È tutta una festa... Ossia prestiti e interessi!

Qualche decennio fa una delle sigle del famoso varietà televisivo del sabato sera “Studio Uno” era “E’ tutta una festa…”: si trattava di uno di quei motivetti che, ripetuti ad ogni puntata, entravano nella testa e venivano canticchiati quasi senza pensarci. Stavamo pensando ad esso quando ci accingevamo ad esaminare tutte le opzioni che il governo italiano e il “politburo” europeo mettono a disposizione degli Stati e dei cittadini in questa difficile contingenza sociale ed economica provocata dal virus “covid.19”.

Oggi si riunisce a Bruxelles il Consiglio degli Stati europei, in cui sono presenti tutti i capi dei governi, per deliberare in merito alle misure da intraprendere per fornire risorse finanziarie ai governi e alle imprese per aiutarli a superare la crisi in atto.

Cominciamo quindi dalle opzioni disponibili presso l’Unione Europea in tutte le sue branche operative.

In sintesi, esse sono:

  • “Banca Europea degli Investimenti”: istituita per finanziare investimenti in settori produttivi, mette a disposizione prestiti previa presentazione di un progetto dettagliato, ad interessi di mercato;
  • “SURE” (programma finanziario contro la disoccupazione): a parte il fatto che secondo l’onorevole Stefano Fassina, fondatore del gruppo “Patria e Costituzione”, questo fondo in realtà non esiste, esso comunque si propone di concedere prestiti agli Stati che adottino misure fiscali a sostegno dell’occupazione (ad esempio, riduzione del cuneo fiscale);
  • MES (il famigerato Meccanismo Europeo di Stabilità): trascurando il fatto che ci siano o no condizioni di controllo sulla spesa dello Stato che vi acceda, esso potrebbe concedere a titolo di prestito fino al 2% del prodotto interno lordo per spese connesse al sistema sanitario per curare i contagiati del virus. Si presume che si tratti di spese per attrezzature mediche, ristrutturazioni degli ospedali, assunzioni di personale sanitario: ma a che può servire se arriva quando magari il virus ha smesso la sua carica infettiva, e sarebbe concesso ugualmente anche in quel caso?
  • BCE (Banca Centrale Europea): essa continua nella sua politica consistente nel concedere finanziamenti a tasso praticamente zero o addirittura negativo alle banche per consentirle di acquistare i titoli di Stato dei loro Paesi (o di altri), perché la BCE non può farlo direttamente. Giusto, però le banche a loro volta acquisteranno quei titoli, che frutteranno degli interessi, i quali sono comunque dei prestiti allo Stato che li ha emessi il quale li dovrà rimborsare alla scadenza.

 Come si vede, si tratta in tutti i casi di prestiti: non sono finanziamenti a fondo perduto, senza obbligo di restituzione né tantomeno di controlli sulla spesa pubblica così come hanno fatto le Banche nazionali dei Paesi con sovranità monetaria come la Cina, la Russia, il Giappone, la Gran Bretagna, gli Stati Uniti le quali hanno emesso denaro dato gratuitamente a imprese e cittadini per sopperire alle loro difficoltà in questi mesi di blocco delle attività e di perdita di lavoro. E, come ogni prestito, sono veicolati tramite le banche con corresponsione d’interessi e spese varie.

 Ma veniamo poi alle cose di casa nostra, alle iniziative di questo governo.

Si è parlato ampiamente alla televisione e sulla stampa asservita (sempre più numerosa, purtroppo) di centinaia di miliardi a disposizione di cittadini e imprese, soprattutto di quelle piccole e medie, per consentir loro di coprire le perdite attuali e riprendere l’attività a pieno ritmo.

Ma qual è la realtà? Lo ha spiegato recentemente molto bene Marco Zacchera, che è stato deputato e che è un commercialista. Per le piccolissime imprese, quelle cioè fino a 100.000 euro annui di fatturati, viene concesso un prestito dalla propria banca con un calcolo degli interessi assai astruso basato, pensate un po’, al “Credit Default Swap”, cioè al rischio di insolvenza DEL Paese. Comunque è un prestito e le famose 25.000 euro indicate non sono usufruibili per tutti perché la banca può concedere (senza istruttoria, diciamo sulla parola) solo il 25% del fatturato: se un piccolo negoziante o una partita IVA realizza un fatturato di 50.000-60.000 euro l’anno riceverà 12.500/15.000 euro, non gli sbandierati 25.000 euro.

Per le imprese più grandi, il discorso è più complicato. Quelle che hanno un giro d’affari fino a 500.000 euro l’anno (e sono la maggior parte delle piccole) NON avranno condizioni preferenziali perché i tassi sui prestiti che chiederanno “andranno discussi in trattativa di libero mercato tra banca e azienda con affidamenti, tempi, interessi, garanzie, procedure, modulistica da definire di volta in volta”. Si tratta quindi di una normale pratica di fido, secondo le regole preeesitenti:  l’unica novità rispetto al passato è che lo Stato fornisce una garanzia (parziale) sull’insolvenza. La fornisce alla banca, però: non interviene ad aiutare il mutuatario in caso di necessità!

Potremmo continuare ad elencare altri aspetti di questa vicenda, come pure quella della cassa integrazione che è stata certamente estesa ma saranno estesi anche i contributi che le aziende versano all’apposita cassa presso l’INPS che la gestisce, al fine di garantirne l’equilibrio.

Insomma, appare evidente che in tutta questa crisi – che ha profonde ripercussioni sociali ed economiche, oltre che morali per chi ha avuto la sventura di perdere qualche familiare od amico – come al solito le uniche a guadagnarci, senza rischiare un miliardo dei loro ingenti guadagni (l’Unicredit ha chiuso con sei miliardi di utili lo scorso anno, e Banca Intesa con quattro) – sono le banche. Mentre cittadini e imprese si troveranno ad avere un impegno pluriennale per la restituzione di un prestito, con condizioni variabili per quanto riguarda i tassi d’interesse, e lo stesso Stato, nel caso che accettasse uno degli interventi finanziari indicati dall’Unione Europea, aumenterebbe comunque il suo debito pubblico. Con una conseguenza ulteriore: si aggraverebbe il rapporto debito pubblico/pil, tanto più che il p.i.l. sarà in forte decrescita, e il fantomatico “mercato” esigerebbe interessi più elevati quando si dovranno rinnovare i titoli in scadenza.

Il sistema finanziario e le banche possono quindi veramente cantare che “è tutta una festa”, come abbiamo purtroppo dovuto intitolare questo commento!

 


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