I dittatori della libertà

Si sente continuamente parlare, in maniera ridondante e quasi nauseabonda, di misericordia, pace universale, diritti umani, pari opportunità, rispetto, libertà, parole meravigliose che, però, vengono proferite dalle bocche di persone che si presentano come paladine e profetesse di quello che è ormai chiaro a tutti come il “politicamente corretto”, una sorta di paradigma di pensiero ben strutturato, i cui genitori si possono facilmente rintracciare negli elenchi dei promotori del pensiero debole e i cui araldi variano dai più disparati personaggi del mondo contemporaneo.

La narrazione unidirezionale che viene ormai sempre più imposta ha la pretesa di fondarsi su principi di uguaglianza, fraternità, libertà di pensiero ed espressione; nella realtà dei fatti, trova le sue ragioni nell’assioma “devi pensarla come me, altrimenti devi essere fatto fuori”. Non è consentita alcuna vera libertà di pensiero o di espressione: bisogna pensarla così come viene stabilito dal diktat dell’orwelliano Ministero della Verità, bisogna conformarsi omogeneamente ai modelli preconfezionati e resi di moda, non sono consentite diserzioni, opinioni o peggio ancora opposizioni, pena l’ostracismo più spietato e la condanna ad una proscrizione sociale senza limiti di spazio e tempo.

La violenza, quella stessa che violenza di pensiero, di parole e di azioni che accusano di ricevere continuamente, questi eroi della libertà la applicano quale strumento prediletto, a qualunque costo. La nuova etica della corruzione morale senza freni è la religione che consacra il male come bene; lo sfoggio dell’oscenità e della perversione è la liturgia unica, che non ammette assenti fra i banchi del tempio del terzo millennio, ovvero i mass media; le masse strumentalizzate dall’ingegneria sociale e dalla programmazione neuro-linguistica perpetrata per decenni è il nuovo bacino di fedeli, convocati a rendere culto all’errore e all’ideologia. In barba a quanti in passato hanno realmente combattuto per nobili concetti come libertà e diritti, sotterrando secoli di riflessione filosofica e di evoluzione sociale e politica, la proposta è quella di un regresso, di una involuzione ad libitum, purché permetta la ricchezza e il potere di pochi e la schiavitù di molti.

L’imposizione del nuovo modello, che è per lungo tempo passata sottotraccia attraverso la televisione, la cinematografia, la musica e in particolare l’istruzione scolastica, vero e proprio banco di sperimentazione della destrutturazione antropologica delle persone, è ormai divenuta pervasiva in tutti gli ambiti del vivere sociale, diventando un caso di Stato in molte nazioni, con la presentazione di disegni di legge e proposte politiche il cui obiettivo è precisamente quello di distruggere le verità fondamentali della persona, delle scienze, della natura, dell’essere stesso di ognuno di noi. La sovversione prevede lo stabilimento di ciò che non è normale come paradigma incontestabile, a costo di negare persino le più elementari verità scientifiche, poiché l’antitesi deve diventare la tesi e non permettere alcuna sintesi al di là dell’ideologia. Al posto di ciò che è essenzialmente vita, viene proposta la morte, morte della persona, della Ragione, del cuore, morte di della Tradizione, dell’Arte, della Cultura, della Verità. Il mondo che stanno creando è pieno di colori, ma messi al contrario, in negativo, e dunque esteticamente agli antipodi della Bellezza, che è tale solo se espressione del Bene, colori che, come nelle migliori dittature, servono a confondere la chiarezza di ciò che è ordinato e giusto, schedando gli avversari a seconda delle caratteristiche più odiate in essi.

I dittatori della libertà seggono già sui troni delle nazioni, e ben presto faranno sì che un leader ancora più forte sorga come messia supremo per governare questo mondo sottosopra. Siamo ancora in tempo per cambiare tutto, spetta a noi farlo, con tutti i mezzi che abbiamo a disposizione, a partire dal cambiare noi stessi, destandoci dal torpore in cui siamo comodamente adagiati, uscire da questa realtà programmata virtualmente, evolverci verso la nostra piena realizzazione; possiamo ancora muovere la necessaria rivoluzione, e dobbiamo farlo prima che sia troppo tardi.

 


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Editoriale

 

Elezioni: il giorno dopo

di Adriano Tilgher

Diventa difficile comprendere, dopo questa ultima tornata elettorale, quali siano le posizioni in campo e soprattutto quali siano le differenze tra i vari partiti. Ancora una volta centro destra e centrosinistra hanno dimostrato di essere identici e di non voler in alcun modo differenziarsi. Anche i cosiddetti sovranisti, o populisti che dir si voglia, hanno dimostrato chiaramente quello che andiamo dicendo da tempo: non sanno cosa voglia dire essere dalla parte del popolo o propendere per il ritorno della sovranità al popolo.

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La Spina nel Fianco

 

Rien ne va plus

1986: Enrico Ruggieri partecipa al festival di San Remo con il brano "rien ne va plus" che otterrà il premio della critica, ne seguirà l'album "Difesa Francese" titolo mutuato dal gioco degli scacchi, (la difesa francese è una delle possibili sequenze di mosse iniziali). L'espressione rien ne va plus è costituita dalla parte finale della formula usata dai croupier per regolare i tempi delle puntate nel gioco della roulette (Faites vos jeux. Les jeux sont faits. Rien ne va plus «Fate i vostri giochi. I giochi sono fatti. Niente va più». Nella lingua italiana viene utilizzata in senso figurato per significare che quel che è stato è stato, che i giochi ormai sono fatti.

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