Il Vaticano al Club Bilderberg

Aria nuova alla Santa Sede. Negli stessi giorni di giugno, due eventi vedono protagonista la bimillenaria Chiesa fondata da Gesù Cristo. Nessuna spiritualità, tanto meno cura delle anime. Mentre Bergoglio riceve in Vaticano i vertici delle Sette Sorelle, i giganti dell’energia fossile come Exxon, Royal Dutch, la famiglia Rockefeller, tutti signori di assai incerta devozione ma certissimo potere, il suo collaboratore più importante, il segretario di Stato cardinale Pietro Parolin è ammesso all’annuale riunione del Club Bilderberg.

L’allegra brigata si riunisce a porte chiuse e nella consueta ostentata riservatezza da ben 66 anni. Quest’anno l’onore di ospitare l’evento spetta a Torino, la città degli Agnelli. I membri del circolo sono i più cospicui rappresentanti delle oligarchie al potere: banchieri, finanzieri, azionisti e dirigenti di vertice di multinazionali, i loro maggiordomi politici e i chierici del giornalismo embedded. Gli argomenti trattati, come sempre, sono l’agenda politica, economica, culturale da imporre a gran parte del mondo.  Dopo decenni, l’invito di questa loggia esclusiva, tutt’altro che versata in affari religiosi, si è esteso al ministro degli esteri vaticano.

Parolin, prelato con uso di mondo, non sfigurerà certo accanto a industriali, CEO delle maggiori entità economiche e finanziarie del pianeta, ministri ed ex ministri, influencer delle opinioni pubbliche. L’agenda dell’incontro torinese è assai fitta, i suoi temi di stringente attualità. Discuteranno amabilmente di populismo in Europa, della sfida della disuguaglianza (da essi provocata), futuro del lavoro (flessibile, a chiamata, delocalizzato…), dell’intelligenza artificiale (dunque saranno toccati argomenti come il transumanesimo), Stati Uniti in crisi di leadership, Russia, Iran- i Satana del momento- l’Arabia Saudita, gli amiconi in palandrana seduti su miliardi di barili di petrolio.

Il cardinale Parolin troverà alcuni connazionali italiani di prim’ordine: gli economisti liberisti di sinistra Giovanni Alesina e Mariana Mazzucato, Vittorio Colao di Vodafone (telefonia, reti di telecomunicazione, innovazione, dunque capillare capacità di controllo), una colonna del Bilderberg come Lilli Gruber, gran cerimoniera televisiva, la scienziata e senatrice a vita Elena Cattaneo, oltre naturalmente a John Elkann. Incontrerà una vecchia conoscenza dell’Unione Europa, il portoghese Barroso, diventato, guarda caso, dirigente di Goldman & Sachs. Vedrà anche l’eterno Kissinger, il ministro dell’istruzione francese (la buona scuola LGBT transalpina…) e due novizi dell’inclita compagnia, le stelle nascenti della politica spagnola Soraya Sàenz de Santamarìa e il liberalissimo Albert Rivera, stretto sodale di Macron.

L’illustre brigata riceverà la benedizione di Parolin, ma più verosimilmente, sarà essa stessa ad impartirla, a nome dei Superiori, all’uomo di Chiesa accolto in tanto consesso. Come sempre, decideranno il futuro comune in nostra assenza e contro i principi, gli interessi, la volontà del popolo bue, che accuseranno di populismo e di non credere abbastanza alle loro verità. Si impegneranno attivamente contro di noi, lo dimostra l’agenda ufficiale, integrata come sempre da libere discussioni molto, molto riservate.

Resta una domanda: che cosa c’entra la Chiesa di Gesù Cristo e il popolo di Dio con il Club Bilderberg, i suoi fini e le sue azioni, la sua prassi elitaria, il suo sentimento oligarchico, l’indifferenza per la gente, la distanza incommensurabile da qualunque tradizione spirituale e tensione morale. La neo Chiesa entra nel Tempio dei nemici di sempre, probabilmente dalla porta di servizio. Vedremo le conseguenze, ma qualunque parola uscirà dalla bocca del cardinale Parolin durante le sessioni del club, per ogni impegno che prenderà, ricordi la chiarezza che Gesù, il fondatore della Chiesa di cui è un così alto dignitario, pretese dagli uomini di Dio: “sia il vostro parlare sì sì, no no. Il di più vien dal Maligno”. Pericolosa, sulfurea compagnia quella del Bilderberg, Eminenza. Meglio no, no.


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