Come pecore da macello

Siamo a Bologna, è il 2 giugno 2021, festa della Repubblica (o di ciò che ne rimane, se mai ce ne è stata una): 10mila persone si accalcano in fila davanti la imponente struttura del Bologna Fiere adibita a centro vaccinale. Accalcate in assembramenti, fra spintoni, risse qua e là, grida, le pecore, di età fra i 18 e i 35 anni circa, cercano di entrare affannosamente per accaparrarsi i “soli” 1200 sieri genici, pardon li chiamano vaccini, della Johnsons&Johnsons. La scena non merita altre descrizioni.

È l’apoteosi della stupidità giovanile, il trionfo della nuova religione della Scienza. I dogmi sono stati accettati supinamente, il culto si è radicato, i catecumeni sono pronti a ricevere il loro sacramento di morte. Che sia chiaro a tutti: i mesi che ci separano dall'autunno/inverno prossimi saranno decisivi per preparare psicologicamente le masse al colpo decisivo. Più le persone si sentiranno fuori dall'incubo, maggiore sarà la loro rabbia contro quelli che verranno additati essere la causa della ricaduta. La narrazione conclamata si basa sui cicli delle influenze stagionali: non potendo sfruttare per ovvi motivi la bella stagione per fare terrorismo, la utilizzeranno per diffondere un senso di sollievo, già hanno cominciato a farcelo presente i soliti esperti da televisione ormai ben conosciuti alle cronache. Ma non fatevi ingannare, il waterboarding non è finito. In questo momento ci stanno soltanto facendo prendere aria prima di ficcarci di nuovo la testa sott'acqua.  La prossima apnea sarà quella decisiva e, viste le pregresse condizioni giuridiche minuziosamente predisposte in queste settimane, sarà anche quella irrevocabile: il ritmo dei tamburi della propaganda si farà frenetico, la rabbia dei "nuovi normali" verrà portata al culmine e a quel punto la repressione fisica del dissenso non sarà solo accettata ma addirittura acclamata. Il nemico sarà uno e uno soltanto: chiunque vivrà il dissenso. Lo strumento da applicare è già chiaro: la repressione.

I meccanismi pratici del potere sono i soliti da millenni, non c’è da stupirsi, vengono studiati e ripetuti come cantilene da decenni mentre siamo stati abituati alle vacanze italiani in riviera, alla Champions League e alle feste patronali, dimenticando come per magia i veri problemi con un pizzico di becera goliardia all’italiana. In fin dei conti, ogni popolo è responsabile del governo che si infligge, diceva Platone nelle Leggi, sia esso positivo o negativo. Non a caso, Gustave Le Bon ammoniva nel suo Psicologia delle folle che «Esse [le folle] non hanno mai avuto sete di verità. Dinanzi alle evidenze che a loro dispiacciono, si voltano da un'altra parte, preferendo deificare l'errore, se questo le seduce. Chi sa illuderle, può facilmente diventare loro padrone, chi tenta di disilluderle è sempre loro vittima.» Così è stato e così drammaticamente ancora è. Nella Storia l’apparenza ha sempre avuto un ruolo più importante della realtà, ed in un mondo in cui la realtà generata collettivamente è una grande Matrix nella quale sempre più persone vengono intrappolate, i pochi che riescono a trarsene fuori e risvegliarsi sono sempre meno e con un futuro di persecuzione davanti.

Ciechi guidati da altri ciechi, quei giovani in prima linea a Bologna sono lo specchio di ben più di una generazione razionalmente morta e moralmente assuefatta al consumo di una vita costruita sull’illusione di una felicità in saldo, dissociati cognitivamente dall’esistenza autentica con anni di riprogrammazione neurolinguistica e supporti modulati digitali, persuasi di essere i padroni del mondo quando hanno invece svenduto persino l’ultima cellula del loro corpo a qualche corporation liberal-capitalista.

A cavallo tra il 2021 e il 2022 ci sarà il redde rationem; sarebbe il caso di arrivarci preparati e possibilmente con una soluzione o una scelta, per quanto dolorosa, in tasca.


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Editoriale

 

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