Metti una sera al Senato

La lunga maratona di ieri 19 gennaio dell’era di grazia 2021 si è risolta nelle peggiori aspettative, che non sono state quelle relative la caduta di un presidente involucro d’Europa, ma della parte che ancora garantisce alle “banane” di avere un’appestata Repubblica.

Nella visione globale di una “estetica della normalità” prima che dell’educazione, non potevano non venirmi alla memoria quelle sovrapposizioni storiche di cui una mente che pensa è infarcita; mi sono detto “questa è la generazione che ha fatto il 68”; è la generazione che ha combattuto le Baronie Universitarie, l’uguaglianza (quale?) tra le classi, la lotta ad un mondo migliore e ad una visione prospettica in cui trionfassero le parole dl Luther King: “ I have a dream”. Un’ astrazione relegata poi alla ciotola fredda del sei politico in cui dall’ immaginazione al potere siamo passati davvero all’ inimmaginabile.

Si lo so, vengo da una famiglia rigida, ai miei tempi non troppo lontani era al di là di ogni grazia di Dio parlare di genitore uno e genitore due; sono cresciuto nel pieno della riforma scolastica Brocca ho attraversato parte della Moratti prima della fine degli Atenei etimologicamente intesi e mi sono piazzato in piena crisi del lavoro a discutere con me stesso se fosse meglio o peggio essere etero m questa è un’altra storia...

Quello che invece mi ha profondamente rattristato è il vedere il totale disinteresse di TUTTI i cosiddetti senatori della Repubblica nell’ ambito dell’ascolto che l’uno dovrebbe all’ altro in primis e dell’educazione. Ci narrano fossero tempi bui quelli in cui il buon Caligola nomino senatore Incitatus cavallo per altro insanguato e di nobile discendenza; nulla in confronto di 11 asini raglianti e maleducati. E non ne faccio si badi una questione di stile ma i principio; quei “ quattro scapigliati” che lanciarono banchi a Valle Giulia criticando dell’ epoca un certo tipo di dittatura democratica e di rigore metodologico oggi siedono lì assieme ai lor figli “5 stelle” che poco hanno di firmamento ma che richiamano più quelle di una nota marca di salame se non fosse che il salame è cosa ben seria loro invece nascono da un saltimbanco che ha iniziato ad apostrofare tutti con un semplice “vaffa”.

Quel “vaffa” ieri era presente ovunque tanto è che una donna d’onore come la Casellati per quanto possa essere o meno condivisibile il suo operato li ha richiamati più volte e giustamente all’ordine facendo però l’errore di non ricordare loro che prima del distanziamento (grande assente anche lui) c’era il fatto che si trovassero nell’aula del Senato.

Ma niente; il nulla più totale. I paladini delle ingiustizie di ieri sono stati protagonisti di ciò che abitualmente oggi avviene nelle aule di una università a cospetto del “magnifico” docente di turno e dei suoi assistenti intenti - come i senatori - a maneggiare qualcosa di molto più “bollente” su Whatsapp che ascoltare e valutare la persona che hanno di fronte e sta cercando suo malgrado, di sostenere l’esame in causa.

E si perchè il problema REALE al di là di tutto ciò di cui i “ cinegiornali” ci hanno parlato, dalle statistiche ai programmi, sembrerà forse strano ma è proprio questo: come faccio a fidarmi di una qualunque coalizione di governo se la stessa è fatta da accessori che persino quando parla il loro di premier stanno chi al telefonino, chi sul tablet chi nello scranno altrui, chi fuori a fumare e bivaccare in tempi in cui dovrebbe esistere anche per loro solo l’asporto ?

Come faccio a dare fiducia a chi ha lottato per una “scuola più equa più giusta “contro” ogni tipo di sopruso e ogni tipo di baronia e poi mi trovo difronte ai peggio contabili di quei baroni? 

Lo spettacolo da circo dell’ultimo spettacolo, è stata la risoluzione non solo del governo Conte ma di ciò che ci stiamo da anni remoti oramai portando dietro e che non può e non potrà mai incarnare la volontà politica del cittadino anche se ne avremo l’illusione perchè il cambio ahinoi sarà sempre e solo del simbolo che nulla dice sui programmi.

Bisogna essere disposti a rigettare noi il nostro malcostume che è quello di italiani brava gente anche se non rispettano le file e il prossimo loro dovranno per forza di cosa provare a ridare dignità ad una nazione oramai ala “frutta marcita” in cui l’atto di Civiltà più grande potrebbe - per assurdo-venire proprio dall’ultimo de baroni che hanno avuto l’illusione di combattere.

Tutto questo kermesse di volgari atrocità trova il suo degno finale nel voto figlio di quella prima repubblica che amava “impapocchiare” carte e uomini; ma badate, non pensate che sia stato fatto apposta, non sarei capace di malignare su dei cerebrolesi fino a questo punto.

Quella di ieri al Senato è stato solo trambusto e maleducazione oltre al fallimento più totale di una scuola il cui ruolo nella società è ben incarnato dalla risultante ultima di un delirio di contenitori prima che di contenuti e il cui degno esponente non poteva che essere la “ministra” Azzolina.

Altro che cavalli! Un finale che risulta essere la via di mezzo tra i film der “monnezza” e Stanley Kubrick.


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Editoriale

 

Il cappio al collo

Di Adriano Tilgher

Un vero cappio quello che il “salvatore dell’Italia”, Mario Draghi, ci sta mettendo al collo con le linee guida per l’utilizzo degli oltre 200 miliardi che stanno arrivando dalla UE. Questi soldi, non solo indebiteranno le nostre future generazioni, ma sono vincolati sia nell’utilizzo, che alle riforme da attuare. Utilizzo e riforme potentemente condizionati dalla volontà dei tecnocrati di Bruxelles. Su queste basi si muovono sia la riforma Cartabia della giustizia, in parte inutile perché non tocca temi fondamentali, quali la separazione delle carriere ed altro, in parte dannosa, perché restringe i margini del giusto processo, sia la legge Zan, una legge che discrimina, penalizza, diventa fonte di odio.

 

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La Spina nel Fianco

 

Carlo Vichi - imprenditore, genio e galantuomo

“Il futuro non è più quello di una volta” (Paul Valery)

21 ottobre 1422 con la morte di Carlo VI di Francia detto "Il folle" viene pronunciata per la prima volta una locuzione universalmente riconosciuta, utilizzata per annunciare la morte di un sovrano e contemporaneamente annunciarne un successore. «Le Roi est mort, vive le Roi!», (Il Re è morto, lunga vita al Re!). Il 2 giugno 1992, nel porto di Civitavecchia il panfilo personale della Regina Elisabetta, Il Royal Yacht “Britannia”, era in attesa di imbarcare importanti ospiti per una minicrociera verso l’isola del Giglio. Su quel panfilo, fu decisa la privatizzazione dell’Italia e la progressiva distruzione dell'imprenditoria Nazionale. A bordo, oltre a finanzieri banchieri e dirigenti di multinazionali, un noto comico italiano, che pochi anni dopo fonderà un partito Politico con l'intento di intercettare un’eventuale dissenso a questa strategia. Ad introdurre il consesso, l'allora direttore generale del Tesoro Mario Draghi. Fu lui ad aprire i lavori, con una relazione introduttiva sui costi e i vantaggi delle privatizzazioni. La piccola e media impresa Nazionale deve essere aiutata nelle pratiche di fallimento, e svenduta sul mercato internazionale. Il nostro paese ha dato natali ad imprenditori visionari e spesso controcorrente, fra i tanti pensiamo ad Adriano Olivetti o Gaetano Marzotto, uomini semplici, "Self-made man", come canonizzato dalla cultura Statunitense. Uno degli ultimi eroi dell'imprenditoria Italiana, un bastian contrario, come piace a noi, si è spento nella sua città adottiva Milano circa un mese fa, il 20 settembre 2021, all’età di 98 anni, Carlo Vichi, leader indiscusso delle Tv a tubo catodico, che con la sua M.I.V.A.R. negli anni 80 e 90, entrò praticamente in tutte le case degli italiani, offrendo un prodotto economico ed allo stesso tempo tecnologicamente all'avanguardia.

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