Il fallimento dell’Illuminismo critico

Lo spirito dell’Illuminismo al suo nascere si potrebbe riassumere, senza pretese di riduzionismo, col motto “Tutto dubitare, tutto criticare”. La critica è proprio uno degli aspetti centrali del movimento illuminista, che promosse sin dal principio l’azione di critica ad ogni realtà, in particolare alla Verità e alle sue definizioni dogmatiche, con l’intento preciso di decostruire gli assiomi granitici della Tradizione del tanto detestato ancién regime. Tutti i paradigmi del passato dovevano essere messi sotto il vaglio del dubbio cartesiano, spinti al limite estremo della incredulità e poi essere o scartati definitivamente come obsoleti, o rielaborati secondo i dettami della scienza della Ragione, assunta quale sorta di nuova religione, preambolo dello Scientismo che nel corso del XIX secolo sarà causa di ingenti disastri a tutto il pensiero.

Ebbene, nel trambusto dell’oggi post-moderno, la dittatura del pensiero unico pare aver superato persino i pilastri della rivoluzione dei lumi: non è più consentito criticare niente e nessuno, o meglio niente e nessuno che appartenga al diktat proveniente dall’unico Ministero della Verità di orwelliana memoria. La narrazione che diffondono è l’unica che può godere di attendibilità, secondo il criterio di applicazione del bollino con la data di scadenza definito lì per lì dal mercato dei favori dei colletti bianchi, e guai a chi osa non rispettare i proclami e non si attiene alle norme dell’igiene mentale pubblica stabilita. La programmazione neurolinguistica di questi nuovi sacerdoti della tecnoscienza, che trova fondamento storico in quella medesima révolution dei filosofi francesi che ha tanto cambiato il mondo e la Storia, ed ora persino lo spirito critico viene messo al bando, imponendo i nuovi dogmi. Un paradosso davvero buffo, forse; eppure la litania è sempre la solita e i potenti della terra sanno bene che la ciclicità delle leggi di Giustizia prima o poi fa ricadere su tutti il giusto compenso. Per governare, in fin dei conti, è necessario cambiare ogni tanto i volgi e le targhette degli uffici, ma la matrice ideologica soggiacente resta sempre la medesima.

La caccia all’eretico prosegue. Oggi i malcapitati dovrebbero forse cucirsi una mascherina con una toppa, un colore o delle iniziali che li potessero identificare quali stregoni delle fake news e degli alchimisti del complotto, promotori di un pensiero alternativo non in linea con l’ortodossia della maggioranza. Un pensiero, appunto, critico, che preferisce illuministicamente parlando verificare con la propria esperienza e con la libertà della propria ragione quale è la verità e cosa è meglio scegliere per il proprio bene, difendendo magari le proprie idee a costo del martirio sociale.

Il totalitarismo democratico, forte della sua psicopolizia, è sempre pronto a ricevere ordini dal Grande Fratello che osserva scrupolosamente gli individui atomizzati ed ove trova una deviazione, interviene subito con metodi di rieducazione tirannica senza precedenti. D’altronde, il dubbio è pericoloso perché contagioso e potrebbe aumentare il dissenso o peggio ancora la ribellione, ed i potenti sanno molto bene che una massa è più forte di pochi malvagi, ed hanno paura, motivo per cui si ingegnano costantemente per soggiogare e controllare le vite delle persone nell’interminabile liberticidio.

Chissà cosa direbbe Voltaire, noto per l’aforisma «Non sono d’accordo con la tua opinione, ma darei la vita perché tu la possa dire», davanti a questo scempio. Non c’è più religione e non c’è più nemmeno Illuminismo, che ha fallito, la ragione umana è caduta in quelle tenebre che generano mostri e i demoni della notte siedono sui troni dei governi in pieno giorno. Eppure, ci era stato tutto predetto.

Adesso è il tempo per tentare una rivoluzione, finché ce ne è di tempo e ancora possiamo pensare, prima che gli orchi di Mordor, come scriveva Tolkien, corrano a prenderci. Osare mettere in dubbio il pensiero unico, tentare, provare, sperimentare, vivere. Perché, in fin dei conti, come diceva sempre Voltaire «Il dubbio è scomodo ma solo gli imbecilli non ne hanno».


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Editoriale

 

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