L'eterno buonismo: uno sfogo

Italiani brava gente.

Sì, quando è sveglia perché siamo quasi sempre se non sempre dormienti.

Terminati i tempi in cui la cattiveria, se conservava una forma di signorilità e onestà intellettuale e non si camuffava nell’ibrida ipocrisia, poteva godere di un suo statuto di tutto rispetto, oggi nella società della sublimazione tutto deve rispondere a determinati requisiti di “fair play” e così il politicamente scorretto non è che una forma, se non di verità, di onestà, perché 70 anni di finta repubblica democratica ci hanno insegnato a tenere a mente il motto di “Francia e Spagna purchè se magna” e quindi è sempre e comunque il caso di tenerli buoni tutti e due perché “ ponno torna’ utili” .

 Grazie a questo habitus che ci siamo portati dietro per anni siamo riusciti a smantellare tutto fino quasi a sostenere più che il nostro fallimento quello della storia stessa, perché, come diceva Ortega Y Gasset in “Espana invetebrada, ”  Un uomo non è mai efficace per le sue qualità individuali, ma per la energia sociale che la massa ha depositato in lui. I suoi talenti personali sono stati soltanto il motivo, l’occasione o il pretesto perché si condensasse in lui questo dinamismo sociale stesso”

Ed oggi che nella società “tecnicamente organizzata” l’unico “ luogo comune “ è il social network; questa disgregazione tendente ad un onanistico individualismo è sempre più evidenziata.

 Siamo infatti tutti bravi ad essere pro- Francia, post attentato jihadista a favore dell’operazione di colonizzazione firmata “Mare Nostrum”, o contrari ad essa; ma, non esistendo fattualmente in rete una “scuola atta alla formazione del pensiero” ( a parte noi de Il Pensiero Forte), ecco che i sottoprodotti che vengono postati, tanto quanto le fake,  non essendo documentabili per ovvie ragioni, cadono in quello che i “professoroni della sinistra capitalistica” bollano come idiozia, luogo comune o razzismo.

 Certo, un’immagine dice tutto ma non testimonia nulla: è facile esporre alla commozione pubblica l’immagine di un bimbo morto sulla sabbia; meno facile è inserire in una cronistoria di immagini il prima e il dopo che hanno fatto scaturire quella nefandezza e chi la stessa ha finanziato o non ha fatto nulla per bloccare.

 Purtroppo per noi rivoluzionari da comodino c’è un mondo ancora che emigra; lo vediamo la mattina sui treni affollati: quella che io definisco la generazione invicta, intendendone sarcasticamente non quella invincibile o non vinta ma quella soggiogata alla logica del pendolarismo, e dis/persa tra un mp3 e una risposta su twitter whatsapp o facebook, e quella clandestina che sbarca qui senza arte ne parte per volontà dell’ Europa di Junker e di tutti coloro che vedono nel bacino del mediterraneo l’Italia come unico imbuto di civiltà ( di qui la forma traslata dello stivale).

 Queste tappe, figlie tutte di una Sovranità nazionale, dalla Repubblica ad oggi, mai conseguita, hanno portato l’eterno adolescente a non crescere mai e a considerare insulsi tutti coloro che nel mettersi contro hanno cercato di addurre argomentazioni, sia dialettiche che pragmatiche, rifacendosi ad un passato che, seppur storicamente “ha sbagliato”, ha lasciato in eredità  quelle forme di civiltà date da previdenza sociale ( quella vera ), tutela del lavoro e pace sociale tra le categorie.

 Ma cadrò forse anche io nel nostalgico luogo comune dicendo così? Anche io figlio di coloro che senza necessità di leggere, a “caratteri di scatola “ sui muri,  quella Ragione, ma subdolamente da figlio di quell’altra scuola che, livellando le coscienze non ancora formate, ha reso alla Patria un’intera classe di discenti che sarebbe divenuta poi quella che avrebbe traghettato l’Italia ad oggi dove noi siamo ?

 Ebbene no. Perché io non vengo da un crogiolo di opinioni fatte passare come Dogmi a cui ob torto collo conformarsi sempre seguendo l’ipocrita scia del “democraticamente”. Io vengo e sono parte integrante di un’Idea “la più giusta, la più autentica, la più Nazionale”. Questa idea è figlia di una mistica: e questo non è, a differenza della carrellata di sopra, l’ennesimo luogo comune ma un comune luogo: di crescita, di istruzione, di rigore, di metodo e di genuina libertà. 


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