Marianne est chaude

Monsieur le President la Quinta Repubblica francese pare abbia la testa nella ghigliottina e il suo tramonto personale ha il volto scuro della repressione, delle Gargouilles, quei mostri di pietra delle cattedrali gotiche che vomitano acqua dai tetti, ma qui schiumano fumo di lacrimogeni, espiro di draghi vestiti da Police.

Sabato 17 Novembre 2018 sono i numeri di una data calda, migliaia di gilet jaunes lasciano le tastiere dei social network, non sono più pianisti solitari, ma carne e grida di cittadini in rivolta per strade e piazze di Francia. La replica il sabato seguente in un crescendo di manifestazioni, il fiume s’ingrossa, esonda nelle campagne dell’antica Gallia coprendola di giallo, il colore del sole ma anche delle catene spezzate dall’insurrezione, gettando nel cestino i freni inibitori. Un affluente importante del fiume giallo sono gli studenti in lotta contro l’ennesima riforma dell’École che li porta a urlare “niente soldi, niente scuola” contro l’aumento delle tasse universitarie. Una parola magica per la rivoluzione del ‘18: taxes, toujours taxes, aussi Paris brûle l’8 dicembre, et le President s’arrocca sulla scacchiera invocando il dialogo. Si cerca di spegnere l’innesco spostando l’aumento decretato dei carburanti ma l’incendio, partito da una goccia di benzina, sembra bruciare la foresta della Patria della democrazia. Un esercito di gendarmi contro il popolo, arresti, feriti, fermi, per ora quattro morti, studenti umiliati, costretti in ginocchio, immagini di una Parigi Tienanmen che fanno il giro del mondo lasciando Macron nudo. Prima che scenda giù la lama, il Governo allarga le braccia e grida: Aspettate, mi pento! Tira fuori dal tascapane i bonbon per addolcire i rivoltosi con la vecchia tecnica del divide et impera, perché sa che quella massa ha molte anime, il quarto e quinto stato (operai,disoccupati, disabili, immigrati, ecc.) ma anche i moderati della piccola borghesia. Un fatto è storico: il popolo francese ha ripreso in mano il suo destino, aprendo il vaso di Pandora della democrazia farlocca, diventata una parola chiave per spalancare le porte all’usura finanziaria, con la filosofia: lo Stato è lo Stato, il castello inviolabile, e voi cittadini non siete un c…, mentre quest’ultimi invece riscoprono Patria, bandiera, sovranità nazionale e autentica democrazia.

Così mentre i gilet annunciano, come risposta, un’altra “presa” des Champs Elysées per sabato 16 dicembre, il grido Allah Akbar risuona a Strasburgo, a terra tre morti e 11 feriti, l’ennesimo attentato in Francia che innalza il livello di guardia della sicurezza nazionale spostando l’emergenza sul terrorismo islamico. Chérif Chekatt, l’attentatore, ci ha rimesso le penne in un conflitto a fuoco con la polizia, ma certo l’episodio è un secchio d’acqua gelida sui ribelli, una tachipirina al momento giusto per abbassare la febbre della contestazione, staremo a vedere. Però le rivoluzioni si fanno non si guardano o s’ aspettano recitando vuote litanie salottiere, perché Bomba o non bombai i gilet gialli sono arrivati a Parigi contaminando i Campi Elisi con un po’ d’inferno, mentre da noi si continua a ripetere il ritornello “manca l’analisi e poi non c’ho l’elmetto” piegandosi ai decimali dell’Europa.

E’ pur vero che ciascuna Patria fa le sue di rivoluzioni come sentenziava Mao, ma che il grillo parlante pontifichi sul color giallo del suo movimento e che le rivendicazioni dei cugini transalpini sono il cavallo di battaglia dei pentastellati, è francamente troppo, un modo di appropriarsi dell’azione ribelle altrui calandola nel pesto genovese.

Personalmente non è questa boutade che ci fa inc….re, ma l’ignavia assoluta di non raccogliere quei tizzoni ardenti in un Paese (sic!), il nostro, di lamentosi interconnessi, destinati a nascere garibaldini per morire democristiani. Un episodio tramandato dalla saga familiare mi narrava che un aristocratico papalino romano, il 20 settembre 1870, abitando nei pressi di Porta Pia, alla breccia dei piumati bersaglieri con le poche scoppiettate sparate, più per far rumore, invece di accorrere in armi a difesa del suo Papa, pensò bene di “resistere” ai piemontesi chiudendosi nell’armadio come un vestito fuori stagione.


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Editoriale

 

Il cappio al collo

Di Adriano Tilgher

Un vero cappio quello che il “salvatore dell’Italia”, Mario Draghi, ci sta mettendo al collo con le linee guida per l’utilizzo degli oltre 200 miliardi che stanno arrivando dalla UE. Questi soldi, non solo indebiteranno le nostre future generazioni, ma sono vincolati sia nell’utilizzo, che alle riforme da attuare. Utilizzo e riforme potentemente condizionati dalla volontà dei tecnocrati di Bruxelles. Su queste basi si muovono sia la riforma Cartabia della giustizia, in parte inutile perché non tocca temi fondamentali, quali la separazione delle carriere ed altro, in parte dannosa, perché restringe i margini del giusto processo, sia la legge Zan, una legge che discrimina, penalizza, diventa fonte di odio.

 

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La Spina nel Fianco

 

Carlo Vichi - imprenditore, genio e galantuomo

“Il futuro non è più quello di una volta” (Paul Valery)

21 ottobre 1422 con la morte di Carlo VI di Francia detto "Il folle" viene pronunciata per la prima volta una locuzione universalmente riconosciuta, utilizzata per annunciare la morte di un sovrano e contemporaneamente annunciarne un successore. «Le Roi est mort, vive le Roi!», (Il Re è morto, lunga vita al Re!). Il 2 giugno 1992, nel porto di Civitavecchia il panfilo personale della Regina Elisabetta, Il Royal Yacht “Britannia”, era in attesa di imbarcare importanti ospiti per una minicrociera verso l’isola del Giglio. Su quel panfilo, fu decisa la privatizzazione dell’Italia e la progressiva distruzione dell'imprenditoria Nazionale. A bordo, oltre a finanzieri banchieri e dirigenti di multinazionali, un noto comico italiano, che pochi anni dopo fonderà un partito Politico con l'intento di intercettare un’eventuale dissenso a questa strategia. Ad introdurre il consesso, l'allora direttore generale del Tesoro Mario Draghi. Fu lui ad aprire i lavori, con una relazione introduttiva sui costi e i vantaggi delle privatizzazioni. La piccola e media impresa Nazionale deve essere aiutata nelle pratiche di fallimento, e svenduta sul mercato internazionale. Il nostro paese ha dato natali ad imprenditori visionari e spesso controcorrente, fra i tanti pensiamo ad Adriano Olivetti o Gaetano Marzotto, uomini semplici, "Self-made man", come canonizzato dalla cultura Statunitense. Uno degli ultimi eroi dell'imprenditoria Italiana, un bastian contrario, come piace a noi, si è spento nella sua città adottiva Milano circa un mese fa, il 20 settembre 2021, all’età di 98 anni, Carlo Vichi, leader indiscusso delle Tv a tubo catodico, che con la sua M.I.V.A.R. negli anni 80 e 90, entrò praticamente in tutte le case degli italiani, offrendo un prodotto economico ed allo stesso tempo tecnologicamente all'avanguardia.

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