Che fine ha fatto l’estetica della musica? [1]

Parlare di musica nel XXI secolo significa addentrarsi in un mondo incredibilmente grande e variegato, ampiamente esplorato e commentato ogni giorno. La musica è da sempre e dovunque uno degli elementi più caratterizzanti dell’uomo e nel contesto storico-antropologico odierno è al centro della vita sociale in maniera del tutto singolare rispetto al passato. La diffusione “popolare” della musica, la sua evoluzione stilistica e soprattutto commerciale hanno riscritto il modo che abbiamo di intenderla e di conoscerla, aprendo nuovi scenari e dimensioni che affascinano gli studiosi.

Se parlare di musica è complicato, forse lo è ancora di più trattare di estetica della musica. Questa branca della filosofia, poco conosciuta ai più e spesso erroneamente confusa con l’ambito della cura materiale del corpo e dell’apparire esteriore, vanta dalla propria parte una esclusività nella capacità di trattare l’argomento musicale che le altre discipline, sia umanistiche che scientifiche, non possiedono. Si tratta della capacità di riflettere sulla Bellezza, anzitutto desiderandola e volendola conoscere, per poi giungere ad amarla e, una volta amata, contemplarla beatamente. Per fare ciò, l’estetica si avvale di numerosi strumenti filosofici cha fanno di essa una materia privilegiata, gentile e, soprattutto, nobile nella sua missione, in quanto preserva in sé l’originario scopo della filosofia che è l’amore per il sapere.

La riflessione filosofica è una ricerca sempre aperta, della quale è difficile identificare con certezza l’inizio e la fine. Indubbiamente oggi in un mondo in rapidissima trasformazione, di fronte ad un’evidente crisi delle cosiddette ideologie e dei sistemi filosofici ed estetici che avevano caratterizzato il passato, chi ama il pensiero filosofico non può esimersi dal mettersi costantemente in gioco, esplorando ambiti talvolta trascurati o addirittura del tutto nuovi. Nel caso dell’estetica musicale, i grandi cambiamenti avvenuti nel secolo scorso nel linguaggio della musica e della sua funzione nella società hanno sollecitato pensatori, critici e musicisti ad approfondire la riflessione sulla musica, o come dicono alcuni per la nuova musica, facendo intervenire anche numerose altre discipline umanistiche e scientifiche, come la storia, la linguistica, la sociologia, la psicologia, la fisica, in supporto alle precedenti già coinvolte come la matematica, l’acustica, la letteratura, l’antropologia e, da sempre, la filosofia. Molta della musica del secolo scorso ha riproposto alla critica riflessioni sulla fruizione musicale, sui nuovi linguaggi, i temi, gli strumenti, riscrivendo i rapporti fra musica e persona, fra musicista e strumento, fra esecutore e pubblico. Di più, è cambiato proprio il modo di intendere la musica, il suo significato spirituale e sociale, la sua utilità nel mondo e, in certi caso, persino la sua stessa identità. Una vera e propria rivoluzione musicale, perché a tutti gli effetti i paradigmi della conoscenza e dell’interpretazione della musica sono stati sconvolti; mentre da un lato la resistenza della tradizione classica è riuscita a custodire il proprio patrimonio, dando in prestito le proprie qualità senza subire contaminazioni o ingerenze eccessive, la musica moderna e le avanguardie musicali si sono viste incalzare da una evoluzione disomogenea e rapidissima, imprevedibile per quanto variopinta, che ha dato luogo a nuovi schemi ermeneutici e a stili mai concepiti prima, il tutto in grande quantità e in brevissimo tempo. Una trasformazione che rispecchia fedelmente il pensiero del mondo post-moderno, nella sua fluidità tecno-centrica e nello smarrimento delle identità e delle idee.

 


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Editoriale

 

A chi appartiene il domani?

di Adriano Tilgher

Io non so se questa pandemia sia vera o inventata, non so se sia stata creata in laboratorio o trasferita dai pipistrelli, non so dove inizi la verità e dove la menzogna (che i più schiavi di tutti chiamano “fake news”), ma soprattutto non so dove andremo a finire. Sicuramente so che di questo Covid 19 pochi sanno qualcosa che viene spesso trasformata e imbrogliata da chi, al servizio di interessi terzi, ha inteso approfittarne per incutere terrore nella gente affinché tutti accettassero di non vivere per evitare di morire.

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La Spina nel Fianco

 

No Vax no Dux

30 maggio 1431 Giovanna d'Arco morì arsa viva dopo un processo per eresia. 14 maggio 2020 la deputata del gruppo misto Sara Cunial, eletta con il movimento 5 stelle, ed espulsa ad aprile 2019 ha tenuto un discorso alla Camera, in cui ha criticato il governo per la gestione dell’emergenza coronavirus. Nella lettura del discorso, tenuto con voce tremolante ma di forte impatto emotivo, ha sferrato un attacco diretto al Presidente del Consiglio Conte, al Presidente della Repubblica, a Big Pharma a Bil Gates e a tutto ciò che gira intorno a varie teorie, considerate di controllo da alcuni, e di complotto da altri.

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