Sulle ali della Metapolitica

Le più piccole mosse o anticipazioni politiche suscitano compulsivamente analisi di ogni sorta, che vanno dal catastrofico al moderatamente speranzoso. Il giudizio morale sulle singole figure va a rinforzare certe immagini che però non sono null’altro che illusioni. L’occhio cade sul dettaglio, ma manca la completezza del quadro. Il teatrino di certi personaggetti è solo specchio per le allodole. Mentre infatti ci si concentra su dette analisi, la Storia avanza indisturbata sotto il segno della Sovversione, senza alcun contraltare. Si è perduta la visione escatologica, e anche in coloro che dicono di conservarla forse non si è sufficientemente in grado di assorbirla nel corpo, di tramutarla in carne viva capace di indirizzare ogni piccolo pensiero e azione quotidiana. Qualunque conoscenza che non diventi Vita è sterile. È urgente invece che ogni sapere si faccia profondo discorso interiore: è questo passaggio dall’esterno all’interno che l’escatologia dovrebbe accompagnare.

L’escatologia è la dottrina che si interroga del destino ultimo dell’uomo e del cosmo, ma è tutt’altro che una scienza astratta. Le sue mura sono i simboli – ponti fra il mondo terreno e quello cosmico e divino – e i segni – orme che il Creatore lascia lungo il corso della Storia. Attraverso di essa ci riappropriamo del significato teleologico delle cose e dell’esistenza, liberandoci dalle sabbie meccanicistiche che hanno eretto la presente società. Lo sguardo escatologico è quindi sguardo capace di leggere al di là della dura scorza e con lungimiranza: apertura spaziale e profondità temporale.

Assistiti da questo sguardo comprendiamo che la lotta cosmica corre su tre dimensioni: «sulla terra, sotto la terra e nelle acque, sopra la terra e nei cieli». La prima è quella esteriore e umana della Politica, la seconda è quella nascosta e infernale della Criptopolitica e l’ultima, la più importante e dimenticata è quella superiore e spirituale della Metapoliltica. Oggi l’unica a mostrarsi delle tre dimensioni, parrebbe la Criptopolitica. Sono organi di potere, i cui membri soltanto in parte sono consapevoli della reale posta in gioco, a muovere da dietro le quinte le pubbliche faccende. La direzione è tracciata e conduce alla dissoluzione di Fine Ciclo: passaggio necessario per il Nuovo Inizio. Se quindi chi opera attraverso la Contro-iniziazione prepara la propria condanna eterna, è altrettanto vero che misteriosamente svolge un compito provvidenziale. Per l’umanità non vi sarà infatti catarsi che non sia preceduta dalla catastrofe purificatrice. Ecco allora che il rumoroso agitarsi dei politici risulta solo come il movimento di sfuocate comparse sullo sfondo di una scena. La trama principale è già scritta, possono e devono mutare soltanto alcune linee di narrazione parallele: quelle che dobbiamo scrivere noi, e che alla fine scopriremo essere le più importanti!

Purtroppo chi avrebbe dovuto porsi su un’altra traiettoria ha sigillato sino ad oggi le sue capacità intuitive. Interrogarsi sulle verità ultime insegna a cercare le risposte - tutte le risposte - non all’interno di questo mondo e nemmeno al di sotto, ma sempre al di sopra. Ci riferiamo a quella capacità, che si fa visione, di leggere ogni minimo moto della storia, e personale e collettiva, come gravido di segni che come le perle di una collana sono legati insieme per condurci sicuri al traguardo finale.

Noi invece non siamo più capaci di scorgere le orme che il Creatore incessantemente lascia sulla nostra morbida terra e così i fatti umani rimangono scollegati fra loro, e ogni tentativo di lettura non raggiunge mai l’essenza delle cose. Tutto è superficie, tutto è moto vorticoso e perpetuo. Cerchiamo sempre soluzioni intra-mondane, come chi prova ad arginare con delle pezze di stoffa le falle di una nave che sta per colare a picco. Il perché delle cose è sempre finalistico, poiché ogni essere è intrecciato al suo specifico dover essere. Perché lavoriamo? Perché anche nella barbarie l’uomo ha continuato a creare arte? Perché insorge una malattia? Perché un ostacolo ingombrante quanto inatteso impedisce di operare il bene? Sono le domande che dobbiamo con urgenza tornare a farci, quelle che disegnano la vita non come un punto, ma come una traiettoria nella quale è incastonato il mistero più grande: perché io vivo e perché noi viviamo? Come vedremmo apparire allora in ogni cosa, in ogni uomo il suo precipuo fine! Come vedremmo che l’alacre lavoro dei “figli delle tenebre” ci ha separati proprio da esso, mettendoci completamente fuori asse! Come arderemmo di amore perché ciascuno possa davvero “rientrare in se stesso” ristabilendo il giusto Ordine!

È questo il tempo escatologico per eccellenza, e le doglie dell’intera creazione dovrebbero farci sussultare dai nostri giacigli. È il momento di allineare le fresche armate della Metapolitica che altro non è se non “l’Escatologia acquisita”. Gli spiriti metapolitici sono “misticamente operosi” nello sforzo di riscattare non soltanto le singole anime, ma l’umanità intera, e con essa anche le strutture sociali, ovvero nello sforzo di ricondurre ogni essere ed ogni cosa al suo fine soprannaturale. Di questi uomini abbiamo bisogno e dobbiamo andare in cerca. Come suggellava il filosofo Silvano Panunzio «i Metafisici si limitano a conoscere: i Metapolitici creano. Cioè modellano, sulle orme della Provvidenza Divina, la civiltà universale; e, mentre annunziano il regno di Dio sulla terra, preparano la cittadinanza dell’uomo nei Cieli».


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Editoriale

 

Bisogna stare attenti

di Adriano Tilgher

Ormai è tutto molto chiaro. Esiste un governo fatto da coloro che fino a ieri erano l’un contro l’altro armati e che oggi sono compagni di merende, succubi inerti ed impotenti sotto un padrone che li fa parlare, li fa agitare, li fa proporre ma poi fa ciò che gli pare.

Tutto questo mi fa paura, l’incoscienza e lo spirito antitaliano delle più alte autorità di quello che rimane dello stato italiano hanno consentito, in nome della più inosservata carta costituzionale (buona per tutte le soluzioni), una serie di colpi di stato che oggi hanno messo il destino nostro e dei nostri giovani nelle mani di un personaggio, freddo, calcolatore, che nessuno controlla e nessuno può fermare, soprattutto perché la gente è convinta di avere un nuovo salvatore.

Siamo in una situazione disperata, grazie proprio a quel mito fasullo della democrazia, per cui i più contano e i meno non contano nulla; proprio quei più che sono frutto dei condizionamenti dettati dai media totalmente in mano ai detentori delle risorse planetarie che vogliono dominare il mondo e trasformare gli esseri umani in consumatori compulsivi privi di volontà.

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La Spina nel Fianco

 

Vogliamo i Colonnelli

1934, Giovacchino Forzano (Borgo San Lorenzo 1883 Roma, 1970) regista amico di Benito Mussolini, convince il Duce del bisogno di dotare l'Italia di una città del cinema, su modello Hollywoodiano, 3 anni dopo sarà fondata Cinecittà, ma la prima vera città del cinema, dotata di teatri di posa e di maestranze specializzate nasce a Tirrenia il Toscana, a metà strada fra Pisa e Livorno. Forzano rileva la struttura della Tirrenia Film un complesso di stabilimenti cinematografici costruiti su disegno dell'architetto Antonio Valente. Al progetto viene dato il nome di "Pisorno", unendo i nomi delle 2 città toscane eternamente rivali, Pisa e Livorno. Forzano reduce dal successo commerciale del Film "Camicia nera" del 1933 dotò Pisorno di nuove professionalità fino ad allora scarsamente rappresentate in Italia, fonici, tecnici del suono, ispettori di produzione, molti dei quali,  si trasferirono successivamente negli stabilimenti di Cinecittà. Negli stabilimenti della Pisorno reciteranno tra gli altri: Sophia Loren, Marcello Mastroianni, Vittorio Gassman, Klaus Kinski, Eduardo de filippo, Ugo Tognazzi, e Fred Astaire. Forzano vi diresse i film “Sei bambine e il Perseo” (1939), “Il re d'Inghilterra non paga” (1941), e “Piazza San Sepolcro” (1942). Vi è stato girato anche il primo "cinecomics" italiano "Cenerentola e il signor Bonaventura" diretto nel 1941 da Sergio Tofano, che portò sullo schermo quel "Signor Bonaventura", esordito nel 1917 sul Corriere dei Piccoli. Durante le riprese la famiglia Forzano viveva spesso a Tirrenia, ed il figlio Giacomo, insieme ad amici era solito fare scherzi, che verranno poi immortalati sul grande schermo nella trilogia di "Amici Miei", si perchè fra quei ragazzi c'era anche Mario Monicelli.

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