APPROFONDIMENTI: l'Europa come rivoluzione - seconda parte

Il ritorno del 1981 Dopo circa vent'anni il famoso e controverso politico belga ritorna sulla scena dell'attualità politica europea, non più in veste d'attivista politico ma di puro teorico27.

Thiriart si dice soddisfatto di aver "lasciato" l'attività politica pura per dedicarsi a lavori teorici, poichè, così facendo, non deve più dipendere da qualcuno (ad es. da un gruppo di giovani militanti come era Giovane Europa). Egli ritorna sulla scena in veste di teorico con un'intervista a Bernando Gil Mugarza, giornalista ed ex militante di Jeune Europe. In quest'intervista Thiriart spiega nuove teorie sulla sua visione di Europa-Nazione28. Egli innanzitutto rivaluta il ruolo del comunismo e dell'URSS all'interno di una possibile integrazione europea. Per Thiriart, i nemici principali dell'Europa erano e rimangono gli Stati Uniti d'america. Egli individua altrettanto chiaramente l'amico: l'Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche. Thiriart teorizza una grande Europa unita fino a formare "L'Impero Euro-Sovietico", che si dovrà estendere da Dublino a Vladivostock. La Russia Sovietica, dunque, da nemico diviene amico; le ragioni di questa scelta quali sono ? Innanzitutto Thiriart considera, dal 1975, il nemico principale per l'integrazione europea i piccoli nazionalismi che sono distruttivi e lacerano il grande nazionalismo europeo. Il comunismo, invece, viene considerato da Thiriart come un sistema fallito dal punto di vista economico e con un ideologia debole, che non può dare problemi all'Europa. L'URSS, nonostante i suoi difetti, viene vista da Thiriart come l'ultimo stato indipendente rimasto in Europa, poichè libera dall'influenza dell'imperialismo americano e sionista29 .

L'URSS, che per il belga possiede notevoli lacune nel suo sistema economico ed ideologico, grazie ad un'integrazione conl'Europa Occidentale, potrà compiere il proprio "destino geostragico", ovvero quello di espandersi fino alle coste dell'Atlantico30.

Per Thiriart, però, il comunismo deve essere riformato; è profondamente inefficente; ma da un certo punto di vista è positivo, perchè è totalitario e regna su uno stato di grandissime dimensioni. Ciò è profondamente ammirabile per il belga, ma il comunismo deve essere de-marxizzato e deve diventare più razionale; per Thiriart il marxismo-leninismo è dogmatico, inefficente, ma non orribile. Per il politico belga, infatti, il comunismo è solamente "idiota" e bisogna creare un "comunismo efficente", cioè il comunitarismo nazional-europeo. Il comunitarismo nazionaleuropeo dovrà permettere di creare una "Città del sole", che consentirà di costruire quello che il comunismo si proponeva di fare, ma mantenendo materialismo, un forte eurocentrismo geopolitico e filosofico e un vero e proprio razionalismo e pragmatismo nelle questioni politiche, svincolato dal dogma marxista-leninista31.

 Per Thiriart l'edificazione della società perfetta verrà raggiunta non grazie al "democratismo" dei parlamentari europei ed americani, ma tramite il carattere positivo ed il totalitarismo illuminato del comunismo sovietico. Per Thiriart il comunismo sovietico è allo stato banale e quindi rozzo, ma almeno non è intriso di revisionismo come gli "eurocomunisti" dell'Europa occidentale (chiaro riferimento a Berlinguer). Grazie allo stato rozzo e banale del totalitarismo comunista di matrice sovietica, come egli lo chiama; l'uomo non sarà più edonista ma per la prima volta riesciurà a manipolare, controllare ed a orientare la realtà per progredire verso il futuro: per egli è l'avvento del super-uomo32. Il comunismo sovietico, nonostante tutte le sue carenze, è migliore rispetto al democratismo occidentale, poichè fa del politico il proprio primato sull'economico e su qualsiasi altro ambito della vita umana.

Durante questo periodo scrive un testo, "L'Impero Euro-Sovietico", finito nel 1985 e pubblicato postumo nel 2018 dalla casa editrice Edizioni all'Insegna del Veltro di Parma33. Egli scrive che questo libro è dedicato alla classe dirigente sovietica ed auspica l'avvento di un "nuovo Stalin", in grado di riformare il comunismo e di fondere l'URSS con l'Europa per il bene dei popoli.

Ciò per Thiriart avverrà per svariati motivi:

  1. L'URSS deve necessariamente espandersi verso Ovest integrando l'Europa Occidentale ed abbandonare il dogmatismo ideologico, per dedicarsi ad un progetto pragmatico e reale di costruzione di un progetto geopolitico eurosovietico.
  2. L'URSS, per Thiriart, abbandonando il dogmatismo ideologico grazie all'avvento del nuovo Stalin, si presenterà agli europei non come un occupante ma come una potenza amica, unificatrice contro i veri occupanti: gli Stati Uniti.
  3. L'URSS, integrato con l'Europa Occidentale, formerà una vera e propria Pax Europaea; ciò avverrà con la nascita di una Repubblica Imperiale Euro-Sovietica estesa da Vladivostock a Dublino. Il nuovo stato e la nuova società euro-sovietica creerà una dottrina monroe paneuropea, per integrare l'Africa e per creare un nuovo uomo razionale. Grazie al "totalitarismo illuminato", infatti, dovrà nascere un superuomo alla Nietzsche od un uomo nuovo, non solamente sovietico, come si proponeva l'URSS, ma eurosovietico!

 

La fine dell'URSS, Il viaggio a Mosca e la morte

 

L'URSS nel 1991 si dissolve, ma Thiart è deciso a non mollare l'attività di teorico. La Russia post-sovietica è caraterrizzata da una profonda crisi economica e sociale, dovuta alle riforme neoliberali di Boris Eltsin, ma nonostante ciò è caraterizzata da una forte attività politica e culturale. Thiriart allora decide, nel 1992, di recarsi a Mosca, ove incontra il politologo russo Aleksandr Dugin34, lo storico Anatoli Ivanov35, Gennadij Zugjianov36 (leader del neonato partito comunista della Federazione Russa), Egor Ligaciov37 (ex membro del PCUS ai tempi di Gorbachev) ecc.

Egli partecipa con interesse alle discussioni dei nuovi movimenti nazionalisti, eurasiatisti, comunisti e neozaristi, che si tengono nella capitale russa; inoltre, viene intervistato dal giornale russo "Den". Nonostante le differenze ideologiche fra Thiriart ed i membri dell'opposizione a Eltsin, egli incontra svariati membri della cosidetta opposizione "rossobruna" e, nonostante la recente caduta dell'URSS, è sempre più convinto che ci sia ancora speranza verso il futuro.

Tre mesi dopo il suo rientro da Mosca, nella notte fra il 22 e il 23 Novembre, Thiriart muore all'improvviso a causa di una crisi cardiaca.

"Voci costernate piangevano la sua scomparsa da Parigi a Mosca, passando per Milano fino a Marsiglia38."

Note sull'Ideologia di Thiriart E' difficile e complesso, nonchè errato, etichettare secondo le ideologie novecentesche Jean Thiriart. Cercherò di semplificare al limite i punti salienti del suo pensiero. Lorenzo Disogra dedica al pensiero politico di Thiriart un intero capitolo del suo testo 39 . Detto ciò, Jean Thiriart era per molti: "Troppo europeista per i nazionalisti, troppo nazionalista per i regionalisti e troppo comunista per i fascisti"40 .

Nonostante molte pubblicazioni l'hanno etichettato come "ideologo d'estrema destra", ciò è un errore, nonchè una notevole semplificazione. Egli è definibile come un uomo pragmatico, un vero e proprio realista politico. Thiriart, infatti, rifiutava le ideologie, nel senso che credeva che, benché sia necessario un apparato ideologico, è altresì necessario che l'ideologia non diventi dogmatismo come in URSS. Egli ricorda, come dice Disogra, che a differenza dei militanti di Jeune Europe, che leggevano i libri di Julius Evola41, egli non si definivcome un tradizionalista, e nemmeno come un conservatore, ma un come un progressista, ed ammirava Marx, Ortega Y Gassett, Gramsci,Lenin ecc.

Possiamo sintetizzare il pensiero di Thriart nelle seguenti visioni del belga:

  1. La natura umana: per egli l'uomo non è nè buono né cattivo, ma è semplicemente assurdo; cosa intende Thiriart con ciò? L'uomo, per evitare che compia crimini o dia danno alla collettività, deve essere sottoposto ad un comando politico. L'uomo per Thiriart è bestiale e stupido, quindi necessita di un comando. Thiriart auspica, come abbiamo visto, l'avvento di un super uomo; ma egli è altresì convinto che il comunitarismo nazional-europeo migliorerà l'uomo ma lavorerà sull'uomo così com'è, senza farsi illusioni di cambiare la natura umana.
  2. La visione della storia di Thiriart è generalmente progressista e non pessimista; per Thiriart la decadenza va sconfitta "a calci in culo". Tuttavia, nonostante ciò, è conscio che l'Europa attualmente sia in forte stato di decadenza. Egli è convinto che sono le élites a fare la storia, guidando le masse. La volontà politica élitaria porta quindi al progresso.
  3. La visione del "politico" di Thiriart è molto interessante e personale, nonchè innovativa. Per lui esiste lo spazio statuale dell'"Imperium" e quello del "Dominium", che riguarda l'ambito del privato del cittadino e contiene la libertà di pensare. Si può semplificare la questione così:
  • Imperium= sfera del pubblico;
  • Dominium= sfera del privato.

Disogra spiega bene questo concetto:

"Per Thiriart, quindi, la politica deve rimanere totalitaria, ma ciò non significa che, al contempo, essa debba annullare completamente, per forza di cose, la sfera delle scelte individuali. Essa deve soltanto mantenere intatta la sua autonomia ed il suo primato su qualsia altro ambito dell'agire umano."42

Per Thiriart quindi l'Imperium è il potere politico puro dello stato, che deve farsi obbedire (egli rimprovera al liberismo di non riuscire a farsi obbedire e, secondo lui, per questo scomparirà). Nel dominium, invece, v'è la sfera del privato e della libertà di pensare (egli si definisce a favore del ruolo del dominium nella società, nonché come un "liberale autoritario", anche se la sua composizione ideologica è molto diversa dal liberismo)43 .

In ultima analisi merita d'essere realizzata l'idea di "stato di diritto e legalità" di Thiriart, per egli: "Parlare di regime di diritto significa ragionare come un credente, non come uno scienziato.44 " Egli crede che un atto di forza si mantiene grazie all'utilizzo della coercizione fisica o meno e ciò si stabilizza tramite il diritto ma si mantiene con la forza; per questo l'idea thiriartiana ricorda molto il decisionismo schmittiano, come detto anche da Disogra45 .

  1. L'aspetto Ideologico per il belga viene visto con una forte tendenza critica; per egli le dicatomie destra-sinistra e fascismo-antifascismo appartengono al passato e vanno superate; ciò è idea comune di svariati teorici spesso messi in ridicolo dalla nostra stampa occidentale che piuttosto che criticare seriamente ridicolizza; alcuni es. possono essere il filosofo Costanzo Preve46 e il suo seguace Diego Fusaro47, il già citato Aleksandr Dugin ma gli stessi teorici marxisti fra cui quelli del socialismo reale consideravano la loro ideologia come scientifica e non idealista (effettivamente il marxismo si basa su presupposti di analisi scientifica della realtà) e di conseguenza criticavano le devianze di destra e sinistra. Il dibattito fascismo ed antifascismo che spesso nella nostra stampa raggiunge picchi d'isteria pazzeschi per Thiriart è parte oramai del passato; noi dobbiamo progredire verso il futuro. Nonostante ciò egli, è fermamente convinto che uno stato (compresa l'Europa Nazione) debba dotarsi di un'ideologia efficente capace di orientare gli indivudi che la compongono; e mette in guardia la Cina che non deve abusare della sua ideologia comunista poichè così facendo ritarderà il suo sviluppo, annebiandola (La Cina, in maniera incoscia ha fatto tesoro del consiglio di Jean Thiriart)48 .

 

Conclusione

Siamo giunti alla conclusione di questa breve recensione ed introduzione a questo politico e teorico sconosciuto a molti come già detto da Disogra nel suo pregevole testo ma anche nella prefazione dello storico Franco Cardini.

Innanzitutto; il merito e il ringraziamento che sento di fare a Lorenzo Disogra è che grazie a lui abbiamo una agevole e breve monografia in italiano su Jean Thiriart inoltre credo sia un punto di svolta importante per ulteriori studi su questa controversa e sconosciuta figura per riportarla dal buio dell'ignoto alla luce del sole; poichè ciò non fa giustizia ad un pensatore del calibro di Thiriart.

Ho cercato di fare del mio meglio per riassumere il pensiero thiriartiano nel migliore dei modi possibili e per esporlo al pubblico di differenti ideologie e pensieri; poichè un autore del genere non può essere lasciato nel dimenticatio, spero quindi di aver dato un piccolo contributo per tutti coloro che volessero approfondire lo studio di quel belga che nel 1992 vene pianto da molti nei territori di quell'Impero da lui teorizzato e sognato.

 

 

 

 

 

 

 

22 L.Disogra, op.cit. pp. 36-37

23 Ci permettiamo di citare in tal proposito; testi ove la teoria d'avanguardia viene illustrata dai due leaders sovietci: V.I.Lenin, "Stato e rivoluzione", Edizioni Lotta Comunista, Como, 2016 e I.V.Stalin, "Per conoscere StalinAntologia delle opere" a cura di G.Boffa, Mondadori, 1979

24 G.La Grassa, G.Petrosillo, M.Tozzato, "L'illusione perduta", NovaEuropa Edizioni, Milano, 2017 cit.p.35

25 L.Disogra, op.cit. p. 39

26 Ibidem.

27 Ivi. p.53

28 Ivi. pp.53-54

29 Ivi. p.54

30 Ivi. p.55

31 Ivi. p.56

32 Ivi. p.57

 

33 J.Thiriart, "L'Impero euro-sovietico", Edizioni all'Insegna del Veltro, Parma, 2018

34 A.Dugin (1962) è un filosofo e politogo russo. Viene spesso dipinto impropriamente come il "guru" di Putin o come "l'eminenza grigia del Cremlino"; nonostante egli abbia più volte criticato il Presidente russo e le sue idee siano di notevole oppossizione alla modernità politica essendo seguace di Heidegger, Evola e Guénon. I suoi testi sono stati tradotti in Italiano da differenti case editrici e gode di notevole popolarità in Europa Occidentale.

35 A.Ivanov (1928-1999) storico e scrittore russo ricordato anche per la composizione di novelle.

36 G.Zyuganov (1944) politico e fisico russo; segretario generale del KPRF (Partito Comunista della Federazione Russa) è uno dei politici più popolari nella Russia d'oggi.

37 E.Ligaciov (1920) politico sovietico, molto popolare nell'Era di Gorbaciov. Fra le sue opere in lingua Italiana ricordiamo: E.Ligaciov, "L'Enigma Gorbaciov", Napoleone, Roma, 1993

38 L.Disogra, op.cit. p. 67

39 Ivi. pp. 69-83

40 C.Boutin, "L'extreme droite francaise au-delà du nationalisme 1958-1996", in "Revue Francaise d'Historie des Idées Politiques", n.3, January-June 1996, p.133

41 J.Evola (1898-1974) è stato un filosofo Italiano.

42 L.Disogra, "L'Europa come rivoluzione", Edizioni all'Insegna del Veltro, Parma, 2020, cit.p. 79

 43 Ivi. p.80

44 Ivi. p.81

45 Ibidem.

46 C.Preve (1943-2013) è stato un filosofo italiano d'ispirazione marxista e comunitarista.

47 D.Fusaro (1983) filosofo e professore universitario fra i suoi testi ove ha trattato del tema ricordiamo al lettore: D.Fusaro, "Pensare altrimenti", Einaudi, Torino, 2017 48 Lorenzo Disogra , "L'Europa come rivoluzione", Edizioni all'Insegna del Veltro, 2020, cit.pp.82-83

 


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Editoriale

 

La politica

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Il vocabolario Treccani definisce la politica come “la scienza e l’arte di governare”.

Purtroppo quelli che oggi si dicono politici non mi sembrano né scienziati né artisti e quindi neanche politici. Qualcuno sarà colto, qualche altro laureato, qualche altro ancora esperto di musica, di canto e di teatro ma ben altra cosa è essere persone che conoscono “l’arte e la scienza di governare”.

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La Spina nel Fianco

 

L'anno che verrà

1978, Lucio Dalla esce nei negozi di dischi (allora ancora esistevano) con l'album "Lucio Dalla" contenente il brano "l'anno che verrà". Il brano fu dedicato ad un suo grande amico Giuseppe Rossetti, incarcerato per motivazioni politiche e rinchiuso in prigione alla Dozza. Si racconta che Lucio passò una notte di Capodanno in compagnia di Giuseppe in carcere. La prima versione del testo venne scritta nella casa di Rossetti a Monghidoro. Il testo venne poi rivisto da Lucio Dalla insieme al frate domenicano padre Michele Casali. Nel testo, riferimenti ai "sacchi di sabbia vicino alle finestre", o alla scomparsa dei "troppo furbi e dei cretini di ogni età".

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