone del governo dell’isola promessa ed agognata? Il messaggio è: pentitevi e tornate nella casa rossa.

Una zingarata buonista annunciava l’età dell’amore fraterno di contro a quella oscura dell’odio dei sovranisti scomunicati dalle chiese nella guerra santa di Francesco perché la libertà è una soltanto, belare nel gregge progressista e si avranno verdi prati da pascolare, altrimenti le porte del paradiso vi saranno chiuse. Il buon pastore politicamente saggio fa sì che le pecorelle smarrite per incauto protagonismo, tornino docili all’ovile pena lo sbarramento calcolato sulle proiezioni dei sondaggi e preso a prestito dal sistema germanico.

La strada della santità laica o credente è unica, via dell’inciucio, anche nel governo dello Stato e occorre arrivarci da svincoli, cunicoli, sottopassi per trovare maggioranze sempre dello stesso color rosso-fucsia, usando il copia e incolla del Conte bis perché siamo costituzionalmente una democrazia parlamentare, del tipo “noi siamo noi e tu popolo non conti un c….”.

Prassi democratica vorrebbe che un disegno di legge di riforma elettorale che coinvolge proprio tutti uscisse dalla Commissione come frutto di concertazione tra maggioranza e opposizione, eh no, cari miei, bisogna reprimere i conati maggioritari, di coalizione, mica possiamo permetterci che vinca il centro destra, sia mai! Sono fascisti! Occorre ibernare il sistema, blindarlo nel transatlantico, nei corridoi del Palazzo, nelle segreterie dei partiti come ai bei tempi dei governi di centro sinistra, ve li ricordate? DC, PSI, PSDI, PRI, tirolesi, valdostani, indipendenti, misti fino al luminoso governo di unità nazionale, tutti sotto al fatidico arco costituzionale elemento fondante di una Repubblica blindata dagli stessi padri della Costituzione con l’art. 139: “la forma repubblicana non può essere oggetto di revisione costituzionale”. Lasciamo ai giuristi alessandrini l’esegesi del dettato di per sé chiarissimo sull’irreversibilità dell’Istituto giudicato eterno. Quanto all’art.1 è stabilito che la sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione ed è bene ricordare che i paletti stabiliscono la centralità del Parlamento e il ruolo del Presidente della Repubblica nel ricercare qualsiasi maggioranza al suo interno in caso di crisi di governo a prescindere dalla manifesta volontà popolare. Certo col maggioritario puro sarebbe impossibile inciuciare vaccinandolo magari anche col vincolo di mandato a evitare il virus del trasformismo ed è per evitare questo che si guarda indietro come l’innominata moglie di Lot diventata però una statua di sale.


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Editoriale

 

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Il nostro è un Presidente del Consiglio cui piace fare annunci sensazionali cui segue poca concretezza. Le cose che sono state dette nell’ultima conferenza potevano sembrare ottime, contare su 400 miliardi è tanto, per lo meno per come sono state annunciate.

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La Spina nel Fianco

 

Povera Matria

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