Di necessità virtù?

Partiamo da un presupposto: anche Lucifero è un filantropo. Promette libertà assoluta quasi fosse un totem senza avvisarti che dovrai farci i conti, che dovrai fare a pugni con la miseria delle contraddizioni umane avvinghiate alla tensione verso il bene, il trascendente e il metafisico. È il classico detto per cui “la via dell’inferno è lastricata di buone intenzioni”, che non è un contro argomento di schizofrenici fanatici, quanto piuttosto la precarietà della statura morale umana. Sicché, volendo fotografare le circostanze senza complottismi, soltanto tracciando una linea continua tra punti disseminati e spesso indecifrabili, noteremo che alla pari di una consuetudinaria crisi nel senso etimologico del termine, ovvero di radicale spaccatura del reale al fine di evolvere-per-scarto, ecco anche l’attuale krísis rivela un ingresso magistrale e uno scarto catastrofico in risposta a moti di commossa devozione verso la cura del singolo e della comunità.

Il primo (ingresso) è l’avvento dell’inerzia passiva, il secondo (scarto) dell’apatia attiva. Si noterà che il dramma ancora in atto ha funzionato come finestra per introdurre stravolgimenti che in situazioni consuetudinarie avrebbero richiesto educazione della popolazione, gradualità, prontezza ed efficienza gestionale, cooperazione e, non ultimo, accettazione (il consenso, divenuto così aleatorio). Viceversa, grossi ribaltamenti verso un Paese “eco-green” (in discussione non è la fondata preoccupazione globale di cooperare verso paradigmi di maggiore sostenibilità ben strutturati tra le sovrastrutture sociali, quanto piuttosto proporzione, gerarchie prioritarie, tra beni e necessità nelle circostanze odierne); digitalizzato (si vedano le lacune etiche insolute sull’app Immuni, ad esempio); tecnologizzato (procede spedito l’assenso verso l’introduzione del microchip sottocutaneo brevettato dall’azienda Biohax adottato da Svezia e Germania e che, stando a quanto ripotato da Euronews avanza per essere impiantato anche a migliaia di italiani[1]); familiarmente liquefatto (ricordiamo l’attivismo oramai estremamente esplicito dell’agenzia Open Democracy contro l’istituto familiare che viene prontamente attaccato ed anzi evidenziato come oggetto da decostruire in questo momento storico[2][3]); meno “fobico” (a fine luglio nel nostro Paese verrà discussa alla Camera la proposta di legge per introdurre il reato di “omofobia”[4] che io stessa a febbraio ho discusso come unica voce contraria in Commissione Giustizia[5][6] rivendicando l’estremo pericolo per la libertà comune sulla quale tutte le forze politiche con a cuore i diritti fondamentali dell’uomo dovrebbero esporsi a tutela e difesa); più liquido (in pieno caos planetario l’ONU dispiega tempo, energie e risorse per continuare a sensibilizzare inclusività a suon di “neutralità di genere”[7]), stanno procedendo con grande pervasività senza lasciare margine all’individuo affinché gli sia garantito il dubitare, quell’azione del pensiero critico occupata dalla confutazione.

Indugiare sul pacchetto rivoluzionario non significa prendere il pacchetto di peso e gettarlo, sia chiaro, bensì avere il diritto di non subirlo inermi sospinti dal presunto “bene” ottenibile per l’umanità, dove un accordo antropologico ed etico sulla qualità e la sostanza di questo “bene” è del tutto sottoposta al dominio relativista. Benedetto XVI, con la sua nota saggezza, ci ricorda che: «il più grave pericolo di questo momento sta proprio in questo squilibrio tra possibilità tecniche ed energia morale. La sicurezza di cui abbiamo bisogno come presupposti della nostra libertà e della nostra dignità, non può venire in ultima analisi da sistemi tecnici di controllo, ma può, appunto, scaturire soltanto dalla forza morale dell’uomo: dove essa manca o non è sufficiente, il potere dell’uomo si trasformerà sempre di più in un potere di distruzione». Questa forza morale è venuta meno e ciò che questa solitudine pandemica ha esposto altro non è se non l’ecografia dello stato embrionale in cui essa si trova aspettando il proprio naturale, successivo sviluppo. Banalmente, manca l’ordine perché si è deciso che la normatività è un male perseguibile, contrario all’ideologia e all’imperativo relativista oggigiorno capostipite di una neo-necessità di passaggio a formule di sovvertimento liquide, perciò sostanzialmente inafferrabili.

Entriamo a mio avviso nella triade che io chiamo “P-T-P”, potere-tecnologia-persona: sappiamo che il fine non giustifica i mezzi, cioè un fine buono alimentato anche da intenzionalità potenzialmente benefiche per l’uomo non può essere raggiunto con mezzi in sé moralmente illegittimi; ma sappiamo anche che un mezzo in quanto strumento trova misura ragionevole in rapporto a un fine adeguato. Ed è qui che si installa il problema di fondo: il diritto di conoscere; il sapere concesso, cioè quanto ci è dato sapere. Senza spingere a esagerazioni atipiche vista la situazione, dobbiamo prestare attenzione al connubio tra docilità – stato di necessità – ordine – obbedienza, considerando che la norma è legittimata ma non necessariamente moralmente corretta e che la società può cooperare se l’ingranaggio trova un linguaggio d’intesa reciproco, non unilaterale in cui il soggetto si ritrova solo e passivo.

Il cosiddetto “diritto alla verità” diventa quindi un appello obbligatorio per poter consentire di porre in dubbio l’arbitrarietà decisionale su nuove condizioni di esistenza (come lo sono quella tecno-umana o di dissoluzione identitaria, sessuale e familiare) che, in quanto proprio della cifra umana, sfuggono a riduzionismi esclusivamente economici. Il diritto alla verità pretende la libertà di chiamare le cose con il loro nome in un’epoca dove l’anonimato anziché essere alienante diviene un mantra progressista tale per cui ciò che è “innovazione del possibile”[8] non abbisogna di alcun setaccio etico. Oggigiorno tendiamo al disfacimento della forza coercitiva di verità ed etica? Aver parcellizzato la prescrizione morale in aleatorie liberalizzazioni continue è la risposta più in voga a questo tipo di dilemmi. In quale relazione stanno verità e agire politico? Davvero il fondamento morale che risiede costitutivamente nella natura umana non coglie che agire nella dimensione politica significa porre le condizioni affinché il bene venga conseguito, realizzato, custodito per ogni singolo uomo? Davvero crediamo in un meccanicismo del funzionario politico a discapito di ogni altezza assiologica del valore rappresentativo di colui/colei che si presta al servizio anzitutto della persona, centro e fine ultimo della sopravvivenza dell’intera struttura sociale? Perciò, mi domando: la triade verità-politica-etica è svuotata di autenticità? Quello a cui stiamo assistendo è l’effetto collaterale ingovernabile del valore umano camuffato in oggetto di scambio monetizzabile?

La verità non può essere depotenziata a favore di sovrastrutture di potere, soprattutto se essa riguarda la condizione stessa della necessità, del bene e i diritti fondamentali della persona. Da ciò consegue il diritto-dovere di renderla disponibile all’uomo. Quest’ultimo, infatti, è ben altro di un corpo docile. Concludo citando un estratto di Simone Weil: «il limite corrispondente ai vincoli del potere e all'ordine delle responsabilità è legittimo soltanto se è stato fatto tutto il possibile per portare a conoscenza di coloro che ne subiscono le conseguenze la necessità che lo impone, senza alcuna menzogna e in modo tale che possano acconsentire a riconoscerlo. Nessun concorso di circostanze può mai esentare da quest'obbligo universale».

 

[1]https://it.euronews.com/2020/05/13/i-microchip-sottocutanei-saranno-la-prossima-grande-rivoluzione-tecnologica-in-europa?utm_term=Autofeed&utm_medium=Social&utm_source=Facebook#Echobox=1589383468

[2] https://www.opendemocracy.net/en/oureconomy/coronavirus-crisis-shows-its-time-abolish-family/?fbclid=IwAR3HfwjEf5k1wcEXICF2zVR5yT1uyeEWIe_OEyTVK1xQ16w_tjo_RUw35aE

[3]https://www.opendemocracy.net/en/oureconomy/family-abolition-isnt-about-ending-love-and-care-its-about-extending-it-to-everyone/?fbclid=IwAR1yWwJTBnMGzX-YICSPZ0-iJvxRTctWP_sfB6rvAK1urdTxrTxGsXDphzY

[4] https://www.facebook.com/325228170920721/photos/a.474064812703722/2796585147118332/?type=3&theater

[5]https://www.camera.it/application/xmanager/projects/leg18/attachments/upload_file_doc_acquisiti/pdfs/000/003/332/Osservazioni_Giulia_Bovassi.pdf

[6] http://www.ilpensieroforte.it/dibattiti/3131-audizione-informale-commissione-giustizia-camera-deputati?fbclid=IwAR2PmPBSYsh1iSUDGCJMZpUi83a0aAhm7Gaph0YaLU-a0-DZHSNpi0slXzo

[7] https://twitter.com/UN/status/1262322788687323136/photo/1

[8] http://www.ilpensieroforte.it/interviste/184-intervista-a-giulia-bovassi


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Editoriale

 

A chi appartiene il domani?

di Adriano Tilgher

Io non so se questa pandemia sia vera o inventata, non so se sia stata creata in laboratorio o trasferita dai pipistrelli, non so dove inizi la verità e dove la menzogna (che i più schiavi di tutti chiamano “fake news”), ma soprattutto non so dove andremo a finire. Sicuramente so che di questo Covid 19 pochi sanno qualcosa che viene spesso trasformata e imbrogliata da chi, al servizio di interessi terzi, ha inteso approfittarne per incutere terrore nella gente affinché tutti accettassero di non vivere per evitare di morire.

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La Spina nel Fianco

 

No Vax no Dux

30 maggio 1431 Giovanna d'Arco morì arsa viva dopo un processo per eresia. 14 maggio 2020 la deputata del gruppo misto Sara Cunial, eletta con il movimento 5 stelle, ed espulsa ad aprile 2019 ha tenuto un discorso alla Camera, in cui ha criticato il governo per la gestione dell’emergenza coronavirus. Nella lettura del discorso, tenuto con voce tremolante ma di forte impatto emotivo, ha sferrato un attacco diretto al Presidente del Consiglio Conte, al Presidente della Repubblica, a Big Pharma a Bil Gates e a tutto ciò che gira intorno a varie teorie, considerate di controllo da alcuni, e di complotto da altri.

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