La proporzionale incombe

Emanuele Casalena lo ha fatto ma conviene ancora riflettere sul gravissimo fardello che un’altra legge elettorale su base essenzialmente proporzionale rappresenterebbe per la nazione italiana.

Per chi segue la politica senza particolare attenzione o almeno senza reale passione, la legge elettorale può apparire problema per addetti ai lavori, per specialisti del politichese, problema minore che poco ha a che fare con le angosce della gente comune, con l’avvenire proprio e dei propri figli e più in generale con i problemi veri di riscatto e di sviluppo che si impongono nella corrente difficilissima fase della politica italiana.

Al contrario, il sistema elettorale è argomento di primaria importanza per tutti ed il ritorno al proporzionale che si profila all’orizzonte, dopo che la Corte Costituzionale ha bocciato il referendum proposto dalle regioni rette dal centrodestra, rappresenterebbe un nuovo gravissimo colpo alla stabilità ed alla credibilità dei governi italiani. Dei governi in quanto tali, indipendentemente dalla loro composizione partitica e dai loro intenti programmatici, la cui capacità di affrontare con efficacia i problemi della nazione resta in ogni caso in considerevole parte legata, come ognuno può facilmente intuire, ad un minimo di stabilità del governo stesso, alla sua permanenza in carica cioè per un adeguato ragionevole lasso di tempo. 

 Una condizione quest’ultima assolutamente improbabile in un parlamento eletto con sistema proporzionale dove i partiti piccoli e meno piccoli, liberi tra l’altro da vincoli di schieramento assunti verso gli elettori, si aggregano e si disaggregano secondo le mutevoli valutazioni di convenienza elettorale specifica del momento, con ben scarso riguardo alla continuità dell’azione di governo.

Dal ’46 al ’94, nella cosiddetta prima repubblica tipicamente caratterizzata dal sistema proporzionale, si avvicendarono al governo della nazione 50 diversi esecutivi, di durata media quindi inferiore ad un anno.

La politica in quegli anni era dominata dalla cosiddetta Balena Bianca, il grande partito democristiano che con la sua dimensione avrebbe potuto favorire di per sé la continuità dell’azione governativa. Ciò nonostante la volatilità dei governi italiani, espressi da parlamenti eletti con sistema proporzionale, divenne proverbiale in campo internazionale dove chi trattava con i ministri italiani era ben conscio della loro incerta permanenza al potere, con conseguenti pessimi effetti sulla credibilità e la rilevanza delle posizioni italiane.

In materia economica è appena il caso di ricordare come in un mondo dominato dal liberismo globalista,  dalla cosiddetta economia di mercato e da liberi  scambi internazionali (strappi di Trump a parte) , in cui la facoltà dei singoli Stati di intervenire direttamente in materia economica è fortemente limitata o del tutto interdetta come nei Paesi dell’UE,  le prospettive di sviluppo di un singolo Paese  risiedono pressoché integralmente nella capacità di attrarre investimenti privati dall’interno o dall’estero.

In tale contesto liberista diviene di fondamentale importanza per la scelta di un investitore la previsione di normative e politiche stabili in tutte le materie che regolano l’attività economica al fine di ridurre, come elemento di fondamentale importanza, le incertezze che accompagnano il rischio d’investimento.

 Un governo instabile, frutto di maggioranze risicate e ballerine, è di per sé una basilare fonte di incertezza per le decisioni d’investimento.

 La ormai ben lunga e critica fase di sviluppo dell’Italia e della sua economia dipende certamente da complessi e diversi fattori ma una riconosciuta e fondamentale componente della crisi è rappresentata sicuramente dalla scarsissima entità degli investimenti correnti sia pubblici che privati; a sua volta la carenza in particolare di questi ultimi è anche fortemente effetto della instabile direzione politica della nazione.  Una nuova legge elettorale di carattere proporzionale non potrebbe che aggravare tale già negativa situazione.

 Del resto, anche dalla sinistra politica, pur tradizionalmente poco sensibile all’efficace esercizio del potere e pur attualmente pronta nell’attuale quadro politico, per contingenti ragioni di “cucina” partitica, a sostenere le posizioni proporzionaliste dei Cinquestelle, ci sono voci che riconoscono la centralità del problema legato alla legge elettorale. Prodi ad esempio, fiero nemico della destra, replicava recentemente così a chi lo annoverava tra i sostenitori del proporzionale: “diversamente da quanto scritto, sono stato sempre favorevole al sistema elettorale maggioritario e lo sono tuttora (…) aggiungo che sono profondamente convinto che, se avesse avuto un sistema elettorale alla francese, l’Italia sarebbe oggi un grande Paese.”.  

Sarebbe da chiedere chi sono stati i fondamentali responsabili dell’introduzione del proporzionale e dell’attuale dimensione dell’Italia.

Di concreto ad ogni modo non ci sono molte alternative: in attesa della repubblica presidenziale e dell’elezione diretta del capo dello Stato, non rimane che battersi ora, subito, con ogni impegno, per un maggioritario serio e vero.


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Editoriale

 

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