Fermate l'Italia , voglio scendere

Fermate l’Italia, voglio scendere. Uno dei problemi, invecchiando, è non riuscire più a comprendere ciò che vediamo. Sfuggono dalle mani i codici per decifrare la realtà nuova, ci si sente estranei, inadeguati e si finisce per rinchiudersi in sé stessi. Per questo siamo in tanti a voler scendere.

L’Italietta è diventata Italiaccia. Per un paio di giorni abbiamo avuto tre governi. Quello in carica “per il disbrigo degli affari correnti”, come recita la formula ampollosa e sottilmente umoristica del protocollo ufficiale, quello “del presidente” di Carlo Cottarelli, funzionario del Fondo Monetario Internazionale, nonché quello sgradito a tutte le oligarchie, capitanato dal professor Conte con la partecipazione del bieco bolscevico, fascista e anti europeo Paolo Savona. La formazione gesuitica del capo dello Stato ha permesso di riesumare una categoria teologica caduta nell’oblio, quella dei peccati commessi con pensieri, parole, opere e omissioni. Il processo alle intenzioni del diabolico ottuagenario Savona, pronto ad uscire dall’euro in 48 ore nette (?!) ha tuttavia consentito agli italiani di vederci più chiaro.

Il buon Mattarella si è presentato al popolo per rivendicare lo stop a Savona nel nome dei Mercati, rivelando – santa ingenuità – di chi è garante e presidente. Il commissario europeo con passaporto tedesco, Herr Oettinger, colto anch’egli da un attacco di sincerità, ha ringhiato che ci penseranno i Mercati (sempre con la maiuscola!) a insegnare agli italianuzzi, piccoli, neri, sporchi e fetenti a votare come si deve. Persino Juncker, forse tradito dalla birra belga, ha rivelato apertis verbis quanto gli stiano sulle scatole gli abitatori dello Stivale, fannulloni, mantenuti, corrotti (verissimo, ma in affollata compagnia) e tante altre cose.

Archiviati gli insulti e le gonne strappate delle italiche vestali giornalistiche, resta l’amarezza per una nazione frantumata, uno Stato in mano a personalità quanto meno inadeguate, classi dirigenti perfino peggiori di quanto immaginassimo. Dunque, fermate l’Italia e fateci scendere.

Vogliamo scendere, perché la vostra Italia è davvero quella che ha dato il peggio di sé nelle ultime incredibili settimane. Questo è il “paese” dove un gelataio è multato di 516 euro (il reddito mensile di non pochi pensionati e altrettanti giovani “flessibili”) per non aver battuto lo scontrino per l’aggiunta gratuita della panna in un cono gelato. Un conoscente disabile in fase terminale sborserà 250 euro per non aver esposto l’apposito contrassegno nel parcheggio, che teneva nel portafogli e ha esibito ad un altro zelante salvatore della patria. Sanzione confermata, gli ausiliari del traffico sono poveri cristi che guadagnano se portano denaro alle casse comunali. La chiamano competitività, è un must del sistema vigente, il quale prospera mettendo l’uno contro l’altro i sudditi.

Un’ Italia ufficiale arrogante con i deboli, viscida e servile con i potenti, anzi flessibile, nel senso che si piega volentieri. Milioni dei suoi figli li ha costretti al lavoro in affitto, a quello intermittente, a chiamata, a tempo parziale, determinato, ripartito e occasionale. Siete sicuri, soloni del sistema, che il popolaccio avrebbe gradito un governo “neutro” diretto dall’ alto funzionario dei poteri forti Carlo Cottarelli, di cui una deputata di Forza Italia (la classe dirigente di Berlusconi…) ha detto: si è comportato come un principe?

Chi ci ha (s)governato sino a oggi prosegue nel delirio. Dopo averci tediato per mesi con le trame nere del XXI secolo, inventato di sana pianta il pericolo fascista, uno di loro, l’inesausto ministro Delrio, non si dà pace e taccia di fascista Matteo Salvini. È un bravo medico, forse dovrebbe prescrivere a sé stesso qualche goccia di Lexotan.

Ma l’Italia si avvita su sé stessa. Il trapassato non passa, il presente fa piangere e il futuro fa paura. Per favore, fermatela quest’ Italia terminale, lasciateci scendere per diventare esuli o apolidi. Ci siamo guadagnati una bizzarra speranza, la nuova ditta Matteo & Gigino. Se falliranno, non resterà che autosospenderci da cittadini italiani, confessandoci colpevoli delle macerie pro quota. Chissà se i Mercati concedono il passaporto.


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Editoriale

 

Montecatini qualche giorno dopo

di Adriano Tilgher

Erano anni che non assistevo ad un convegno di così alto spessore come quello svoltosi sotto l’egida de Il Pensiero Forte il 19 e 20 u.s. a Montecatini. Tutto da seguire, tutto da vedere (a tal proposito gli interventi sono tutti caricati su YouTube sul nostro canale e sulla pagina Facebook).

In altre parti della pubblicazione ci sono articoli relativi a questo evento, ma a me preme svolgere alcune considerazioni ed offrire degli spunti.

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La Spina nel Fianco

 

Mal d'Africa

1983 su etichetta Emi Italiana esce l'LP di Franco Battiato "Orizzonti Perduti" nell'album una riscoperta del proprio territorio, e la pungente critica alla decadenza della cultura occidentale. Uno dei brani più suggestivi di quest'album è sicuramente "Mal d'Africa": «Sentivo parlare piano per non disturbare ed era come un mal d'Africa…» Nel brano il mal d'africa, è la struggente litania di ciò che l'occidente ha perso, il "male" d'Africa non è solo quello che le mafie etniche fanno nel nostro paese, ultimo in ordine di tempo il probabile traffico di organi su cui indaga l'F.B.I. a Castel Volturno, il mal d'africa è anche il male che il cosiddetto occidente ha perpetrato e continua a perpetrare nel continente africano.

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